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Parla Silvia Francescon, coordinatrice per l'Italia della Campagna del Millennio delle Nazioni Unite (a sinistra un'immagine della campagna con le penne di Staino e Altan)

Emanuele Giordana

Martedi' 23 Gennaio 2007


“Siamo francamente stupiti che nella legge delega di riforma della cooperazione non ci sia praticamente alcun accenno agli Obiettivi del Millennio, la “road map” della comunità internazionale per la lotta alla povertà”. Silvia Francescon è la coordinatrice per l'Italia della Campagna del Millennio delle Nazioni Unite, gli otto obiettivi che, tra sette anni la scadenza, dovrebbero trasformare in realtà le decisioni prese nel 2000, con la Dichiarazione del Millennio. All’epoca, 189 leader mondiali si impegnarono a eliminare la povertà, o almeno le sue forme più scandalose, attraverso appunto otto Obiettivi da raggiungere entro il 2015 : dimezzare la povertà estrema e la fame; raggiungere l’istruzione primaria universale, promuovere l’uguaglianza di genere, diminuire la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’Hiv/Aids, la malaria e le altre malattie, assicurare la sostenibilità ambientale, sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo. “Ma su quest'ultimo tema – aggiunge Francescon – vediamo pochi avanzamenti. L'Italia non è tra i paesi che redigono un bilancio dello stato dell'arte del punto 8, che riguarda gli impegni dei paesi ricchi”. Manca un segnale forte insomma, e da questo punto di vista la legge delega di riforma della Cooperazione, fatta propria il 12 dicembre dal consiglio dei ministri, pare alla rappresentante dell’Onu troppo avara

Nella legge c'è un riferimento alle Nazioni Unite nelle prime righe...

Si, ma resta un principio troppo vago perché non c'è alcun riferimento agli Obiettivi del Millennio, mentre sarebbe stato importante, e in linea tra l'altro col Programma dell'Unione, un segnale forte sull'impegno italiano, com’è per altri paesi europei. Francamente la cosa ci ha stupito

Gli altri paesi?

Ogni paese ha una strategia, il problema è che l'Italia non sta spiegando qual'è la sua. Nazioni come l'Olanda o la Svezia preparano dei rapporti che monitorano l'Obiettivo 8 che, a differenza degli altri che responsabilizzano i paesi in via di sviluppo, è incentrato sui doveri dei paesi ricchi. L'Italia non lo fa: è come se non sapessimo qual'è la strategia in termini quantitativi e qualitativi

Cominciamo dalla quantità

Questo è forse un difetto anche della legge. Non c'è alcun riferimento all'obiettivo dello 0,7% del Pil entro il 2015 o dello 0,51% entro il 2010...Ora noi sappiamo che l'Italia è nella situazione scandalosa di essere il fanalino di coda nell'Aps, l’aiuto pubblico allo sviluppo, ma il governo, pur se il programma dell'Unione era stato molto puntuale, non ha più dato indicazioni. Come ci arriveremo, quando?...

La qualità

La povertà non si vince solo coi soldi e devo dire che da questo punto di vista la legge delega fa un passo avanti molto importante. Mi riferisco all'aiuto legato quando si scrive che: “nelle attività di cooperazione allo sviluppo sia privilegiato l’impiego di beni e servizi prodotti nei paesi e nelle aree in cui si realizzano gli interventi”. Sarebbe forse stato opportuno anche un riferimento alla Convenzione di Parigi che fornisce indicatori quali l'armonizzazione delle procedure di erogazione dei fondi. C'è anche un altro punto positivo: il concetto di unitarietà. Anche se non è chiaro in che modo poi si farà questa coerenza delle politiche. Mi rendo conto che la legge è in itinere e sono certa che molte lacune saranno colmate

C'è stata una polemica sui fondi privati. C’è chi teme una “privatizzazione” dell”Aps

Nella legge delega c'è un forte riferimento ai fondi privati, ma non sta a noi dire se sia una scelta positiva o meno. La domanda vera riguarda la risposta ai cittadini italiani. Se i fondi sono pubblici, sulle scelte rispondono governo e parlamento. Se sono privati? E' un nodo che resta forse da sciogliere

Qualcuno trova la legge troppo “bilateralista”

Credo che si debba tener conto delle scelte del governo che sono evidentemente orientate in senso multilaterale. Non credo ci sia il rischio di un eccesso di cooperazione bilaterale. Naturalmente è importante indicare i mezzi, la quantità, la qualità, la coerenza degli interventi. Una strategia dunque nella quale, ci auguriamo, trovino un riferimento forte e puntuale gli Obiettivi del Millennio



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