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SADDAM COME CEAUSESCU, COLLOQUIO CON ANTONIO CASSESE 30/12/06

SADDAM COME CEAUSESCU, COLLOQUIO CON ANTONIO CASSESE 30/12/06

Un processo miserevole il secco commento di uno tra i più noti giuristi italiani (a fianco un quadro di propaganda con la beatificazione del conducator e della moglie quando erano ancora in vita)

L'articolo è uscito anche sui quotidiani locali del gruppo l'Espresso ed esce senza firma per rispettare lo sciopero delle testate Agl

Sabato 30 Dicembre 2006

“La fine di Saddam Hussein? Devo dire che mi ha ricordato l'epilogo della storia di Nicolae Ceausescu nel dicembre del 1989 questo processo farsa a Saddam Hussein, conclusosi quindici anni dopo con la sua frettolosa condanna alla pena capitale e con un'altrettanta frettoloso voglia di eseguirla velocemente. La differenza fu che allora, nella Romania della rivoluzione di dicembre, la cosa durò una manciata di minuti e la sentenza venne eseguita immediatamente mentre qui si è scelta una via di mezzo: un processo rapidissimo, un pugno di giorni agli avvocati per fare istanza d'appello, e un'esecuzione che viene eseguita di nascosto, con una morte che verrà centellinata un po' alla volta... Miserevole, è la parola che mi viene in mente”. Antonio Cassese, docente di Diritto internazionale alla Facoltà di Scienze politiche a Firenze la vicenda di Saddam Hussein e del suo controverso processo l'ha seguita da vicino come altri grandi dibattimenti internazionali, non ultimo quello che si dovrà svolgere all'Aja contro il dittatore liberiano Charles Taylor e per il quale il giurista italiano, primo presidente del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia nel quale ha operato come giudice fino al 2000, ha scritto in Sierra Leone un rapporto per Kofi Annan

Ormai ogni più piccolo spiraglio negoziale si è rapidamente chiuso professor Cassese

E' stato un processo politico e quello cui abbiamo assistito in questi giorni, tra notizie che filtrano, rimandi e scadenze incerte, ha soltanto a che vedere con ragionamenti politici non certo con la giustizia o lo stato di diritto, Ormai è stato deciso che l'ex ditattore iracheno deve morire e forse era già stato deciso dal bell'inizio

Non è una gran prova per la neonata democrazia irachena

La scelta è stata criticabile sin dall'inizio. Che senso ha, di tutte le malefatte di Saddam Hussein, sceglierne una, per così dire, minore, senza nulla togliere alla gravità di quel fatto specifico? Perché non partire ad esempio dall'invasione del Kuwait? La sentenza attuale e la sua rapida messa a morte avranno così l'effetto di cancellare tutti gli altri processi. A essere malevoli si potrebbe pensare che non si voleva indagare a fondo sulla vita dell'ex dittatore e sulla sua rete di rapporti

Chiudere in fretta la partita?

Si e non parlarne più. Il processo è stato condotto in modo frettoloso e lacunoso. E doveva portare a questo risultato: la condanna alla pena capitale. Anche se poi non si capisce bene in base a quale criterio l'esecuzione debba avvenire di nascosto con un filmato che sarà fatto circolare poi...

La sentenza?

La sto leggendo in inglese: sono 250 pagine. E devo dire che è stato incredibile come le carte processuali siano arrivate in mano al collegio difensore che ha avuto solo undici giorni di tempo per presentare istanza d'appello...tutto è stato fatto nel peggiore dei modi e probabilmente mediando tra chi voleva fare tutto in fretta anche se male e chi voleva che il processo avesse almeno una parvenza di legalità. Inoltre c'è un'assurdità

Quale professore?

Che alla fine è toccato a noi, che abbiamo a cuore lo stato di diritto, prendere le difese di un personaggio spregevole come Saddam. Un paradosso. E non parlo solo della pena capitale che eticamente ci ripugna. Parlo del mondo in cui il processo è stato portato avanti. Un modo miserevole appunto



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