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Tutta l'opposizione e non solo contro Musharraf. Dai laici agli islamisti (di cui cerca i voti)per la sospensione del capo della Corte suprema (nell'immagine). Incidenti a Islamabad con arresti, lacrimogeni e pallottole di gomme

Emanuele Giordana

Sabato 17 Marzo 2007


Botte da orbi e almeno 150 arresti, ma anche lacrimogeni e pallottole di gomma. E' la cronaca di una giornata tesa e violenta iniziata ieri mattina con l'arrivo di centinaia di manifestanti nei pressi della sede della Corte suprema di Islamabad, la capitale del Pakistan, dove si doveva tenere l'audizione, rinviata a settimana prossima, di Iftikhar Mohammad Chaudhry, presidente della Corte - sospeso dal presidente Musharraf una settimana fa - che adesso deve giudicare sulle accuse di abuso di potere che lo hanno portato agli arresti domiciliari (sembra ora revocati).
La violenta battaglia di Islamabad, che ha coinvolto parlamentari, cittadini e legali, è il segno evidente dell'imbarazzo del presidente-generale che, dopo aver sospeso Chaudhry, era stato investito da una valanga di critiche dilagate su giornali e tv alle quali, come hanno denunciato gli organi di stampa, il governo aveva tentato di imporre la mordacchia. Da giornali e tv la protesta è però ieri arrivata nelle piazze, attraversando l'intero paese - da Nord a Sud e da Est a Ovest - nelle città di Lahore, Karachi, Multan, Peshawar. La tensione resta alta mentre al coro delle critiche interne si va aggiungendo quello della comunità internazionale: gli Stati Uniti, che ritengono tra l'altro Musharraf colpevole di fare troppo poco nelle aree tribali pachistane dove albergano i neo talebani, alla Gran Bretagna, dove un collettivo di una settantina di avvocati (tra cui Cherie Booth Blair, moglie del premier) hanno denunciato un “trattamento umiliante” dell'alto magistrato e un grande “malessere” internazionale.
La vicenda che continua ad infiammare gli animi si deve alla decisione improvvisa di Musharraf di sospendere il capo della Corte suprema da un giorno all'altro con un'accusa, quella di abuso di autorità, che potrebbe costargli molto cara. Nel mirino del generale presidente ci sarebbe l'autonomia del magistrato più volte entrato in rotta di collisione con l'esecutivo: sia per la sua ostinazione nel cercare di vederci chiaro nelle “rendition” alla pachistana (imprigionamenti e desaparacidos legati alla guerra al terrore), sia per via dell'annullamento di una grossa operazione di privatizzazione che riguarda il primo gruppo siderurgico nel paese. Azioni che gli hanno messo contro una parte del Pakistan e, soprattutto, i servizi segreti che non amano si ficchi il naso nei loro affari. Ma c'è di più. Musharraf sta per affrontare le elezioni che si svolgeranno a fine anno e avrebbe la tentazione, anziché aspettare l'esito incerto delle politiche, di farsi riconfermare il mandato dal parlamento uscente dove controlla la maggioranza. Una mossa che non sarebbe certo piaciuta a Chaudhry. Ma la scelta di Musharraf ha finito per suscitare le ire anche della coalizione di partiti islamisti, la potente Muttahida Majlis-e-Amal, al potere (sino al 2006) in due province del paese: in quella del Belucistan (da cui la Mma è uscita dopo l'uccisione dell'indipendentista Bugti, al governo proprio col partito di riferimento del generale, la Lega musulmana (Pml Quaid-e-Azam). Se le proteste dell'opposizione laica erano scontate (il partito popolare della Bhutto e la fazione della Lega che fa capo all'ex premier Nawaz Sharif), quelle della Mma – scesa in piazza ieri coi suoi leader - sono il sintomo della tensione mai sopita tra gli islamisti, di cui Musharraf cerca i voti, e un presidente che si barcamena tra l'essere un fedele alleato occidentale e nel contempo il campione dell'identità pachistana.
La mossa contro il giudice della Corte suprema rischia così di isolare sempre di più il generale che, nella battaglia a fianco di Chaudhry, ha visto muoversi anche alcuni dei suoi alleati. Che ancora gli rimproverano, nonostante le molte promesse, di non aver mai smesso la divisa militare e di mantenere, assieme alla carica di presidente della repubblica, quella di capo delle forze armate. Una scelta che sicuramente non era andata giù nemmeno a Iftikhar Mohammad Chaudhry.
Salito al potere con un golpe incruento nel 1999, esautorando il premier civile Nawaz Sharif, Musharraf ha poi restaurato l'autorità del parlamento ma non ha mai lasciato la direzione dell'esercito come aveva promesso. Anche ieri infatti ha fatto affidamento sul vero potere del Pakistan, ostaggio sin dalla sua nascita delle divise kaki.



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