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Si è aperta ieri nella capitale del Mali la Conferenza Internazionale "Le donne protagoniste. Dialogo tra i Paesi dell'Africa Occidentale e la Cooperazione Italiana", alla presenza del viceministro degli esteri italiano Sentinelli. E con un intervento dolente di Aminata Traorè (nella foto, dal sito www.afrikara.com), la voce più influente dell'altermondialismo africano: "L'occidente ci vuole povere, umiliate, mutilate. Ma io credo che noi africane siamo donne forti".

Attilio Scarpellini

Sabato 3 Marzo 2007

Bamako - "In Africa e in particolare in Africa occidentale, donne potenti e silenziose che mantengono intere famiglie vengono ancora considerate dalla comunità intrenazionale e dai loro stessi governi vittime da assistere nonostante sia chiaro che rappresentano dei punti di forza ineludibili per la coopperazione". Sono le parole del viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli che hanno dato il là alla Conferenza Internazionale "Le donne protagoniste. Dialogo tra i Paesi dell'Africa Occidentale e la Cooperazione Italiana" che si è aperto oggi nella capitale del Mali, Bamako. Un tono a cui, dopo il saluto del Presidente della Repubblica maliana Amadou Amadani Toure, si è prontamente accordata l'altra grande protagonista della giornata, Aminata Traorè, la voce più influente (e più possente) dell'altermondialismo africano: "L'occidente ci vuole povere, umiliate, mutilate. Ma io credo che noi africane siamo donne forti." Con orgoglio la responsabile della cooperazione italiana ha rivendicato il ritorno dell'Italia a una poltica estera multilaterale in cui, dopo gli anni dell'offuscamento, il rapporto con l'Africa acquisisce una nuova centralità. "La conferenza di Bamako - ha detto la Sentinelli –si inserisce in un momento di particolare interesse per la cooperazione italiana che si è data l'impegno di agire con maggiore efficacia all'interno del contesto politico attuale" grazie a strumenti quali la cooperazione decentrata, ma anche grazie allo stesso "attivismo pacifista"“che ha dimostrato che anche nei Paesi sconvolti dalla guerra le donne possono rappresentare una speranza di pace”. Le donne che diventano presidenti, ministre, parlano di alternative, “parlano un’altra lingua – ha sottolineato Sentinelli chiudendo l’intervento -, quella della solidarietà, della pace rispetto a quella della guerra permanente”. La sfida che le donne lanciano a Bamako “è molto ambiziosa con i piedi per terra ma in testa un’utopia realizzabile: fare politica ricostruendo, all’interno della società, spazi di partecipazione a partire da noi”. Da parte sua, la Traorè ha lanciato una spietata quanto dolente invettiva contro la globalizzazione e le istituzioni economiche internazionali - Fmi e Banca Mondiale in testa, ma ce n'è anche per l'Unione Europea – ritenuti i principali agenti dell'impoverimento dell'Africa. E di volata nel suo veemente j'accuse contro l'ideologia neoliberista che proprio in Africa occidentale ha mostrato il suo fallimento, ha lanciato una stoccata anche alla Cina che con i suoi prodotti contraffatti e a basso costo "sta riducendo l'Africa in schiavitù".
Alla conferenza orgqnizzata dalla DGCS in collaboerazione con il Programma Alimentare mondiale delle Nazioni Unite, sono intervenute anche donne rappresentanti dei governi di 18 paesi della regione ed esponenti della società civile.



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