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CHIUSO PER CREDITI, LE ONG ITALIANE RISCHIANO IL COLLASSO 16/12/06
Vantano 40 milioni di euro dalla Farnesina. Che non paga. La denuncia all'assemblea straordinaria in corso a Roma dell'Associazione delle Organizzazioni non governative italiane
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Emanuele Giordana
Sabato 16 Dicembre 2006 Chiuse per fallimento. E' questo il messaggio che le Organizzazioni non governative italiane mandano all'opinione pubblica dall'Assemblea straordinaria delle Ong italiane riunita a Roma. I 170 organismi che aderiscono al coordinamento nazionale votano oggi una serie di cambiamenti importanti del loro statuto e una “carta etica” dei diritti e dei doveri della solidarietà in vista dell'Assemblea generale che vedrà nascere in futuro una nuova forma associaitva dell'organismo che ormai da anni tiene insieme una parte cospiscua del mondo non governativo. Ma c'è un però.
Le Ong italiane stanno rischiando il fallimento e, dunque, la chiusura. Non è questione di cattiva amministrazione o di taccagneria del contributore privato. Il fatto è che il ministero degli Esteri non paga. E non sono due lire. Il ministero deve alle Ong italiane la bellezza di 40 milioni, euro più euro meno. Una direttiva introdotta un paio di anni fa ha fatto fermare la già lenta macchina della ragioneria della Farnesina che deve fare i conteggi e assegnare i rimborsi. E per ottenere ciò che è loro dovuto dallo Stato, a far data dal 1994 – cioè circa dodici anni - le Ong devono dimostrare di non aver contenziosi aperti. Di non avere cioè un potenziale debito nei confronti dello Stato. “Un'assurdità – commenta Sergio Marelli, presidente dell'Associazione delle Ong italiane – perché può bastare una ricevuta di 5 euro contestata ad aprire un pontenziale debito”. Cinque euro che possono fermare l'intera macchina. Per scavallare l'inconveniente toccherebbe al direttore generale della Dgcs (la direzione generale competente per la Cooperazione) certificare con una firma che il contenzioso non c'è. Ma non si può pretendere che spetti a Alain Giorgio Maria Economides, l'attuale “digi” (come si dice in gergo), sanare una situazione con una firma al buio, salvo vedersi arrivare a casa una citazione per eventuali insoluti. “Il fatto è che andando avanti di questo passo, le Ong italiane – dice Marelli - saranno costrette a chiudere”. Lunedì le Ong chiederanno al sottosegretario Paolo Cento un incontro urgente e ieri ne hanno parlato con la viceministra Sentinelli, presente ai lavori. La strada potrebbe essere una qualche formula legislativa che “liberi” la ragioneria da un eccesso di pignoleria. Con la speranza, dicono le Ong italiane, che la nuova legge di riforma preveda procedure più snelle.
Intanto si lavora al nuovo statuto che, spiega Cinzia Giudici, vicepresidente delle Ong italiane, deve prevedere una nuova forma associativa che consenta alle ormai numerose aggregazioni rappresentate di avere anche un polo decentrato su base territoriale. “E' un pianeta in crescita e siamo cauti sulle nuove richieste di adesione che continuiamo a ricevere”. L'associazione insomma è cresciuta ma non è ancora sistematizzato il nuovo ruolo che è chiamata a svolgere. Poi si discute della “carta etica” e dei suoi contenuti. “Abbiamo molto lavorato su una cosa cui teniamo molto ma alcuni interrogativi restano aperti, ad esempio nel rapporto con i partner locali nei paesi in via di sviluppo”. Intanto l'assemblea straordinaria dovrebbe confermare le cariche attuali (per Marelli sarà il terzo mandato da presidente) almeno sino alla prossima Assemblea generale. Resta per ora un esecutivo formato da quattro persone (Marelli, Giudici, Michele Romano e Guido Barbera) e un consiglio di 14 membri. E restano anche 40 milioni da incassare. Per evitare che, con la chiusura di battenti dell'assemblea, si debba registrare anche la chiusura delle Ong italiane.
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