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Un gruppo armato ha assaltato ieri mattina la stazione di pompaggio Agip di Brass. Dopo uno scontro a fuoco con gli uomini della sicurezza, sono riusciti a sequestrare quattro stranieri: tre italiani e un libanese

Gabriele Carchella

Venerdi' 8 Dicembre 2006

Come moderni pirati, mascherati e armati fino ai denti, sono arrivati a bordo di veloci motoscafi alle prime luci dell’alba. Obiettivo: penetrare nella stazione di pompaggio dell'Agip di Brass, nello stato di Bayelsa. Il bilancio dell'ennesimo blitz dei guerriglieri nigeriani contro i tecnici stranieri nel Delta del Niger è di quattro sequestrati (tre italiani e un libanese) e un morto. Gli italiani sono Francesco Arena, dipendente della società “Swamp Area Manager”, Cosma Russo e Roberto Dieghi, contrattisti della “Nigeria Agip Oil Company” (Naoc). Il quarto ostaggio, il libanese Abed Imad, è impiegato in una società di catering. L'unica vittima, ha fatto sapere l'Eni (il gruppo che controlla l'Agip), sarebbe un bambino di otto anni colpito da una pallottola vagante. Non c'è tregua, dunque, per gli stranieri che lavorano per le grandi compagnie petrolifere in Niger. La dinamica dell'attacco dimostra che le bande agiscono ormai alla sola ricerca di denaro. Il primo obiettivo degli uomini giunti a bordo di sei-sette lance era l'impianto di Brass, da dove si esportano circa 200mila barili al giorno. Dopo una sparatoria con gli addetti alla sicurezza, il gruppo armato ha cambiato bersaglio dirigendosi verso gli alloggi dei tecnici stranieri. Qui hanno sequestrato quattro persone. Le autorità nigeriane si sono subito attivate per il rilascio degli ostaggi, mentre l'unità di crisi della Farnesina ha disposto tutte le misure necessarie. Dal ministero degli Esteri fanno sapere che il ministro D'Alema segue minuto per minuto l'evolversi della vicenda e che la priorità è l'incolumità degli ostaggi. C'è infatti il timore che possa ripetersi quanto accaduto lo scorso 22 novembre, quando un blitz delle forze nigeriane per liberare otto stranieri provocò la morte di un britannico e il ferimento dell'italiano Pietro Caputo. I sequestri e il furto di petrolio dagli oleodotti si sono ormai trasformati in un'attività abituale (e redditizia) per i gruppi armati del Delta del Niger. Nel 2006, le violenze e le decine di sequestri hanno ridotto del 20% la produzione di petrolio e sono costati la vita a circa 60 agenti di sicurezza nigeriani. La violenza affonda le sue radici nei forti squilibri economici e sociali. Anche se il paese è ricco di petrolio, il 75% dei nigeriani vive al di sotto della soglia di povertà. Per i poveri abitanti del Delta, poco conta che la Nigeria sia l'ottavo esportatore di petrolio al mondo e l'unico membro africano dell'Opec. La protesta sociale ha preso la forma di movimenti di liberazione. Il recente e ancora misterioso “Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger” (Mend) ha raccolto l'eredità di altri gruppi. I suoi militanti, oltre a una più equa distribuzione delle risorse, chiedono la liberazione del leader Mujahid Dokubo Asari, agli arresti con l'accusa di tradimento. Le compagnie straniere sono accusate di non fare abbastanza per migliorare le condizioni dei locali: la regione del Delta dispone di poche strade e ospedali, mentre tutti i servizi sono ridotti al minimo. In queste condizioni, per i movimenti armati è facile fare proseliti.

Pubblicato oggi sui quotidiani locali del Gruppo Espresso



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