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RATZINGER: CONTRO L'AIDS FEDELTA' E ASTINENZA 15/12/06

Chi aveva intravisto una possibile apertura della chiesa nella lotta all'Aids, attraverso l'uso del condom in alcune gravi circostanze, è stato smentito. Davanti a due ambasciatori africani, Ratzinger ha confermato ieri la posizione ufficiale della chiesa: per combattere l'Aids solo astinenza e fedeltà.

Lettera22

Venerdi' 15 Dicembre 2006

Fedeltà e astinenza sono gli unici rimedi contro l'Aids. Anche in Africa, dove la pandemia fa strage. Lo ha ribadito ieri mattina Benedetto XVI in occasione dello scambio delle lettere credenziali col nuovo ambasciatore del Lesotho, Makase Nyaphisi. “E' di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel matrimonio e l'astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l'infezione e per fermare la diffusione dell'Aids”, ha spiegato. Chi aveva intravisto una possibile apertura della chiesa nella lotta all'Aids, attraverso l'uso del condom in alcune gravi circostanze, è stato così smentito dal pontefice in persona. Con le parole di ieri, Benedetto XVI chiude per ora il capitolo Aids e preservativo.
Era stato proprio un gesto del papa a dar vita alle speculazioni su un cambiamento di rotta. Nel novembre scorso, l'Organizzazione mondiale della sanità ha reso noto il rapporto sulla diffusione dell'Hiv nel mondo. In quell'occasione, preoccupato per il dilagare della sindrome, Ratzinger chiede l'elaborazione di un documento sull'Aids e sull'uso del preservativo. Per redigerlo incarica il pontificio consiglio per la pastorale della salute (il “ministero della sanità” vaticano), che lo trasmette poi alla Congregazione per la dottrina della fede.
Si prepara una svolta in Vaticano? Non per ora. Già prima delle dichiarazioni di ieri, diversi osservatori avevano spento gli entusiasmi del partito pro-condom. I tempi non sono maturi per un'eventuale rivoluzione Oltretevere. Il papa, certo, è preoccupato per il diffondersi dell'Aids: secondo l'Oms, ci sono 40 milioni di persone contagiate nel mondo, delle quali ben 24,7 (il 63% del totale) nell'Africa sub-sahariana. Ma il pontefice, e quindi la chiesa ufficiale, continua a predicare le soluzioni già note ai fedeli. “La piaga dell'Aids, che ha portato enormi sofferenze anche in Leshoto, esorta la chiesa ad impegnarsi per portare aiuto a coloro che sono colpiti da questo crudele virus”, ha affermato ieri Benedetto XVI. “I valori che promanano da un'autentica comprensione del matrimonio e della famiglia costituiscono il solo sicuro fondamento per una società stabile”.
Il papa ha affrontato la questione anche con il nuovo ambasciatore ugandese presso la Santa sede, la principessa Elizabeth Bagaya: “La collaborazione tra la chiesa e la società civile ha portato enormi benefici in Uganda, soprattutto in campo educativo, medico e nella lotta contro l'Aids dove le statistiche confermano il valore pratico di una politica di promozione della fedeltà matrimoniale”. Ratzinger non ha scelto a caso lo scenario per le sue dichiarazioni. E' proprio l'Africa, infatti, il continente che soffre più di ogni altro per la piaga dell'Aids.
E se la chiusura di Ratzinger spegne le illusioni di un cambiamento di rotta della chiesa, la società civile risponde allarmata: “Quella del papa è una posizione irrealistica. Tutte le ricerche scientifiche suggeriscono un approccio integrato, la cosiddetta strategia abc: astinenza, fedeltà e preservativo”, avverte Giulio Cederna, responsabile comunicazione di Amref Italia. L'Ong riafferma l'importanza della pianificazione familiare e dell'informazione: “Anche Kofi Annan ha ricordato quanto conti l'informazione per debellare l'Aids. Per questo le parole del papa, con il loro forte impatto mediatico, sono gravi e di fatto contribuiscono alla propagazione del virus, com'è accaduto in Uganda”. Anche Action Aid va all'attacco: “Le dichiarazioni di Benedetto XVI rilasciate incontrando l'ambasciatore del Lesotho destano forte preoccupazione”, nota Paola Giuliani, responsabile campagne dell'Ong. “Fedeltà e astinenza possono dare un contributo utile”, spiega la Giuliani, “ma il ricorso alla promozione e alla diffusione dei preservativi, come anche l'uso di farmaci antiretrovirali sono irrinunciabili”. Action Aid auspica un “approccio più concreto” della chiesa cattolica.
Eppure anche nella comunità cattolica il dibattito ferve e proprio dal continente africano si levano voci favorevoli all'uso del preservativo in circostanze ben determinate. La posizione “progressista” trova adepti soprattutto negli ambienti missionari, quelli a diretto contatto con le popolazioni locali, con le centinaia di progetti di prevenzione o le migliaia di ospedali cattolici che accolgono i malati di Aids o le madri affette da Hiv.
Le pressioni dei settori di chiesa che opera sul campo sono giunte fino a Roma, spesso attraverso le parole di missionari, medici o volontari che hanno visto morire troppa gente a causa della resistenza culturale, dell'impossibilità (e inutilità) di imporre pratiche di castità che non appartengono alle culture indigene. Per questo ha iniziato a farsi strada una pista teologica - suffragata anche da curiali di alto rango, come il cardinale George Cottier, ex predicatore della casa pontificia – che ha messo in primo piano due principi della dottrina cattolica, spesso richiamati dallo stesso pontefice: il “diritto alla vita” e “il male minore”. Spiegando che, per salvare una vita (che il bene supremo e la finalità prioritaria dell'agire cristiano), si può derogare, in qualche modo, a una norma sulla contraccezione, che normalmente interferisce nella fase di creazione di una nuova vita. Rientrerebbe qui il “male minore”, perchè ammettendo (in casi particolari) l'uso del condom si impedirebbe il contagio e dunque si tutelerebbe un altro essere umano. Ma questa posizione resta ancora lontana dalla dottrina ufficiale.

Pubblicato oggi sul manifesto



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