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VOGLIA DI VERITA', INTERVISTA AL DIRETTORE DI PAJHWOK 11/4/07

Parla Danish Karokhel (nella foto) a capo di una neonata agenzia afgana di notizie

Emanuele Giordana

Mercoledi' 11 Aprile 2007

Prove che non ci sono. Ambiguita’ del governo afgano e poca chiarezza su una vicenda gestita in prima persona dall’Italia. La certezza poi che Karzai non intenda piu’ trattare altri scambi in futuro. Un senso forte di difficolta’. Si riassume cosi’, in alcuni punti fermi, l’intervista che ci rilascia, nella sede di Pajhwok, il suo direttore Danish Karokhel, a capo di una piccola ma combattiva agenzia di stampa nazionale e il cui volto appare spesso, per dare notizie o commentare fatti, alla televisione afgana. La figura sottile, una barba curata che incornicia un volto affilato, le parole equilibrate e attente. Ci riceve nella sede che l’agenzia ha aperto a Shar-e naw, non molto lontano dall’ospedale di Emergency, l’organizzazione umanitaria italiana che, secondo i servizi afgani, umanitaria non e’. Anzi, sarebbe addirittura fiancheggiarice dei terroristi e, ancora, persino di Al Qaeda, un timbro che, in questo paese, equivale non solo a una condanna senza appello ma addirittura a una minaccia.
“Non so – dice - se le valutazioni dell’intelligence siano corrette o meno. Non so dire se le accuse sono valide o no. Dicono che hanno prove della colpevolezza di Hanefi ma noi non ne abbiamo viste, non ce ne sono state fornite”.
Le accuse fatte domeica dai servizi e reiterate in un’intervista al Corriere e alla Rai sono molto gravi: dicono che non solo Hanefi e’ un terrorista ma che anche Emergency lo e’
Noi siamo a conoscenza di una sola versione, quella fornita dal Direttivo nazionale di sicurezza. Non solo dunque non abbiamo visto prove ma non abbiamo potuto sentire l’altra parte e cioe’ Hanefi stesso. Nessuno lo puo’ incontrare, non si sa dov’e’, non si sa quali siano esattamente le accuse, ne’ quando sara’ processato. Voglio dire che, senza prove, quella dei servizi e’ semplicemnte un’affermazione
Cosa chiedete al governo?
Chiarezza. Quale fu l’accordo e quale il ruolo del nostro governo per liberare Ajmal? Crediamo che in realta’ tutto sia stato in mano degli italiani e che Kabul non abbia preteso le garanzie che sempre si devono esigere in questi casi
C’e’ chi dice che ci siano due linee: quella di Karzai e quella dei servizi, segno di uno scontro interno...
Difficile dirlo a parte le divergenze che sono state note sin da subito rispetto allo scambio dei prigionieri: il ministro degli esteri ad esempio aveva una posizione chiaramente contraria. Quel che non e’ chiaro e’ chi guido’ l’intera vicenda e chi fece la mediazione dall’inizio. Per quel che ne sappiamo la cosa era solo in mani italiane. Comunque, come sapete, una volta avvenuto lo scambio ci sono state forti reazioni della comunita’ internazionale, a cominciare da Stati Uniti e Gran Bretagna. Il passato del resto lo spiega...
Ossia?
L’anno scorso talebani ed esercito regolare organizzarono uno scambio di prigionieri. Arrivarono i bombardieri americani e colpirono da una parte e dall’altra ucciendo tre uomini di qui e tre di la’...
Torniamo alla vicenda di Ajmal
La domanda che ci facciamo e’ se ci furono adeguate garanzie per il nostro collega. Gia’ durante la trattiva ci fu la sensazione che per Ajmal le garanzie non ci fossero o non fossero sufficienti. A questo punto e’ lo stesso presidente che deve rispondere
Un presidente che cammina su un terreno minato...
E’ in una situazione complessa e in momento difficile con altri ostaggi in mano ai talebani: due francesi, i loro collaboratori locali e un’equipe di medici afgani. Ma adesso Karzai non puo’ cedere, sarebbe un disastro. Se negoziasse avrebbe tutti contro. Immaginate se iniziasse a trattare uno scambio per i francesi! Ma anche con gli afgani sarebbe uguale. Si alzerebbe qualcuno a dire: negozi per i pashtun ma non lo fai per i tagichi...
E dunque?
E dunque questo non vuol dire che non ci sia il mezzo di fare una trattativa. Ci sono molti modi per negoziare...ma uno scambio, no. Uno scambio non e’ piu’ possibile
Cosa pensi dell’idea che Ramatullah Hanefi possa diventare il capo espriatorio dell’intera vicenda? L’agnello sacrificale che mette a posto tutto, salvando Karzai e indirizzando le colpe solo verso di lui
E’ un’ipotesi che ha senso. Ma quel che piu’ pesa e’ il buio che lo circonda. Dov’e’, qual’e’ la sua versione dei fatti? Non ha nemmeno un avvocato. Da queste parti, se sei ospite dei servizi, non si usa

Uscita su il manifesto



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