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Secondo Mehmet Yüksel, presidente dell'Ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia, l'esecuzione di Saddam Hussein rischia di fermare i processi. Compresi quelli sulle stragi di curdi volute dal tiranno. (a sin, il presidente della regione autonoma curda Massud Barzani)

Gabriele Carchella

Martedi' 9 Gennaio 2007

Quando hanno saputo della morte di Saddam, i curdi non hanno gioito. Con la sua scomparsa, infatti, temono che venga messa una pietra sui crimini dell'ex dittatore nel Kurdistan iracheno. “Nessuno ha avvertito il governo regionale curdo dell'esecuzione di Saddam. Tra i suoi crimini, non c'è solo la strage di sciiti a Dujail, per la quale è stato impiccato, ma tanti altri casi che devono essere giudicati”. A ricordarlo è Mehmet Yüksel, presidente dell'Ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia. L'ufficio è stata fondato nel 1999, sull'esempio di altri paesi europei, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla questione curda. Yüksel, 30 anni, è cresciuto in Danimarca, ma vive in Italia dal 1997: “L'impiccagione di Saddam, avvenuta prima che i processi finiscano, lascia perplessa la comunità curda. Saddam Hussein non è amato dal popolo curdo, ma la maggior parte di esso è contro la pena di morte”. A conferma dei timori di Yüksel, l'Alta corte irachena ha ritirato ieri le accuse contro il tiranno nel processo per la campagna di Al Anfal. Un'operazione che tra il 1986 e il 1989 ha provocato la morte di circa 180mila curdi.

Cosa ne sarà di questo processo?

Se anche 'Alì il chimico' ( Ali Hassan al Majid, cugino di Saddam, ndr) viene impiccato, il processo di Al Anfar rischia di affondare. Sarebbe una tragedia per la storia e per il popolo curdo. Saddam era un testimone scomodo. Si è deciso di ucciderlo in occasione della festa religiosa dell'Eid al-Ada, un fatto che contribuisce a dargli un'immagine di martire e non di criminale.

Quali altri effetti potrebbe avere l'esecuzione di Saddam?

C'è un capitolo internazionale. Bisogna far luce sull'ipotesi che Turchia, Iran e altri paesi abbiano giocato un ruolo nel Kuridatn iracheno. Dopo la strage di Al Anfal, secondo alcuni documenti, diverse ragazze dai 9 ai 17 anni, sopravvissute alla strage e rimaste senza famiglia, sono state vendute in paesi come Arabia saudita ed Egitto. A distanza di anni, queste persone ormai cresciute hanno chiesto aiuto per essere riportate in Kurdistan. Ci sono quindi molti punti che devono essere chiariti. Ma dopo l'uccisione di Saddam questa indagine non verrà fatta e rimarrà un'ombra di mistero sulla storia del popolo curdo. Ci sono poi molti altri quesiti che rischiano di rimanere insoluti. Uno su tutti: chi ha fornito al regime le armi chimiche usate dal regime nelle sue spedizioni punitive?

Cosa cambia per il governo regionale curdo?

Secondo il presidente Barzani, la morte di Saddam non cambia la situazione nel Kurdistan iracheno. E' un territorio più tranquillo, in cui si sta procedendo alla ricostruzione dopo quasi un secolo di guerre. C'è una minima sicurezza di vita e la popolazione vuole tenersi al sicuro. Rimangono però forti attriti con Iran e Turchia, che temono un Kurdistan autonomo e indipendente anche a livello economico. Il conflitto per il controllo della provincia di Kirkuk (ricca di petrolio, ndr) suscita forti preoccupazioni.

Cresce la voglia di un Kurdistan del tutto indipendente?

C'è bisogno di una divisione amministrativa, che prenda per lo meno la forma di uno stato federale. Una solida struttura federale già esiste. L'obiettivo è quello di includere anche Kirkuk nel territorio curdo. Lo stato federale risponde anche a precisi timori: gli sciiti sono il 60% della popolazione. Senza garanzia di autonomia, potrebbe accadere con loro quanto già accaduto nel passato con i sunniti al potere. Tanto più che gli sciiti vogliono uno stato fondato su basi religiose, il che potrebbe mettere a repentaglio i diritti civili. Certo, se in Iraq continua a regnare l'anarchia e la guerra, la motivazione per formare uno stato indipendente curdo può rafforzarsi. Il 2007 sarà un anno fondamentale per la causa curda: già si dibatte di un congresso nazionale curdo che non includa solo il Kurdistan iracheno. Mentre negli ultimi cinque anni le divisioni interne, retaggio di un passato di dominazioni, hanno perso molta forza.

Pubblicato oggi anche sul Riformista



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