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OAXACA, LA APPO SCEGLIE LA VIA RADICALE 16/11/06

OAXACA, LA APPO SCEGLIE LA VIA RADICALE 16/11/06

L'assemblea popolare di Oaxaca, fulcro della protesta contro il governatore Ulises Ruiz, ha scelto la posizione radicale. Obiettivo: l'esercizio pieno del potere

Vittorio Sergi

Giovedi' 16 Novembre 2006

Oaxaca (Messico) - Sono passati cinque mesi dal 14 giugno, giorno in cui la polizia ha sgomberato il presidio del sindacato dei maestri e professori nel centro della città di Oaxaca, provocando tre morti e decine di feriti e arrestati. Da allora, il movimento si è allargato alle richieste di tutti i settori popolari: contadini, urbani, indigeni. E ha trovato uno spazio di coordinamento e di auto-rappresentanza nella Appo (l’assemblea popolare dei popoli di Oaxaca). Il primo punto non negoziabile delle richieste del movimento è la deposizione del governatore del Pri, Ulises Ruiz Ortiz. In una lunga lotta di logoramento tra le parti, la barricata è riapparsa a Oaxaca, come mezzo di autodifesa e di controllo del territorio. La antico centro coloniale è diventato in questi mesi la città delle mille barricate, della cooperazione sociale dalle radici indigene e della radicalità politica. Poi il governo federale ha ordinato la repressione, ha dato impunità ai gruppi paramilitari e ha promosso gli omicidi, come quello di Brad Will di Indymedia e di tanti altri. Sono 17 fino a oggi i morti accertati in questo conflitto. Il 29 ottobre la polizia federale preventiva (Pfp) è entrata in città con migliaia di uomini. La resistenza è stata pacifica, la maggioranza della città si è opposta all’occupazione militare scendendo in strada con indignazione. Le donne in questa fase sono state visibili e importanti nell’organizzazione dei presidi, e hanno lottato per spazio nel movimento. Poi è venuta l’esplosione: il tentativo di sgomberare l’università occupata e spegnere l’unica radio in mano al movimento in città, Radio Universidad Am 1400, ha scatenato la resistenza degli studenti, che uniti alla gente dei quartieri si sono scontrati per una giornata con la Pfp e sono riusciti a vincere. Dopo numerosi feriti da entrambe le parti e più di 80 arresti tra i manifestanti, la polizia si è ritirata: le barricate dell’università avevano retto la prova.
L'università è l’ultima isola di autogestione nella città occupata dalla polizia federale. E' da giovani, ragazzi di strada, militanti e gente del quartiere. Non vogliono smobilitarsi, sentono che è necessario mantenere forme di autodifesa e di pressione sul governo. I loro delegati nell’assemblea della Appo chiedono anzi che le barricate vengano ricostruite anche in altri punti della città, per esigere la presentazione dei desaparecidos, la liberazione dei prigionieri e l’uscita della polizia e dell’esercito dalla città. La piazza centrale, lo Zocalo in stile coloniale, è diventato un grande accampamento dove dormono, mangiano e danno mostra di forza migliaia di poliziotti e decine di mezzi. Intanto, la repressione selettiva continua, gli agguati e i sequestri anche. Si contano oggi 38 desaparecidos, 57 arrestati, centinaia di feriti e 17 morti dall’inizio del conflitto. Mentre ordini di cattura per terrorismo sono stati emessi per tutta la dirigenza della Appo e del sindacato dei professori.
Dal 10 al 12 di novembre la Appo ha convocato più di 1700 delegati dalle 9 regioni di Oaxaca per discutere il tipo di organizzazione da dare al movimento e le sue prospettive politiche. Il congresso ha messo in luce differenze forti nel modo in cui questo spazio politico viene inteso. Fin dalle discussioni preliminari, si è manifestata la complessità della composizione del movimento sociale di Oaxaca. Il punto critico è la definizione dell’autonomia e del “governo popolare” che la Appo vorrebbe esercitare nello Stato di Oaxaca. Lo slogan del congresso è stato “todo el poder al pueblo!”. Le basi della organizzazione hanno bocciato le proposte più moderate, che spingevano per un sostegno al Partido de la revolucion democratica (Prd) e un'azione politica all’interno dello Stato per la creazione di un partito. Alla fine ha prevalso, anche se con forti mediazioni, la posizione radicale condivisa dalla maggioranza delle basi indigene, delle donne e delle organizzazioni comuniste e anarchiche: sviluppare la Appo come organismo di auto-governo effettivo nella prospettiva di un esercizio pieno del potere popolare attraverso delegati revocabili.
E’ stato definito anche un nutrito calendario di iniziative politiche e organizzative per continuare a mantenere sotto pressione il governatore e il governo federale. Gli scopi sono il ritiro della Pfp e nuove elezioni nello stato. Sono stati individuati alcuni conflitti strategici: la difesa dell’acqua come bene comune; lotta alla la costruzione del corridoio trans-istmico (“Plan Puebla Panama”) alternativo al canale di Panama, che sta producendo una forte pressione sulle terre indigene tra Quatzacoalcos (Veracruz) e Salina Cruz (Oaxaca), dove dovrebbe correre la ferrovia ad alta-velocità per il trasporto dei container pieni di merci. Intanto, Ulises Ruiz ha iniziato a negoziare la sua rinuncia in cambio dell’appoggio a Felipe Calderon Hijonosa nella difficile giornata del primo dicembre in cui dovrà prendere possesso della sua carica tra le proteste annunciate dal Prd. Oggi il conflitto di Oaxaca, interpretazione originale dello zapatismo, riassume in sé tutte le contraddizioni che lacerano la società messicana.



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