Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


GARIBALDI TANGERINO 21/11/07

CEUTA,MELILLA E LO SCONTRO MADRID RABAT 6/11/07

SORPRESA A RABAT, NON SFONDA IL PJD 10/9/07

MAROCCO, IL PARTITO ISLAMICO CANTA VITTORIA 9/9/07

SOLUZIONE TURCA ALLE ELEZIONI MAROCCHINE? 7/9/07

TANGERI, "PORTA D'AFRICA" RICCA DI CONTRADDIZIONI 30/08/07

MAROCCO, L'IMAM DI TORINO CANDIDATO ALLE ELEZIONI 10/08/07

MAROCCO SOTTO SCACCO 21/4/07

RIQUALIFICARE GLI IMAM, ANCHE DONNE 21/4/07

LIBERTA' SOTTO TUTELA A RABAT 11/2/07

PREGARE SENZA ECCESSI 26/11/06

MAROCCO, LOTTA BIS ALLA CANNA 12/1/06

CONTROESODO MEDITERRANEO 07/10/05

L'ASSALTO AL NUOVO MURO D'EUROPA 07/10/05

UGUALI. DAVANTI ALLA MISERIA 14/2/05

PREGARE SENZA ECCESSI 26/11/06

La Air Maroc alla sfida del velo e della moschea. Ma più che laicità contro islamismo radicale è una guerra per conquistarsi clienti sugli aerei

Ornella Tommasi

Domenica 26 Novembre 2006

Tangeri – Pregare va bene, ma non in fase di decollo o durante i controlli di sicurezza dell’aereo. Nemmeno sparire per mezze giornate nelle moschee degli aeroporti è un comportamento accettabile. Allo stesso modo l’abbigliamento delle impiegate non deve variare rispetto alla divisa regolamentare. Niente velo o hijab, quindi. Queste le regole stabilite dalla Royal Air Maroc, compagnia di bandiera di un paese notoriamente musulmano, e divenute materia di polemiche in seguito alla denuncia di un dipendente, le cui rimostranze sono state immediatamente fatte proprie dal PJD (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), forza islamica moderata con aspirazioni governative alle prossime elezioni.
La compagnia aerea, di cui il re Mohamed VI possiede una buona parte di azioni, è il fiore all’occhiello dell’immagine del Marocco nel mondo e solo recentemente, con l’operazione Open Sky, deve reggere la concorrenza con le altre grandi compagnie internazionali. Comprensibile quindi la preoccupazione della dirigenza, nella persona del presidente Driss Benhima e del Ministro dei trasporti Karim Ghellab, che parlano di regole di management e di necessità di salvaguardare “l’unicità dell’immagine aziendale”. Il riferimento è al fatidico “velo”, inteso “alla marocchina” come il foulard che copre i capelli ma non il volto e che tanto eccita i media occidentali, italiani in testa. Sulla questione, che da queste parti non è certo in cima alle preoccupazioni quotidiane, la Royal Air Maroc ribadisce l’obbligo dell’uniforme per il personale in prima linea nel contatto col pubblico, consentendo invece l’uso di “accessori religiosi” alle impiegate dei settori amministrativi o del call center. In realtà non è nulla di nuovo, visto che pare che la maggior parte delle aziende del paese faccia lo stesso.
Sul fronte del diritto alla preghiera, invece, stando a un protocollo del Consiglio degli Ulema, le norme sono diversificate a seconda delle professioni. E tra i casi più delicati c’è sicuramente quello dei piloti e delle hostess, autorizzati anche durante il Ramadan a digiunare in maniera differenziata, salvo poi recuperare in seconda battuta come avviene per i malati e in generale gli impossibilitati in via transitoria.
“La compagnia facilita in tutto l’assolvimento dei doveri religiosi”, ribadisce Benhima citando le centinaia di viaggi alla Mecca offerti ai dipendenti, le moschee negli aeroporti e l’assunzione degli imam di cui si fa carico. Resta in sordina il collegamento con due licenziamenti clamorosi nell’agosto scorso: le mogli di due piloti della RAM erano sospettate di appartenere alla cellula jihadista Ansar al Madhi che negli aeroporti aveva un suo bacino di reclutamento. Altro che velo.

sul Diario



Powered by Amisnet.org