Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


GLI ISLAMISTI BLOCCANO ISLAMABAD

Occhio per occhio, stupro per stupro

Edhi, il benefattore privato con un occhio alla cosa pubblica

PUGNO DI FERRO DOPO LAHORE

PAKISTAN, STRAGE A PASQUA

NUOVA STRAGE A SCUOLA IN PAKISTAN

IL GRANDE GIOCO IN PAKISTAN

LA GUERRA INFINITA DI PAKISTAN E AFGHANISTAN

Seymour Hersh e la morte di bin Laden

Giustizia per Malala ma non per tutti

L'"ERRORE" CHE HA UCCISO GIOVANNI LO PORTO

PESHAWAR, IL GIORNO DOPO

PESHAWAR, CRONACA DI UN MASSACRO

STRAGE DI WAGAH, NUOVI GRUPPI VECCHIE STRATEGIE 3/11/14

DOMENICA DI SANGUE A KARACHI 10/6/14

PAKISTAN, GUERRA SULLA FRONTIERA 22/3/07

In Waziristan (a sinistra una vecchia mappa dell'agenzia tribale) è caccia all'uzbeco. Dopo tre giorni di incidenti interviene l'esercito a dar man forte alle milizie locali contro gli "stranieri". Oltre un centinaio i morti finora

Emanuele Giordana

Giovedi' 22 Marzo 2007

Oltre un centinaio di morti. Questo l'incerto bilancio di una battaglia che infuria da lunedi nelle aree tribali pachistane, la cosiddetta tribal belt (cintura tribale) composta da sette “agenzie” largamente indipendenti che costituiscono una sorta di stato continguo alla Provincia della Frontiera del NordOvest pachistano. Gli incidenti sono iniziati lunedi scorso quando mullah Nazir, un leader religioso locale del Waziristan, cui in passato il leader talebano Omar aveva affidato la direzione di diversi gruppi talebani locali, ha cercato di imporre a diverse centinaia di “rifugiati” politici uzbechi di lasciare il paese. La mossa sarebbe l'effetto, seppur tardivo, delle direttive concordate dalla tregua negoziata tra leader locali, talebani e autorità pachistane nell'autunno del 2006. Ma gli uzbechi, guidati da Tahir Iouldachev, dirigente del Movimento islamico uzbeco (Miu) e condannato a morte dal suo paese, avrebbero risposto picche. Ne sarebbe così nato uno scontro armato che, ieri, ha visto anche l'esercito pachistano dare manforte ai residenti con colpi di obici sulle postazione uzbeche. Una guerra nella guerra, se si considera che la trattativa per cacciare dal Pakistan gli stranieri e tutti gli epigoni di Al Qaeda – ceceni, arabi, uiguri – è uno degli effetti del conflitto in Afghanistan, in una miscela sempre sempre più esplosiva e che sta facendo ormai scomparire la più porosa e contestata frontiera del mondo: la Durand Line, il confine disegnato dai britannici nell'Ottocento e adesso linea di demarcazione tra Pakistan e Afghanistan. Mai digerita da Kabul, foriera da sempre di tensioni con Islamabad e oggi sotto la lente di Washington, perché considerata il filtro a maglia larga da cui passa l'insurrezione talebana, i cui santuari si trovano appunto nella tribal belt pachistana.
Vicenda complessa che sembra però suggerire alcune cose. La prima è che, evidentemente, il negoziato tra Islamabad e i ribelli della provincia della frontiera, ha funzionato. Ci si è arrivati dopo che l'esercito pachistano, inviato per far pulizia nei santuari talebani, ha perso 700 soldati spingendo Musharraf a comprendere che, con con l'opzione militare, non sarebbe mai riuscito ad avere ragione del nuovo movimento sorto nelle agenzie tribali a partire dal 2001, quando i talebani fuggirono da Kabul. Cosa abbia poi spinto Nazir ad agire (se o meno con l'assenso di Omar, se o meno sotto la spinta dei capi tribali locali, questo resta ancora una nebulosa).
Il secondo elemento è che la battaglia che infuria nel Waziristan, segnatamente nella zona compresa tra i villaggi di Azam Warsak e Kalusha, dimostra comunque che nel movimento neo talebano, una galassia composta da molte anime, si sta delineando una spaccatura. Se gli uzbechi del Mui siano o meno i rappresentanti di Al Qaeda, gli epigoni di quella rete o più semplicemente, come appare più credibile, una comunità di rifugiati che ormai si sentivano al sicuro nella tribal belt, resta difficile da determinare. Il fatto è che improvvisamente, dall'essere i nuovi sodali della nebulosa neo talebana, diventano nemici. Questa guerra locale indica dunque che qualcosa si muove in quello che è tutt'altro che un monolite.
In realtà la presenza degli stranieri, e probabilmente dei talebani afgani, è vissuta nelle aree tribali in maniera controversa. Un'ospitalità dovuta ai fratelli della Umma ma che i pashtun pachistani, affini ai pashtun afgani per lingua e costumi ma assai poco agli uzbechi, forse non sopportano più, visto che è stata foriera di molti guai. Resta da vedere come maturerà l'atteggiamento verso i talebani afgani. Da una parte appaiono a molti pathan (così vengono chiamati i pashtun pachistani) i difensori di un'identità pashtun che va oltre una frontiera mai digerita, dall'altra potrebbero essere anche sempre più percepiti come una presenza ingombrante. Foriera di altrettanti guai. Non va infatti dimenticato che le aree tribali hanno milizie proprie. Al momento sembra che i talebani “afgani” l'abbiano vinta. Sembra anzi che stiano talebanizzando le aree tribali. Ma è una scommessa non ancora vinta.
La partita che si gioca in Pakistan è in realtà l'altra faccia della guerra afgana. E il rischio che le aree tribali si talebanizzino, sconfiggendo, come in parte già accaduto, il vecchio potere laico dei malik (i dignitari tribali), è un pericolo per lo stesso Pakistan. Un paese in questo momento attraversato da una forte crisi istituzionale dopo che Musharraf ha destituito il capo della corte suprema, Chaudry, ritenuto troppo scomodo. Anche ieri, a Lahore e a Islamabad, ci sono state manifestazioni di protesta. Dove accanto agli avvocati, il simbolo della garanzia dei diritti, c'erano anche gli islamisti. A molti dei quali non dispiacerebbe la talebanizzazione dell'intero Pakistan.

Anche su il manifesto



Powered by Amisnet.org