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VERSO UN TRATTATO PER IL BANDO ALLE CLUSTER? 23/2/07

Si conlude a Oslo la Conferenza internazionale contro uso e produzione delle micidiali bombe a grappolo

Em. Gio.

Venerdi' 23 Febbraio 2007

Se anche le bombe a grappolo o cluster, uno tra i più odiosi ordigni prodotti dall'uomo, faranno la fine delle mine antiuomo, per scomparire, in futuro, dalla faccia della terra, lo si capirà oggi a Oslo, giornata conclusiva dell'ennesimo passo per un trattato di interdizione globale. Grazie all'alto numero di bombette inesplose sganciate dalla “bomba madre” e che diventano di fatto mine antiuomo, le bombe cluster sono di fatto parenti strette degli ordigni anti persona. Esiste dunque più di un motivo per l'incontro che, fino a oggi pomeriggio, vede riunte ad Oslo, le delegazioni ufficiali di circa 40 paesi e una cinquantina di organizzazioni della società civile provenienti da tutto il mondo. L'obiettivo è un trattato che, entro il 2008, metta al bando le bombe a grappolo. Quello minimo è l'aggiunta di un protocollo al trattato già esistente sulle armi convenzionali (Ccw). A premere è la Coalizione internazionale per la messa al bando delle cluster, figlia legittima di quella contro le mine antipersona, rappresentata per il nostro paese, dalla Campagna italiana. Ma la corsa è in salita.
Tanto per cominciare i maggiori produttori-utilizzatori di mine e cluster (Cina, Usa, Russia, Israele, Pakistan e India), che già non firmarono il Trattato contro le mine, non sono nemmeno venute. Secondo, non tutti i paesi che dieci anni fa firmarono il Trattato di Ottawa, tra cui l'Italia, sono favorevoli a un nuovo trattato e optano per il protocollo aggiuntivo (anche se Roma è tra gli aperturisti). I capofila della battaglia per il bando globale sono Norvegia e Belgio, cui ieri si è aggiunta l'Austria che si è dichiarata per una moratoria su uso e trasferimento dei micidiali ordigni il cui impiego più recente data alla guerra di Israele in Libano.
Eppure, sostiene Thomas Nash, coordinatore della Cluster Munition Coalition, la coalizione internazionale che spinge per il trattato, è convinto che “gli stati non devono farsi sfuggire questa occasione, dieci anni dopo dopo la storica messa al mando delle mine antipersona. I governi riuniti nella Conferenza – aggiunge - devono impegnarsi in un nuovo processo internazionale per mettere fine agli inaccettabili danni causati dalle cluster”. “In questi ultimi cinque anni i percorsi diplomatici sono purtroppo falliti - aggiunge Giuseppe Schiavello della Campagna italiana – e ciò in cui speriamo adesso è che la spinta della società civile faccia ripartire il percorso”. Il consenso attorno ad una moratoria tuttavia è cresciuto nel corso di quest'anno: il Belgio è stato il primo paese a mettere al bando le cluster, seguito dalla Norvegia, primo paese a introdurre una moratoria. E la novità interessante è la presenza di paesi come la Gran Bretagna, nonostante Londra abbia gli arsenali pieni delle micidiali bombe. Intanto il senatore Francesco Martone, che ha presentato un disegno di legge per farlo, ricorda che “l'Italia l’Italia non ha ancora ratificato il V protocollo della Convenzione sull’uso d’armi convenzionali (Ccw) che riguarda gli ordigni inesplosi e la bonifica dei siti contaminati”. Adottato il 28 novembre 2003 in occasione della riunione degli Stati partecipanti alla Convenzione sulle armi classiche, parte dalla constatazione che dopo la cessazione dei conflitti armati i residuati bellici esplosivi causano gravi problemi umanitari. Quanto alle cluster, nel novembre scorso, è stato presentato alla stampa il disegno di legge firmato da 37 senatori e 120 deputati per la messa al bando delle bombe a grappolo in Italia. Il ddl modifica la legge 374/97 (per la messa al bando delle mine antipersona) e ne estende gli effetti alle munizioni cluster.



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