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Autorizzati nuovi contratti di armi per un importo di 2,2 miliardi di euro: + 62% rispetto al 2005. Lo dice la relazione governativa presentata in questi giorni al Parlamento

Luciano Bertozzi

Giovedi' 12 Aprile 2007

Il 2006 è stato un anno record per le vendite di armi italiane.Il Governo ha autorizzato nuovi contratti di armi per un importo di 2,2 miliardi di euro (+ 62% rispetto al 2005), trainati dalla commessa di elicotteri Agusta alla Casa Bianca. Le armi consegnate hanno raggiunto il valore di 970 milioni di euro, +13% rispetto agli 830 milioni nell’anno precedente.. A questi notevolissimi importi sono poi da aggiungere le esportazioni di materiali militari relativi a coproduzioni internazionali, nel 2006 pari a 730 milioni di euro, (+245 rispetto al 2005) .
Tutti questi dati e molti altri ancora sono contenuti nella relazione governativa presentata in questi giorni al Parlamento, in attuazione della legge 185 che disciplina il commercio di armi da guerra.
“Preoccupa l’impennata del 2006, il record degli ultimi venti anni, così ha commentato la relazione la Rete Italiana Disarmo, composta da un cartello di associazioni
La lista dei Paesi clienti per i nuovi contratti vede nell’ordine: USA al primo posto con 350 milioni, Emirati Arabi Uniti con 338 milioni; Polonia con 228; Regno Unito con 159; Austria con 153, Germania con 114, Bulgaria con 92; Oman con 79; Lituania con 76 e Nigeria e Corea del sud con 74. Con importi minori India 27 milioni; Pakistan 23 milioni;Turchia con 18 milioni, Libia con 15;Egitto 4; Cina 1,7;Taiwan ed Israele 1 Le esportazioni indirizzate verso i Paesi membri dell’Unione Europea o della NAT0 hanno costituito circa i 2/3 del totale.
La lista dei Paesi clienti non tranquillizza la Rete Disarmo , infatti nonostante i divieti della citata legge 185 che impedisce le vendite ai paesi in guerra o retti da regimi liberticidi ci sono alcuni Paesi belligeranti (ad es. USA, Regno Unito, Israele), la Turchia ripetutamente condannata dal Consiglio d’Europa per le violazioni dei diritti umani, la Nigeria cui il nostro Paese ha rimesso parte del debito estero;. India e Pakistan in stato di tensione e potenze nucleari.,mentre l’Iran è sottoposto a sanzioni ONU in quanto accusato di realizzare un programma nucleare militare India e Pakistan che l’atomica la posseggono da tempo sono fra i principali clienti dell’industria militare italiana.
Le principali imprese esportatrici sono quelle del gruppo Finmeccanica che vede sette delle sue società fra le prime dieci. Al primo posto Agusta con 811 milioni, seguono poi Oto Melara, Avio, Lital Selex, Alenia Aermacchi, Alcatel Alenia, Iveco (FIAT) e Galileo Avionica.
Il Governo nella relazione ha affrontato anche la questione della riconversione produttiva dal settore militare al civile, uno degli aspetti più qualificanti della 185. Secondo l’Esecutivo “L’esperienza ha dimostrato, si legge nella Relazione, la non convenienza ad avviare processi di riconversione”. “Questa impennata dell’export affiancata alla manifestata volontà del governo di non tenere in considerazione l’ipotesi della riconversione dell’industria bellica prevista dalla legge perché non conveniente – afferma Paolicelli dell’Associazione Obiettori Nonviolenti- delineano una linea dell’esecutivo preoccupante, in palese contrasto con il programma presentato agli elettori”.
Appare evidente il conflitto di interessi. da un lato l’Esecutivo tramite il Ministero dell’Economia è azionista di riferimento di Finmeccanica e di cui percepisce rilevanti utili (nel 2006 la società ha registrato circa un miliardo di attivo) mentre dall’altro lato dovrebbe esigere il puntuale rispetto della legge.




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