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PASTORALE MESSICANA PER BERGOGLIO

Messico: un filo d'erba alla fine del tunnel

LA GUERRA SILENZIOSA 6/12/10

IN ARRIVO IL PLAN COLOMBIA IN VERSIONE MESSICANA 14/01/08

OAXACA, ALLE RADICI DEL CONFLITTO 23/08/07

CARTOLINA DA OAXACA 9/8/07

L'INDAGINE DI AMNESTY SUI FATTI DI OAXACA 3/8/07

L’OMBRA DELLA “GUERRA SUCIA” SU OAXACA 19/07/07

MESSICO, LA GUERRIGLIA TORNA A COLPIRE 12/07/07

RITORNO A OAXACA 14/12/06

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MESSICO, PROTESTA AL FEMMINILE ALL'OMBRA DEL SANTIAGUITO 29/11/06

OAXACA BRUCIA ANCORA 28/11/06

MESSICO, LA PIAZZA INVESTE OBRADOR 21/11/06

OAXACA, LA APPO SCEGLIE LA VIA RADICALE 16/11/06

MESSICO, LA PIAZZA INVESTE OBRADOR 21/11/06

Andrés Manuel Lopez Obrador è stato nominato dai suoi seguaci "presidente legittimo" e ha promesso una nuova marcia il primo dicembre, giorno dell'investitura ufficiale di Felipe Calderòn. Più a sud, continuano gli scontri a Oaxaca, mentre l'Altra campagna manifesta in Chiapas. I conflitti si intrecciano in una società sempre più politicizzata.
(a sin. rivoluzionari a Città del Messico, 1910)

Vittorio Sergi

Martedi' 21 Novembre 2006

Città del Messico - Ieri il Messico ha celebrato il 96° anniversario della rivoluzione del 1910. La ricorrenza giunge in un clima di forti conflitti sociali, dove anche la Storia e la sua interpretazione sono diventati un tema di lotta politica di fondamentale importanza. A Città del Messico si è svolta la cerimonia di investitura presidenziale di Andrès Manuel Lopez Obrador come “presidente legittimo”, cosi come annunciato il 16 di settembre scorso dalla Convenzione nazionale democratica, l’assemblea politica nata delle lotte contro la frode elettorale nelle passate elezioni del 2 di luglio. Fin dal primo pomeriggio, circa 500mila persone si sono radunate nello Zocalo, la piazza principale del centro. Gli slogan che facevano risuonare la piazza spaziavano dagli insulti piu duri verso Felipe Calderon a un assordante grido “presidente! presidente!” quando Lopez Obrador si è affacciato sul palco che dava le spalle al palazzo nazionale. Sullo sfondo campeggiava una grande acquila dorata con le ali spiegate, simbolo della presidenza di Benito Juarez, primo presidente liberale del Messico nel 1857. Amlo, come viene soprannominato Obrador, ha ricevuto la fascia tricolore della presidenza dalla senatrice del Partido de la revoluciòn democràtica Rosario Ibarra de Piedra. Juarez è considerato uno dei fondatori della nazione messicana, simbolo della lotta contro il clero e l’imperialismo francese e nordamericano, mentre Rosario Ibarra e’ un’autorevole e rispettata attivista per di diritti umani contro i crimini perpetrati dall’esercito e dalle forze di polizia durante la guerra contro-rivoluzionaria degli anni Settanta. Due figure di grande trascendenza e carisma nella memoria storica del paese. Il discorso di Lopez Obrador ha toccato 20 punti di un articolato piano d’azione nazionale, che assumono in parte le richieste più radicali della Appo, l’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca, e di numerosi altri movimenti sociali: difesa e incremento dei salari minimi, rifiuto della privatizzazione delle risorse petrolifere, elettriche e della biodiversità, educazione laica e gratuita, sostegno ai migranti e rifiuto del muro tra Stati Uniti e Messico. Ha poi sottolineato il carattere partecipativo e itinerante del suo governo alternativo, che per quattro giorni alla settimana percorrerà, secondo Obrador, tutti i 2500 municipi del paese. Il “neopresidente legittimo”, infine, ha convocato la piazza alle 7 del mattino del primo dicembre per guidare un corteo verso il palazzo legislativo. Qui, secondo il protocollo, il presidente entrante (Felipe Calderòn) dovrà ricevere la fascia tricolore dalle mani del presidente uscente (Vicente Fox).
Il suo discorso ha menzionato il diritto del popolo a cambiare la propria forma di governo e a lottare per la propria felicità, ha espresso una visione repubblicana che si oppone alla tradizione del presidenzialismo autoritario messicano, i cui sostenitori sono stati definiti come “una mafia” e “una minoranza che ha occupato le istituzioni”. Per questo motivo, l’intenzione della maggioranza dei deputati e senatori del Prd è di impedire concretamente l’investitura di Calderon il primo dicembre. L’intransigenza di Lopez Obrador è sostenuta da un movimento di massa, che coinvolge in modo finora inedito la società civile delle classi medie e ampli settori popolari. Tre giorni fa, il quotidiano “El Pais” aveva attaccato duramente Lopez Obrador, giudicandolo un pericolo per il paese. Oggi la piazza denunciava che il proprietario del giornale spagnolo, che altro non è che il cognato di Felipe Calderon, Juan Ignacio Zabala, proprietario di importanti gruppi editoriali di lingua spagnola, ne abbia pesantemente influenzato la linea editoriale a favore dei gruppi di estrema destra messicana rappresentati nel Pan, il Partito di azione nazionale.

Non solo Obrador: Altra campagna e Appo

Da parte loro, tanto l’Altra campagna zapatista come il conflitto aperto dalla Appo a Oaxaca hanno obbligato il leader del Prd a radicalizzare il suo discorso e ad allargare la partecipazione delle basi nei suo progetto politico. Sempre ieri, gli aderenti all’Altra campagna hanno bloccato per due ore il transito del carcere di Almoloya, nello stato del Messico dove sono tutt’ora rinchiusi 30 prigionieri, uomini e donne, vittime della repressione abbattutasi nel maggio scorso sulla comunità autonoma di Atenco, alle porte del Distretto federale. Nel frattempo, in Chiapas, le basi di appoggio zapatiste, con i tipici passamontagna sul volto, hanno bloccato 18 nodi stradali paralizzando per l’intera giornata tutto lo stato e la frontiera con il Guatemala, permettendo un passaggio a singhiozzo per le emergenze.
A Oaxaca, per il secondo giorno consecutivo ci sono stati scontri nel centro cittadino tra la Appo e la polizia federale. Due giorni fa era stato attaccato un corteo di donne che protestavano contro gli abusi sessuali compiuti dalla stessa polizia. Ieri gli scontri sono scoppiati durante un corteo che commemorava la rivoluzione del 1910. I manifestanti hanno eretto nuove barricate e risposto alle cariche con lanci di oggetti, razzi e bombe incendiarie. Gli scontri hanno lasciato un bilancio di 50 feriti, diversi per lanci diretti di lacrimogeni, biglie e sassi da parte della polizia, e cinque fermati, rilasciati poi nel tardo pomeriggio.
La Appo ha confermato la sua volontà di mobilitarsi il 25 e 26 di novembre per assediare la polizia accampata nel centro cittadino, esigere il suo ritiro e la rinuncia del governatore. L’assemblea vuole inoltre sostenere la protesta del primo dicembre nel Distretto Federale con azioni di protesta nello stato di Oaxaca. Intanto, il governatore di Oaxaca Ulises Ruiz, intervenuto nei giorni scorsi a una conferenza di pastori protestanti organizzata per sostenerlo politicamente, ha dichiarato, che “solamente Dio pone e depone i governatori”. I conflitti sociali a Oaxaca e in Chiapas si intrecciano ormai strettamente con il lungo movimento di protesta post-elettorale, in una combinazione dagli esisti imprevedibili. Di certo, le motivazioni della protesta stanno politicizzando rapidamente vasti settori della società messicana.



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