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In un messaggio inviato ieri via email, i guerriglieri del Mend rifiutano ogni ipotesi di riscatto per la liberazione dei quattro ostaggi: "Piuttosto li uccidiamo".

Gabriele Carchella

Giovedi' 21 Dicembre 2006
Niente denaro in cambio degli ostaggi. Il “Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger” (Mend) torna a farsi vivo. In un messaggio inviato ieri via email, i suoi uomini dicono che preferiscono uccidere i tre tecnici italiani e il libanese, ancora tenuti in ostaggio, piuttosto che accettare riscatti. I sequestratori ribadiscono poi che l'unica strada per il rilascio è la piena accoglienza delle loro richieste. In particolare, il Mend vuole la liberazione di Diepreye Alamieseigha, ex governatore dello stato di Bayelsa in carcere per corruzione, e del leader separatista Mujahid Dokubo-Asari. Chiede inoltre la liberazione di altri due “ostaggi originari del Delta del Niger”, non ben identificati.
Sulla sorte di Francesco Arena, Roberto Dieghi, Cosma Russa e Salibam Iman, rapiti il 7 dicembre scorso da un commando armato, si addensano di nuovo le nubi del rapimento a scopi politici. In passato, molti sequestri nel Delta del Niger si sono risolti in fretta, con un riscatto. Ma in questa vicenda i rapitori ci tengono a distinguersi dalle altre bande: “L'Agip in questi giorni ha offerto a diversi criminali nel Delta enormi somme come riscatto, e ha persino chiesto di dare il nostro prezzo per il rilascio degli ostaggi”, si legge nella mail spedita ieri. “Consigliamo all'Agip di ignorare quantu pretendono di poter facilitare la liberazione degli ostaggi, altrimenti, invece di essere rilasciati, gli ostaggi saranno giustiziati. Questa è una promessa”.
La speranza di una soluzione rapida, quindi, sembra per il momento archiviata. “Prendiamo atto delle dichiarazioni del Mend”, ha commentato Patrizia Sentinelli, viceministro degli Esteri, con delega alla cooperazione. “Il governo italiano ha ribadito la massima disponibilità di collaborazione al governo nigeriano, chiedendo di evitare azioni di forza che possano mettere in pericolo la vita degli ostaggi”, ha aggiunto.
Nei giorni scorsi, molti segnali lasciavano pensare a una possibile trattativa sulla base di un riscatto. Il 13 dicembre, uno dei rapiti, Arena, ha potuto parlare con le agenzie internazionali affermando che lui e i suoi compagni stavano bene, pur essendo “preoccupati” per il protrarsi del negoziato. Subito dopo, però, la tensione torna a salire. Lunedì scorso il Mend rivendica l'esplosione di due bombe a Port Harcourt, che danneggiano auto ed edifici senza ferire nessuno. Lo stesso giorno il movimento invia al Corriere della Sera una foto dei quattro ostaggi, in buone condizioni. Con la foto giunge un chiaro messaggio: “Vogliamo far conoscere le condizioni della popolazione, in povertà assoluta per colpa delle compagnie petrolifere”. La guerriglia nel Delta del Niger nasce proprio per rivendicare il diritto delle popolazioni locali a partecipare della ricchezza prodotta dal petrolio, sfruttato dalle multinazionali. Nel tentativo di migliorare le condizioni di vita nella regione, l'esercito nigeriano ha annunciato ieri di aver reclutato 500 persone originarie del Delta. L'obiettivo è restaurare la calma nel sud del paese, anche in vista delle elezioni del prossimo anno.

Pubblicato oggi quotidiani locali del Gruppo Espresso



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