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Aria di cambiamento per la cooperazione allo sviluppo, dopo l’approvazione del disegno di legge che dovrebbe riformare il settore. Ieri infatti il Consiglio dei ministri ha dato l’ok definitivo al disegno di legge delega che vuole mandare in pensione una volta per tutte la legge 49, che dopo trent’anni di attività è a detta di tutti ormai obsoleta.

Tiziana Guerrisi

Venerdi' 6 Aprile 2007
Aria di cambiamento per la cooperazione allo sviluppo, dopo l’approvazione del disegno di legge che dovrebbe riformare il settore. Ieri infatti il Consiglio dei ministri ha dato l’ok definitivo al disegno di legge delega che vuole mandare in pensione una volta per tutte la legge 49, che dopo trent’anni di attività è a detta di tutti ormai obsoleta. Molte le novità rispetto alla vecchia normativa. A partire dalla creazione di un’agenzia ad hoc che gestisca in modo sistematico le risorse del settore, un modo per snellire i labirinti burocratici che rallentano l’approvazione e l’attuazione dei progetti. Ma insieme anche la valorizzazione di tutte le nuove forme di cooperazione nate negli ultimi decenni - come lo sviluppo degli interventi “decentrati” – e la distinzione netta e definitiva fra cooperazione e interventi militari, sia a livello di bilancio che operativo.
Punti che vedono d’accordo, almeno sulle linee guida, governo e società civile. Felice il vice-ministro agli esteri, Patrizia Sentinelli, che dall’inizio del suo mandato ha indicato la riforma della 49 fra le priorità del suo intervento. “E’ un passo concreto e decisivo per il rilancio della nostra cooperazione, così come indicato nel programma dell’Unione” spiega la Sentinelli “grazie anche al contributo dei rappresentanti della società civile e delle istituzione delle autonomie territoriali”. Una soddisfazione che si respira anche nel mondo delle associazioni. “E’ un segnale positivo, indice della volontà del governo di mettere mano rapidamente alla Legge 49” ha fatto sapere Sergio Marelli, presidente delle Ong Italiane “ ridando testa, fiato e gambe alla cooperazione italiana”. La speranza poi è che la società civile trovi un ruolo attivo nelle discussioni dei prossimi mesi: “Vogliamo poter contribuire al processo di riforma e avere la garanzia che nella nuova legge si tenga conto delle proposte della società civile”. Un coro che trova d’accordo anche il CINI (Coordinamento Italiano Network Internazionali) che raggruppa realtà come ActionAid International, AMREF, Save the Children, Terre des Hommes, VIS e WWF. Segnali positivi che non nascondono una certa cautela. Il percorso sembra lungo e tutt’altro che in discesa: il testo del disegno di legge, infatti, è abbastanza schematico e, oltre le linee guida, lascia ampio margine di manovra al parlamento. Anche per questo alla soddisfazione è seguita la richiesta da parte di molti perché le istituzioni si muovano in fretta e facciano lavoro di squadra con la società civile. “Sappiamo che il testo uscito dal Consiglio dei ministri deve essere migliorato” spiega Raffaele Salinari, portavoce del CINI, “ma abbiamo fiducia che il parlamento, come fatto dal governo in questo mesi, voglia aprire la discussione alle associazioni. Negli ultimi vent’anni il mondo della cooperazione è molto cambiato, è cresciuto il numero degli operatori e l’intero sistema si è diversificato. Anche per questo è necessario avviare una consultazione il più ampia possibile”.
Dopo mesi di alti e bassi, come dimostrano le polemiche degli ultimi giorni sui dati Ocse che vedono l’Italia negli ultimi posti come Pil destinato all’aiuto pubblico allo sviluppo, nel mondo della cooperazione torna un po’di sereno e il governo Prodi porta a casa un risultato in linea con gli impegni della campagna elettorale. Ora la parola passa al parlamento, ultima tappa di un percorso che oltre al doppio lasciapassare del governo ha raccolto anche il favore della Conferenza Stato-Regioni. I tempi tecnici parlano di 24 mesi per discutere le proposte del Montecitorio, ma associazioni e ong sperano quanto prima che le camere del parlamento chiedano di sentire anche il loro parere.

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