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QUANDO LA MUSICA CAMBIO'. COLLOQUIO CON GIOVANNA MARINI 26/10/03

Gli incontri, i luoghi, le sfide di una principessa della musica italiana. Con una rivincita che la porta ad incontrare il grande pubblico

Anna Maria Giordano

Domenica 26 Ottobre 2003

Sono passati 40 anni da quella sera del febbraio 1963 alla Casa della Cultura di Milano, quando per lei comincio’ una nuova vita. E la musica cambio’. Eppure non sembra sia passato tutto questo tempo a sentire la freschezza della sua voce e dei suoi racconti. Forse perche’ la storia di Giovanna Marini e’ ancora tutta da scoprire. “Li’ cominciai a cantare un po’ i falsi canti popolari che andavo inventando e un po’ i veri”, confessa la lunga e affilata signora che ha dominato le classifiche la stagione scorsa.
Ma di sere che l’avrebbero segnata per sempre, ce n’era stata un’altra. L’11 febbraio del ’60, a casa di Adele Cambria, a Roma, quando il suo mestiere era suonare nelle feste chic. Uno sconosciuto le aveva nominato per la prima volta il Nuovo Canzoniere, e quell’incontro con Pier Paolo Pasolini ne fara’ in un attimo la musicista che percorrera’ tutta l’Italia per scoprire quella misteriosa “tradizione orale”. Per ricostruire la ricca storia della sua musica popolare.
“Sono rimasta affascinata da quella musica e ho cercato di scriverne di simile. Ma c’erano differenze incolmabili e dovevo studiare per capire. Nel 1968 ho cominciato ad andare in giro. Sono andata nel Salento e li’ sono rimasta per 2 o 3 anni: San Donato, Lecce, Sternatìa, Calimera. E sono andata in Calabria, in Sardegna, a Castelsardo, a Orgosolo. Trascrivendo i pezzi mi son detta: ma questa e’ un’altra cultura, ha altri stili, e ho scoperto che quelle che sembravano anomalie erano regole, stilemi precisi.”
A meta’ degli anni ’70 Giovanna Marini trova un posto dove depositare il suo prezioso raccolto: la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, a Roma.
“Testaccio e’ una scuola nata dietro un imput molto preciso. All’epoca direttore del conservatorio di Roma era Renato Fasano, uomo aperto, intelligente, che senti’ il bisogno di aprire anche al jazz e scelse Giorgio Gaslini perche’ tenesse il primo corso. Santa Cecilia fu invasa da jazzisti un po’ incongrui in un conservatorio di quell’epoca: coi capelli lunghi, trasandati e che facevano un frastuono del diavolo. Misero in allarme tutto il corpo insegnante, vecchiotto e tradizionalista. Mi ricordo che c’era Diego Carpitella che insegnava italiano ai cantanti e si divertiva moltissimo con quest’avventura del jazz ma mi diceva: "Guarda che dura poco" . E infatti gia’ al primo scrutinio si vide che non c’era compatibilita’. I musicisti che arrivavano li’ erano gia’ grandi e non potevano certo stare ai tempi e all’organizzazione del conservatorio. Era un clan di bravissimi che fu espulso come una tossina e che con quella spinta ando’ ad occupare una delle case abbandonate di Testaccio in cui abitavano i lavoratori del vecchio mattatoio ormai in disarmo. Comincio’ cosi’ una gloriosa occupazione. Arrivarono molti giovani, difendemmo i locali dagli zingari e alla fine si insedio’ la scuola con le prime aule.”
Ma tutto il suo patrimonio, pur inestimabile, in Italia non riesce a passare i confini di Testaccio e delle poche scene alternative. Oltralpe invece diventa una star. In Svizzera e’ una specie di vedette radiofonica, in Francia e’ oggetto di culto, nelle FNAC si trova tutta la sua discografia. Si e’ trattato di un caso o di boicottaggio?
“Sicuramente in RAI non e’ che mi ci hanno tanto voluto – racconta ridendo - Una sola volta, dovevamo fare Turno C, una trasmissione sugli operai promossa dai sindacati che avevano voluto che le musiche le facessi io. Si son presi la canzone proposta per sigla, le mie idee per l’arrangiamento e poi hanno fatto senza di me. Ma i teatri no, non direi che mi hanno boicottato. Io mi sono scelta una strada scomoda, quella delle edizioni Bella Ciao, ma per me era l’unica perche’ li’ stavano i miei amici. Ero troppo timida per andare ad affrontare una RCA e poi per noi c’era un imperativo ideale: le edizioni sono nostre. Non abbiamo fatto i soldi con quei dischi ma a me piaceva quell’entusiasmo li’, quella generosita’. In Francia invece i teatri ci sono, un circuito per cui se tu piaci giri. In Italia il mio unico circuito sono state le feste dell’Unita’.”
E qualche mese fa arriva finalmente la sorpresa della rivalsa. Le folle insperate dei concerti di De Gregori, un disco che fa centro, la televisione di sabato sera in prima serata.
“Il disco con De Gregori mi e’ sembrato quasi un risarcimento –dice serena- come se la gente avesse detto: ecco, meno male, questa qua che abbiamo sentito sempre in condizioni cosi’ precarie sui camion e sotto i tendoni e che in fondo sapeva suonare, ce l’ha fatta.” Ma questo in fondo era gia’ il suo pubblico. E tutti gli altri? “Il grande gesto di Francesco di propormi con se’ mi ha fatto conoscere alla sua gente che e’ stata capace di amare anche le cose mie”.
E il suo ultimo disco Buongiorno e buonasera ? Come sta andando dopo la formidabile ribalta del Fischio del vapore ? Non nasconde la soddisfazione Giovanna Marini. Il giusto premio per chi si sta prendendo qualche piccola rivincita.
“Per me va benissimo, e’ stato pure in classifica per le prime settimane. Piace molto e tanta gente si commuove perche’ e’ un disco che porta 45 anni di storia, perche’ a forza di raccontare quello che mi accadeva racconto quello che accadeva a tutti. Son 45 anni di fatti e scuote perche’ si ha la sensazione di quanto si e’ perso. Si ha meno la sensazione di quanto si e’ guadagnato, anche perche’ forse e’ poco, ma si e’ vissuto. Una vita piena.”






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