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A Nairobi si inaugura la nuova era della "flessibilità" per far salire sul carro ambientalista anche i paesi più scettici. Ma la Francia non ci sta e propone sanzioni più severe. Un rapporto del Wwf, intanto, rivela che molte specie di uccelli sono a rischio a causa del riscaldamento.
(a sin. pinguini delle Galapagos)

Gabriele Carchella

Mercoledi' 15 Novembre 2006
Dal bastone alla carota. L'Onu ha deciso che è ora di cambiare strategia e di rendere “flessibile” la lotta al riscaldamento globale. Il perché l'ha spiegato il capo del Segretariato per il cambio climatico Yvo de Boer: “Bisogna rendere attraente la partecipazione di altri paesi” a un patto globale. Come dire che il protocollo di Kyoto, così com'è, non funziona. La conferenza di Nairobi potrebbe quindi segnare la fine della filosofia che lo ha ispirato, oltre a sancire il fallimento degli sforzi fatti finora. Il cambio di rotta viene condito con una buona dose di ottimismo: “Si sta cercando un più ampio spettro di opzioni e trovo ciò molto costruttivo”, ha aggiunto de Boer. Ma l'ottimismo scema se si pensa che il nuovo approccio nasce da da una semplice constatazione: il negoziatore Usa Harlan Watson ha detto che il suo paese non intende seguire il percorso cominciato a Kyoto. Né ora né dopo la scadenza del protocollo (2012). La politica della flessibilità, insomma, non è frutto di una libera scelta, ma nasce dalla consapevolezza che senza gli Usa - responsabili di circa un terzo delle emissioni mondiali - si fa poca strada. Certo, si può argomentare che è inutile combattere contro i mulini a vento e che la via del pragmatismo è l'unica che permette di raccogliere risultati concreti. Per di più, il protocollo di Kyoto è sicuramente migliorabile. Ma tra chi critica il patto dopo avervi aderito e chi cerca di mandarlo a monte senza averlo ratificato c'è una bella differenza. Sulla scia del possibile nuovo corso, sono molti gli strumenti alternativi proposti: maggiori investimenti in energie pulite; premi per i paesi in via di sviluppo che contengono emissioni e deforestazione; fine della divisione netta tra paesi ricchi e poveri, con l'introduzione di impegni precisi anche per il “terzo mondo”. Da Nairobi traspare tuttavia la mancanza di volontà politica. In queste condizioni, la nuova flessibilità potrebbe significare solo più libertà di fare ciò che si vuole in barba agli allarmi degli scienziati.

La Francia non ci sta

Da Parigi giunge la prima bocciatura per la proposta di una Kyoto più flessibile. Il primo ministro Dominique de Villepin ha proposto di introdurre tasse “punitive” sulle importazioni dai paesi che hanno rifiutato l'adozione del protocollo di Kyoto. “L'Europa deve usare tutto il suo peso per reagire a questa sorta di dumping ambientale”, ha dichiarato. Il dumping è una pratica di concorrenza sleale che prevede la vendita di prodotti sottocosto. Chi non investe in tecnologie pulite, in effetti, può produrre a costi più bassi e penetrare così i mercati stranieri. In Francia stanno studiano una nuova carbon tax sulle importazioni e la questione ambientale sta guadagnando posizioni nell'agenda politica in vista delle presidenziali del 2007.

Strage nei cieli

Mentre a Nairobi si discute gli uccelli si estinguono. Lo denuncia il Wwf in un rapporto presentato ieri. Il cambio climatico è tropo veloce e non consente ai volatili di mettere in atto strategie di sopravvivenza. Gli uccelli non compiono più le migrazioni di un tempo e appaiono disorientati. Nelle regioni mediterranee, a parere del Ww, se la temperatura aumenterà tra 1,5 e 4,2 gradi centigradi, potrebbero andare completamente perdute entro il 2080 le zone umide costiere, fondamentali per le popolazioni migratorie. In Africa, per esempio, a causa delle gravi siccità sono a rischio la coloratissima Upupa e l'Aquila rapace; in nord Europa l'Uria comune non trova più pesci per nutrirsi a causa del riscaldamento dei mari; il Pulcinella dai ciuffi perde la sua capacità riproduttiva in Canada; nel santuario delle Galapagos, il pinguino delle Galapagos non trova cibo a sufficienza.

Pubblicato oggi sul Manifesto



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