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IL MAIALE CINESE NON INSULTA L'ISLAM 9/2/07

La Tv di stato non trasmetterà spot e slogan con immagini dei suini, in segno di rispetto verso la comunità dei 20 milioni di musulmani cinesi. Anche se il 18 febbraio iniziano i sontuosi festeggiamenti del capodanno lunare, con l'apertura dell'Anno del maiale

Fernando Amaral

Venerdi' 9 Febbraio 2007

Il maiale cinese sarà un po’ meno grasso. Proprio quello dell’Anno del maiale, che si apre il 18 febbraio, con le sontuose celebrazioni del capodanno lunare, la principale festività del Celeste impero. Sarà un maialino tanto magro da sparire dalla Tv di stato. Eppure l’Anno del maiale è un portatore di fortuna e abbondanza. Spiazzando tutti, la tv nazionale cinese ha annunciato che non saranno trasmesse immagini di maiali nei programmi e negli spot pubblicitari. E non si potrà nemmeno pronunciare slogan come “Buon anno del maiale!”, consueto nelle strade di Pechino. Il perché di questa inconsueta restrizione è presto svelato: il governo ha inteso esprimere un particolare segno di rispetto verso comunità musulmana residente in Cina, 20 milioni di credenti, residenti per la maggior parte nella provincia del Xinjiang, nell’estremo occidente centroasiatico della Cina. E’ una misura per disinnescare eventuali proteste. Pechino, insomma, non vuole rogne, in vista del capodanno. Nulla che possa turbare una nazione che ritrova speranza e ottimismo nelle prospettive di felicità offerte dalla benaugurante ricorrenza.
Il Partito comunista conferma così la linea di “carota e bastone” verso i musulmani cinesi. Alla repressione di ogni istinto ribelle si sono sempre associati gesti che esprimono assoluto rispetto. Dopo la persecuzione durante la Rivoluzione culturale (1966-1970), le autorità cinesi hanno introdotto infatti una serie di misure concilianti. Come, ad esempio, rendere disponibile il cibo halal su aerei, navi e treni, o imporlo alle mense delle fabbriche. I musulmani, poi, godono di due giorni di ferie in più per osservare le loro festività, e possono costruire nuove moschee. Il numero dei permessi per il pellegrinaggio alla Mecca è andato via via crescendo, ed è autorizzata la stampa e la diffusione di materiale religioso islamico al di fuori delle moschee. Nel 1989 è nata perfino l'Università islamica di Xi’an. Più di quanto viene concesso ai cristiani, cultori di una religione ancora considerata “importata”.
Sta di fatto che la prescrizione del governo cinese ha scombinato i piani di multinazionali come Coca-cola e Nestlè che avevano già calibrato la loro campagna pubblicitaria sui simboli del capodanno lunare. Con tanto di maialini di Walt disney o spot coi i grufolanti animali.
Soddisfatta, invece, la comunità musulmana. Ma Yunfu, vicepresidente della Associazione Islamica Cinese (riconosciuta dal governo) ha spiegato ai cinesi “han” (l’etnia maggioritaria) che per i suoi correligionari risulta intollerabile vedere o solo menzionare il maiale. Il provvedimento del governo è stato dunque una lieta sorpresa.
In tal modo Pechino vuole smentire, anche sul piano internazionale, la sua fama di governo oppressore di religioni. E quando un recente sondaggio dice che oggi i cinesi credenti in un dio sono oltre 300 milioni, l’élite politica cinese pensa che dovrà adeguarsi a questa nuova ondata di religiosità. Anche sacrificando qualche maiale.



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