Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

A TRIESTE DIVISI DA UNA DATA, 1 MAGGIO O 12 GIUGNO?

21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

AL VIA IL "SISTEMA PAESE IN MOVIMENTO" 17/11/13

LA GRANDE MUTAZIONE. AL VIA IL QUINTO SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE 31/10/13

ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

AMNESTY: DIRITTI AL CENTRO DEL DIBATTITO PARLAMENTARE, MA TRA VECCHI VIZI E TABÙ 27/9/13

MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

ROMA, MEDICI SPECIALIZZANDI IN PIAZZA 03/04/07

Erano centinaia ieri i giovani camici bianchi in protesta davanti a Montecitorio. Per chiedere l'approvazione del loro nuovo contratto e la pubblicazione del bando annuale per i neolaureati che devono entrare nelle Scuole di specialità

Irene Panozzo

Martedi' 3 Aprile 2007
“Rimpiangiamo le paghette”, scrivono i pediatri. “Ci rode il fegato”, protestano gli epatologi. “Non siamo in vena”, avvertono i chirurghi vascolari. Con questi e altri cartelloni i medici specializzandi di tutta Italia hanno manifestato ieri mattina davanti a Montecitorio. Frasi diverse per una conclusione sempre uguale: “bando e contratto subito”. È questa la richiesta avanzata a gran voce, tra cori e arringhe al megafono: gli specializzandi italiani vogliono che il governo si impegni a presentare lo schema tipo del loro nuovo contratto e a pubblicare il bando di concorso annuale per i neolaureati che quest’anno devono entrare nelle scuole di specialità.
Questa volta i giovani camici bianchi hanno deciso di dare battaglia. Optando per tre giorni di astensione dal lavoro, dal 2 al 4 aprile, con tanto di manifestazione nazionale e di incontro con il sottosegretario all’università e alla ricerca Luciano Modica. Il nodo della questione è presto detto: da otto anni si attende che la legge del 1999 che riorganizzava il sistema di formazione specialistica dei medici sia completamente attuata. Nell’autunno scorso il primo passo, con il finanziamento della riforma inserito nella Finanziaria 2006. Ma neanche questo basta, c’è ancora bisogno dei decreti attuativi e di un contratto tipo, che però tardano ad arrivare.
Nel limbo creato dai ritardi burocratici il caos prende il sopravvento. Le direzioni delle Scuole non sanno più come comportarsi e cosa dire ai propri iscritti. E nemmeno a quei neolaureati che aspettano il bando annuale per poter iniziare la seconda fase della loro formazione medica. Una fase obbligatoria, che dura in media cinque anni, durante i quali gli specializzandi si trovano a lavorare anche dodici ore al giorno colmando spesso i buchi degli organici ospedalieri, senza tutele in caso di malattia o maternità. Tre giorni di sciopero, quindi, rischiano di mettere seriamente in difficoltà i dirigenti dei reparti, che in molti casi hanno cercato di impedire l’adesione alla protesta con toni vagamente minatori.
Ieri in piazza però erano davvero in tanti, da tutta Italia, con i loro camici bianchi e tanta rabbia. E con la consapevolezza che la loro protesta, forte anche della solidarietà dei sindacati, può smuovere un po’ le cose. È già successo con lo sciopero precedente, il 2 marzo: neanche una settimana dopo è arrivata la firma di Prodi al primo decreto attuativo. Questa volta è stato il sottosegretario Modica a impegnarsi a nome del governo, assicurando che la Conferenza Stato-Regioni ha “espresso un impegno ad approvare definitivamente la bozza di contratto degli specializzandi nella prossima seduta del 19 aprile”.
Solite promesse o qualcosa di più concreto? “Noi continuiamo lo sciopero”, dice a il manifesto Riccardo Casadei, vicepresidente di Federspecializzandi, “e aspettiamo di vedere se questa volta le promesse saranno mantenute. Dopo il 19 aprile decideremo il da farsi”. Con la determinazione di andare fino in fondo perché “più diritti per noi significano più sanità per tutti”.

L'articolo è uscito oggi anche su il manifesto



Powered by Amisnet.org