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Secondo la Croce rossa nigeriana, sono almeno 260 i morti e una sessantina i feriti nell’ennesima tragedia provocata dalla voglia di oro nero. Negli ultimi dieci anni, in Nigeria, circa duemila persone sono morte mentre tentavano di rubare petrolio dagli oleodotti.

Gabriele Carchella

Mercoledi' 27 Dicembre 2006

Neanche la chiesa e la moschea di quartiere sono state risparmiate. L’esplosione che ieri ha devastato Abule Egba, tranquillo e popolato sobborgo a nord di Lagos, ha raso al suolo tutto ciò che si trovava attorno. Secondo la Croce rossa nigeriana, sono almeno 260 i morti e una sessantina i feriti nell’ennesima tragedia provocata dalla voglia di oro nero. Il copione della sciagura, avvenuta nelle prime ore del mattino, è ormai noto. Un oleodotto viene forato per succhiare il prezioso petrolio estratto dalle multinazionali. Carburante da rivendere o utilizzare per i propri scopi a seconda dei casi. Ladri, balordi e diseredati si accalcano per attingere alla fugace fonte di ricchezza, quando d’improvviso il petrolio prende fuoco e il miraggio di un facile guadagno si trasforma in un incubo. Negli ultimi dieci anni, in Nigeria, sono morte circa duemila persone in incidenti di questo tipo. Anche ieri, intorno all’oleodotto c’erano centinaia di persone. Molte di loro erano spinte anche dalla riduzione nelle normali forniture di carburante della compagnia nazionale nigeriana. Un fatto che nelle ultime settimane ha provocato lunghe file alle stazioni di servizio. Alcuni testimoni hanno raccontato che uomini non identificati si sono avvicinati all’oleodotto nelle prime ore del mattino per rubare il petrolio e caricarlo in camion cisterna. “Hanno perforato l’oleodotto e hanno riempito le cisterne prima di fuggire”, ha dichiarato uno di loro. L’esplosione è avvenuta proprio nel momento in cui gli abitanti si avvicinavano con taniche e contenitori di plastica per portare a casa la loro parte di carburante. Ma la sorte ha deciso per un epilogo diverso. “Riusciamo a riconoscerli solo attraverso i teschi, i corpi sono sparsi sul terreno”, ha dichiarato Ige Oladimeji, funzionario della Croce rossa nigeriana. Il caldo inteso nella zona del disastro ha ostacolato per ore le operazioni di recupero dei corpi. Non è da escludere, quindi, che il bilancio delle vittime sia destinato a salire quando i soccorritori potranno ultimare il loro lavoro. Akintunde Akinkleye, un fotografo della Reuters presente sulla scena, ha detto di aver contato circa 500 corpi. Un altro testimone, il giornalista nigeriano Adeyinka Adewunmi, ha descritto alla Bbc il caos seguito all’esplosione: “Gli oleodotti si trovano in un quartiere popolare, molto vicino alla super strada che uso di solito per recarmi al lavoro. Ho visto fuoco, ambulanze, pompieri, ufficiali governativi. C’era una gran quantità di corpi sul terreno e feriti trasportati dalle ambulanze. Ho sentito alcuni ufficiali dire che gli ospedali erano pieni”. La polizia di Lagos ha circondato la scena del disastro con un cordone di sicurezza, mentre le televisioni nigeriane lanciavano appelli per l’evacuazione della zona. Nel frattempo, l’intervento dei pompieri ha permesso di estinguere l’incendio in circa sei ore. Stimare i reali effetti dell’incidente non sarà facile. Con ogni probabilità, un certo numero di feriti si è dato subito alla fuga per evitare l’arresto con l’accusa di furto di petrolio. Altri feriti, più semplicemente, non raggiungono gli ospedali perché non possono permettersi di pagare il ricovero e le cure necessarie. Ciò conferma che tra i motivi che spingono a rischiare la vita per qualche litro di petrolio c’è spesso una profonda miseria. Miseria tanto più difficile da sopportare quando a pochi passi scorre una ricchezza destinata a finire nelle tasche altrui. La notizia dell’incidente ha fatto presto il giro del mondo. La presidenza finlandese dell’Unione europea ha presentato in un comunicato “le sue condoglianze al governo nigeriano e alla popolazione, così come ai parenti e agli amici delle vittime perite nell’esplosione”.

Pubblicato oggi anche sui quotidiani locali del Gruppo Espresso.



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