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TOUR LATINO DI D'ALEMA, L'ITALIA RISCOPRE I CUGINI D'OLTREOCEANO 09/01/07

Cile, Brasile e Perù. Dopo decenni di oblio, la diplomazia italiana si ricorda dell'America latina. Il viaggio natalizio del ministro degli Esteri Massimo D'Alema (nella foto a sin, con il brasiliano Lula) fa sperare in un rilancio dei rapporti con una regione dalle forti potenzialità di sviluppo.

Gabriele Carchella

Martedi' 9 Gennaio 2007

L’America latina ritorna nell’agenda italiana. Il viaggio del ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha riaperto un canale che sembrava ormai dimenticato. L’Italia e i paesi latini assomigliavano infatti a due lontani parenti, sempre pronti a scambiarsi cartoline affettuose, ma senza un minuto libero per farsi visita. La tendenza ha raggiunto il suo culmine durante il governo Berlusconi: l’ex premier non ha mai messo piede in America latina in veste ufficiale. Unico evento di rilievo, la missione dell’allora ministro Gianfranco Fini in Brasile. Il governo Prodi ha subito dichiarato l’intenzione di rilanciare i rapporti con i cugini d’oltreoceano. E, senza dubbio, è stato facilitato anche dallo slittamento a sinistra del continente americano. Il viaggio natalizio di D’Alema, cominciato a Santiago del Cile il 26 dicembre e terminato il 6 gennaio, è il primo atto di quella che dovrebbe diventare la nuova “politica latina” dell’Italia. Il ministro degli Esteri ha incontrato tre leader della sinistra moderata, a lui affini per storia e tradizioni: Michelle Bachelet, Luiz Inácio da Silva e Alan García. Non può sfuggire la mancata visita nell’Argentina di Néstor Kirchner. Forse i tempi sono prematuri, viste le tensioni causate dai cosiddetti tango bond, i titoli del debito argentino. Molti italiani avevano investito nelle obbligazioni argentine i loro risparmi, per vederli poi risucchiati dal default del 2001. Il problema è ancora irrisolto. Così, la prima tappa del viaggio è stata il Cile. Qui D’Alema ha incontrato la presidente Micelle Bachelet per poi avere un colloquio privato con l’ex presidente Ricardo Lagos. D’Alema è stato il primo esponente di un governo straniero ricevuto nel palazzo della Moneda dopo la morte di Pinochet. Ed erano ben undici anni che un ministro degli Esteri italiano non si recava in Cile. “Certamente il Cile è una nazione che può dare un grande contributo”, ha detto D’Alema. “E’ una realtà forte, economicamente dinamica, aperta. E una classe dirigente che ha una visione molto ampia dei problemi internazionali”. La visita del ministro dovrebbe aprire la strada a quella di Prodi nella prossima primavera. Dal Cile al Brasile. Nella capitale della federazione brasiliana, D’Alema ha parlato col suo omologo Celso Amorim e col presidente Lula, al quale è legato da una vecchia amicizia. Il capo della Farnesina è stato l’unico rappresentante di un governo straniero ad assistere all’insediamento di Lula il 1 gennaio. Anche se lo ha fatto in forma privata. Secondo D’Alema, “c’é la necessità che l’Italia e il Brasile, e in generale l’Europa e l’America del Sud, collaborino per rafforzare un sistema di relazioni multilaterali nel campo del commercio, della difesa della pace”. Tra i due paesi non sono solo rose e fiori. L’Italia, così come l’Argentina, è contraria alla proposta di un nuovo seggio permanente per il Brasile nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma le buone relazioni tra Roma e Brasilia sono garantite da fattori culturali: circa 25 milioni di brasiliani hanno origine italiane, mentre i cittadini italiani residenti nel paese sono 310mila. Ed economici: il Brasile è il principale partner regionale dell’Italia, con un interscambio commerciale che raggiunge i cinque miliardi di dollari l’anno. Le opportunità di investimento potrebbero però essere sfruttate meglio. Il Consiglio italo-brasiliano si è riunito per la prima volta dalla sua creazione (1997) soltanto nel settembre dell’anno scorso, mentre è in preparazione anche in Brasile un viaggio del premier Prodi. La terza tappa di D’Alema è stata il Perù. Forse il paese più difficile dei tre, dove il socialista Alan García è tornato al potere dopo l’iperinflazione del suo primo governo negli anni Ottanta. García è un personaggio più discusso e meno amato rispetto alla Bachelet e a Lula, ma ha pur sempre sconfitto alle urne l’ex militare Ollanta Humala, evitando al paese un’incognita ancor più grande. A Lima, D’Alema ha firmato l’atto per la conversione del debito del Perù verso l’Italia per circa 70 milioni di dollari. I soldi andranno a finanziare progetti per ridurre la povertà nell’Amazzonia peruviana e nelle Ande del sud. Si tratta del più importante programma di conversione del debito dell’Italia in America latina, per il quale è stato creato il Fondo italo-peruviano (Fip). Lo scambio tra i due paesi è intenso: fino a ottobre 2006, l’Italia ha esportato in Perù per un valore di 585 milioni di dollari, mentre ha importato per 121 milioni. Era da molti anni che un ministro degli Esteri italiani non visitava il Perù. L’ultimo fu addirittura Emilio Colombo nel 1982. La tappa peruviana ha un valore duplice, perché a Lima si terrà nel 2008 il vertice tra l’Unione europea e l’America latina. Tra i temi sul tavolo ci saranno i sussidi all’agricoltura europea, ostacolo a più strette relazioni tra l’Ue e i mercati dell’America meridionale. Nel suo viaggio, D’Alema è stato accompagnato dal sottosegretario Donato Di Santo, che nei mesi scorsi ha preparato in una serie di missioni la visita del ministro. La rete intessuta da Di Santo è valsa all’Italia il primo invito al vertice Iberoamericano di Montevideo del novembre scorso. Il suo staff sta inoltre preparando un documento di strategia sull’azione italiana in America latina, annunciato per l’inizio di quest’anno. In altre parole, l’Italia ha ricominciato a guardare oltreoceano. La strada scelta dal governo è una cooperazione più stretta con Spagna e Portogallo in sede Ue, e una politica di non ingerenza. Lo dimostra la decisione di astenersi nelle votazioni tra Venezuela e Guatemala per il seggio nel Consiglio di sicurezza Onu. I due paesi hanno duellato per ben 47 scrutini, finendo poi per scendere a patti e lasciare il seggio a Panama, candidato di compromesso. Lo scopo dell’Italia, per dirla con D’Alema, è diventare “un ponte possibile tra America latina ed Europa”. Si tratta di un ponte ancora in via di progettazione. Dopo tanti anni di oblio, è già qualcosa.

Pubblicato oggi anche sull'inserto Diplomatique del Riformista



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