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Il sequestro dei tre tenici italiani e del cittadino libanese è stato rivendicato dal “Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger” (Mend), gruppo guerrigliero emerso all’inizio del 2006 che ha riunito sotto il suo ombrello molte formazioni ribelli. (a sin. la mappa degli ultimi sequestri da stratfor.com)

Gabriele Carchella

Sabato 9 Dicembre 2006

Porre fine allo sfruttamento del Delta del Niger e liberare la popolazione dal giogo straniero. Sarebbero questi i motivi che hanno spinto un commando armato a rapire giovedì all’alba quattro lavoratori stranieri, di cui tre italiani, nella stazione di pompaggio dell’Agip nello stato di Bayelsa. La rivendicazione è arrivata ieri in una serie di e-mail spedite dal “Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger” (Mend), gruppo guerrigliero emerso all’inizio del 2006 che ha riunito sotto il suo ombrello molte formazioni ribelli. Il Mend ha dichiarato guerra totale alle major del petrolio: “Il nostro prezzo per cessare le ostilità contro l’industria petrolifera è l’emancipazione del Delta del Niger e della sua popolazione. Il tempo degli avvertimenti è finito: non discuteremo per la liberazione dei nostri ostaggi”. Il movimento chiede la scarcerazione di alcuni detenuti originari del Delta, il risarcimento dei danni provocati da “50 anni di sfruttamento” e la rinuncia del governo nigeriano ai profitti del petrolio. I guerriglieri non si fermano qui: fanno sapere di considerare i quattro sequestrati “ostaggi a tempo indeterminato” e minacciano altri attacchi. Intimano inoltre ai lavoratori nigeriani di non tornare sulle piattaforme, pena la morte. Il sequestro di Francesco Arena, 55 anni di Gela, Cosma Russo, 55 anni di Bernalda (Matera), Roberto Dieghi e del libanese Imad Abed prende dunque una piega politica. Il ministero degli Esteri italiano non ha voluto commentare la rivendicazione. Dalla Farnesina si limitano a precisare che l’unità di crisi opera a stretto contatto con l’Eni e le autorità diplomatiche locali, mentre tutti i canali disponibili sono attivati. Il portavoce dell'Eni, Gianni Di Giovanni, ha espresso stupore perché la compagnia non ha mai ricevuto “particolari rivendicazioni”. In serata, l’Eni ha fatto sapere di sperare in una soluzione in tempi brevi. La rivendicazione di ieri ha in parte risollevato le famiglie dei rapiti, che non rilasciano dichiarazioni ma sono almeno certe che i tre sono ancora in vita. A Bernalda, in provincia di Matera, si vivono ore di tensione. Qui abita la famiglia di Cosma Damiano Russo, tecnico contrattista della “Nigeria Agip Oil Company” (Naoc). Di Bernalda è originaria anche la moglie di un altro sequestrato, Roberto Dieghi, e sempre a Bernalda vive una figlia dei Dieghi. Ore di silenzio e apprensione anche a Gela, dove ieri sono giunti i due figli di Arena, Viviana e Luigi. Nonostante la rivendicazione, rimangono molte ombre sugli autori del sequestro. Non è chiaro se a dirigere il Mend siano generali dell’etnia Ijaw, che conta 14 milioni di persone, o politici che vogliono destabilizzare il governo di Olusegun Obasanjo nella corsa alle elezioni del prossimo aprile. I guerriglieri, ufficialmente, negano qualunque mira elettorale. Obasanjo, dal canto suo, ha promesso di debellare la corruzione ma non potrà partecipare al voto perché giunto al termine del secondo mandato. Lo scenario nigeriano è difficile da decifrare, anche perché il confine tra guerriglieri e semplici malviventi è sottile: a volte sono le stesse persone a eseguire, a seconda dei casi, azioni a fini di lucro o di rivendicazione politica. L’ultimo rapimento ha contribuito a far schizzare in alto il prezzo del petrolio, che ieri ha superato i 63 dollari al barile.

Pubblicato sui quotidiani locali del Gruppo Espresso



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