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ITALIA/USA LA LIAISON DENGEREUSE 22/2/07

Le relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti

Gianna Pontecorboli

Giovedi' 22 Febbraio 2007

New York - Sereno variabile. Anche se c’e’ un minacciosa nube che potrebbe scatenare all’improvviso una tempesta. Questo, secondo Charles Kupchan , lo stato delle relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti in questo momento. I rapporti tra l’America e i paesi europei, Kuophan li studia praticamente da sempre, da quando, nel 1993 , ha lasciato l’universita di Princeton per diventare il direttore della sezione dei paesi europei al National Security Council di Bill Clinton e ora, come professore di relazioni internazionali alla Georgetown University di Washington e come esperto del Council For Foreign Relations. Impegnato in questo momento a scrivere un libro su come conservare la pace transatlantica, il politologo non sembra preoccupato dei battibecchi di D’Alema con l’ambasciatore Spogli ne’ dei manifestanti di Vicenza. Piuttosto, a lasciarlo inquieto e’ un’altra storia. ‘’La questione veramente delicata nei rapporti tra la Casa Bianca e Roma e’ la questione della Cia.‘’, dice. ‘’ All’inizio’’, aggiunge poi’’, Bush era cauto su Prodi, soprattutto a causa dell’opposizione alla guerra in Irak e per paura di perdere uno degi suoi alleati piu’ preziosi nell’Unione Europea. Aveva paura che ci fosse una replica di quello che avvenne quando Zapatero sconfisse Aznar in Spagna. Ma poi la paura non si e’ materializzata e il governo Prodi, se e’ stato critico nei confronti della guerra, e’ stato anche attento a mantenere il suo supporto per la politica americana in generale. E l’aiuto italiano e’ stato fondamentale per aiutare Bush a uscire dai guai quando e’ scoppiata la guerra tra Israele e Hatzbollah. Questo e’ servito a convincere la Casa Bianca che il governo Prodi non e’ anti- americano e che ci si puo’ lavorare insieme’’. Non un idillio come quello tra Bush e Berlusconi, insomma, ma neppure un gelo come quello con la Spagna di Zapatero. La situazione, pero’, sarebbe anche migliore se non ci fosse quella ambigua grana del sequestro di Abu Omar e dell’incriminazione degli agenti della Cia. ‘’Penso che sia Bush che Prodi sarebbero ben contenti di arrivare a una conclusione rapida della vicenda’’,spiega Kupchan,’’ perche’ potrebbe veramente creare una tempesta di grosse dimensioni proprio mentre tutti e due i paesi stanno cercando di mantenere una buona relazione. Credo che la Casa Bianca abbia cercato, correttamente, di tenere un profilo basso sulla storia, anche perche’ non c’e’ molto che possa fare. Come non puo’ fare molto il governo italiano. Anche in futuro, d’altra parte, l ’amministrazione manterra’ probabilmente il suo punto, come ha sempre fatto, dira’ che non viola la legge, ma fra quello che deve fare per garantire la sicurezza’’.’’Il fatto,’’ continua lo studioso,’’ e’ che l’amministrazione Bush e’ un’amministrazione che ha un solo argomento, la sicurezza e la lotta al terrorismo. E la questione degli agenti della Cia tocca proprio questo argomento. Se si dovesse arrivare a una richiesta di estradizione e al rifiuto americano di concederla, il governo Prodi finirebbe per essere in una posizione difficile e la disputa finirebbe fatalmente per trasformarsi in una grossa crisi. Insomma, e’ una faccenda da gestire , da tutte e due le parti, con la massima delicatezza’’.
E la le lettera degli ambasciatori sull’Afganistan? E gia’ una storia finita? Lo studioso americano, in realta’, non la considera poi cosi’ importante. ‘’C’e’ sicuramente un po’ di frustrazione nell’amministrazione americana con molti degli alleati, ma non penso che sia rivolta specificatamente all’Italia’’, afferma Charles Kupchan,’’I membri della Nato che hanno imposto delle regole di ingaggio sono la maggioranza, la minoranza sono gli altri. Io penso che la lettera fosse solo uno dei passi per convincere gli alleati a impegnarsi di piu’ e a mandare piu’ truppe, come ha chiesto Bush nel suo discorso della settimana scorsa. Anche se e’ ovvio che l’Italia e’ un paese importante, ha un esercito consistente e capace, e premere sull’Italia ha piu’ senso che non premere sull’Estonia’’.
Per l’Afganistan, come per l’allargamento della base di Vicenza, la Casa Bianca sa d’altra parte molto bene di dover tenere in conto le differenze di opinioni all’interno del governo italiano. ‘’In complesso, come ho gia’ detto, le relazioni con il governo Prodi sono buone. Ma certamente, guardando oltre le dispute locali ’’ conferma lo studioso,’’ la Casa Bianca e’ preoccupata della debolezza di tanti governi europei. Non sono solo gli italiani ad avere poco spazio di manovra. Toni Blair e’ debolissimo, i francesi sono in una stato di paralisi, la Merkel se la cava bene in termini di popolarita’, ma non ha spazio a causa della grande coalizione. Cosi’ in un momento in cui l’America e’ nei guai in Irak e in Afganistan, i paesi europei non hanno ne’ la forza ne’ il capitale politico per fare molto per aiutarla. C’e’ una sorta di crudele ironia nella storia. Durante il primo mandato di Bush, il presidente aveva completamente ignorato l’Europa, convinto di poter mandare avanti la guerra da solo, aveva perfino cercato di dividerla. Con il secondo mandato, si e’ reso conto di averne un disperato bisogno, ma l’Europa non puo’ essere all’altezza. E poi, di sicuro, c’e’ la corrente di antiamericanismo che percorre tutta l’Europa. I rapporti tra le due sponde dell’Atlantico sono migliorati negli ultimi due anni, ma a livello di opinione pubblica e’ cambiato ben poco, la gente non se ne e’ accorta e non se ne accorgera’ finche’ durera’ la guerra in Irak’’.



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