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Secondo i guerriglieri, l'Eni avrebbe ingaggiato un intermediario per liberare i quattro ostaggi (nella foto) in cambio di soldi.

Gabriele Carchella

Giovedi' 4 Gennaio 2007

Niente soldi in cambio degli ostaggi. L'obiettivo del messaggio recapitato ieri all'agenzia France presse è l'Eni. Secondo i sequestratori del Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend), la società italiana avrebbe cercato di liberare gli ostaggi a suon di denaro invece di venire incontro alle richieste del movimento. La prigionia dei quattro dura da quasi un mese. Lo scorso 7 dicembre, il Mend ha rapito in un blitz nell'installazione Agip di Brass tre tecnici italiani - Roberto Dieghi, Cosma Russo e Francesco Arena - e il libanese Imad Saliba. I guerriglieri nigeriani affermano ora di aver bloccato un tentativo dell'Eni di liberare i quattro sequestrati attraverso l'ingaggio di “un noto truffatore della regione”. L'intermediario avrebbe avuto con sé 70 milioni di naria, circa 583mila dollari, somma che serviva per pagare il riscatto. “Inutile dire che il denaro è stato confiscato e sarà impiegato in un modo migliore”, afferma il Mend, che minaccia di uccidere gli ostaggi “nel caso in cui si tentasse di liberarli”. I rapitori affermano poi che “l'Agip farebbe meglio a spendere i suoi soldi in progetti per le comunità del Delta del Niger, cosa che avrebbe un effetto migliore sulle persone che combattono le società petrolifere”. I soldi, spiega il messaggio, dovevano essere consegnati dal mediatore ai carcerieri degli ostaggi. Questi ultimi sarebbero dovuti fuggire su un'imbarcazione. Secondo i rapitori, dunque, l'Eni non avrebbe preso sul serio le richieste politiche del Mend. Anzi, avrebbe seguito la procedura abituale, soldi contro ostaggi, trattando quelli del Mend alla stregua di delinquenti comuni. Dall'Italia, l'Eni smentisce. La società dice di lavorare “insieme con le autorità nigeriane e all'unità di crisi della Farnesina alla positiva soluzione della vicenda del rapimento dei quattro lavoratori in Nigeria”. Per questo, l'Eni sostiene “che non ha avuto nessun contatto diretto con altri soggetti, se non il ministero degli Affari esteri italiano e le autorità nigeriane”. L'odissea dei quattro ostaggi si complica così ancor di più. Al tempo stesso, si allontana la speranza di una soluzione rapida. In una seconda mail inviata sempre ieri alla Reuters, il portavoce del Mend prospetta infatti tempi lunghi: “Stiamo prendendo esempio da gruppi come le Farc (forze di guerriglia colombiane, ndr) che tengono gli ostaggi per anni; siamo pronti a tenerli per tutto il tempo che li riterremo utili e dopo...chi lo sa?”. Da subito, il Mend ha dato un connotato politico al sequestro. Per rilasciare gli ostaggi, il movimento chiede la liberazione dell'ex governatore di Bayelsa, Diepreye Alamieyeseigh, arrestato per corruzione, del leader separatista Mujahid Dokubo-Asari e di altri prigionieri della regione. Esige inoltre che alla popolazione locale del Delta del Niger venga garantita una parte significativa dei ricavi del petrolio. In Italia, intanto, Rosario Crocetta, sindaco di Gela (città di Francesco Arena) ha deciso di scrivere ai ribelli del Mend: “Voglio far capire che i quattro uomini che tengono prigionieri non sono i rappresentanti delle multinazionali del petrolio, ma lavoratori emigrati”.

Pubblicato oggi sui quotidiani locali del gruppo Espresso



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