Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


GLI ISLAMISTI BLOCCANO ISLAMABAD

Occhio per occhio, stupro per stupro

Edhi, il benefattore privato con un occhio alla cosa pubblica

PUGNO DI FERRO DOPO LAHORE

PAKISTAN, STRAGE A PASQUA

NUOVA STRAGE A SCUOLA IN PAKISTAN

IL GRANDE GIOCO IN PAKISTAN

LA GUERRA INFINITA DI PAKISTAN E AFGHANISTAN

Seymour Hersh e la morte di bin Laden

Giustizia per Malala ma non per tutti

L'"ERRORE" CHE HA UCCISO GIOVANNI LO PORTO

PESHAWAR, IL GIORNO DOPO

PESHAWAR, CRONACA DI UN MASSACRO

STRAGE DI WAGAH, NUOVI GRUPPI VECCHIE STRATEGIE 3/11/14

DOMENICA DI SANGUE A KARACHI 10/6/14

MUSHARRAF FRA TRE FUOCHI 15/11/06

La necessità di rispondere ai desiderata dei suoi alleati occidentali che premono per far pulizia; la necessità di negoziare nelle aree tribali per riportare un po' di pace nella turbolenta regione occidentale; il desiderio di guadagnare appoggi per la rielezione. Ma secondo diversi osservatori, il “laico” Musharraf avrebbe ceduto troppo ai turbanti

Emanuele Giordana

Mercoledi' 15 Novembre 2006


Ormai il Pakistan di Pervez Musharraf appare sempre più come l'anello debole della guerra al terrorismo scatenata dopo l'11 settembre. Anello ancor più debole dopo che, a ridosso degli accordi con i neotalebani e i capi clan delle aree tribali, la provincia del NordOvest ha appena varato una legge che rende più effettivo il controllo degli islamisti sulla moralità delle popolazioni locali. Un regalo ai radicali.
Dopo le Torri gemelle gli Stati Uniti, che con Islamabad avevano sempre avuto rapporti difficili (per l'antica amicizia dei pachistani con Pechino), puntarono su Musharraf per un semplice motivo: senza le sue basi logistiche, la guerra in Afghanistan sarebbe stata impraticabile. Da allora George Bush fece digerire al Congresso un notevole aumento della spesa militare americana verso il Pakistan e rinsaldò la fragile immagine di Musharraf nel consesso mondiale, dove il presidente generale cercava e trovò consensi. Va detto, a onore di Musharraf, che l'ex capo delle forze armate (che ha in realtà conservato la carica nonostante le promesse di lasciarla) credeva davvero a una nuova politica pachistana che potesse tagliare l'ormai tradizionale patto scellerato che aveva legato sia la leadership di Benazir Bhutto sia quella di Nawaz Sharif (le due precedenti al golpe) agli islamisti di casa che, proprio durante il governo di Benazir, avevano allevato e fatto crescere, con le cure dei servizi segreti, il fenomeno degli “studenti coranici” meglio noti come talib o talebani. Il fatto è che Musharraf, dopo essersi impegnato (e aver perso uomini) nella guerra ai mujaheddin di casa., ha poi dovuto scendere a più miti consigli.
In Pakistan, specie nelle due province del NordOvest e del Beluscistan (al confine con l'Afghanistan), i conti bisogna farli con la coalizione di cinque partiti islamisti (Muttahida Majlis-e-Amal o Mma) al governo dal 2002 nelle due amministrazioni, anche con l'appoggio del partito vicino a Musharraf, la Lega musulmana del Pakistan (Pml Quaid-e-Azam). In vista delle prossime elezioni, per evitare troppe turbolenze nelle aree tribali della frontiera ed evitare di perdere altri soldati impegnati nella guerra sul confine, il governo ha scelto la strada del negoziato che nel Waziristan, una delle basi logistiche dei talebani afgani in Pakistan, ha probabilmente evitato ulteriori guai all'esercito pachistano ma non ha impedito alla guerriglia “ospite” in Pakistan di continuare a farne in Afghanistan. La scelta negoziale, per certi versi una strada obbligata, è stata molto criticata e alla fine ha rivelato quello che molti adesso definiscono una sorta di “doppio gioco” del presidente: contro i radicali a parole e sulla scena internazionale, disposto a scendere a patti coi talib tra le mura di casa.
Il fatto è che Musharraf si trova tra due fuochi, anzi tre : la necessità di rispondere ai desiderata dei suoi alleati occidentali che premono per far pulizia; la necessità di negoziare nelle aree tribali per riportare un po' di pace nella turbolenta regione occidentale; il desiderio di guadagnare appoggi per la rielezione. Ma secondo diversi osservatori, il “laico” Musharraf avrebbe ceduto troppo ai turbanti. L'ultima novità è la legge appena passata all'assemblea della provincia della Frontiera del NordOvest, il controverso Hasba bill, descritto come il cedimento legale ai custodi delle virtù talebane. La legge è passata tra l'altro, notava il quotidiano pachistano The Dawn (va riconosciuto a Musharraf che con lui il Pakistan ha conosciuto una maggior libertà di stampa ed espressione), anche coi voti dei “cosiddetti partiti liberali”, tra cui quello di un deputato della Lega musulmana. La legge, seppur rivista dopo una prima bocciatura della Corte suprema nel 2005, grazie anche alle pressioni di Musharraf, istituisce una sorta di controllore della virtù col compito di proteggere i valori dell'islam, non solo dai cattivi fedeli ma anche dalle azioni governative o amministrative ritenute lesive dei codici della sharia. Un brutto segnale anche se la legge potrebbe non essere controfirmata dal Governatore della provincia aprendo una nuova frattura nella politica interna pachistana tra secolaristi e islamisti che, negli ultimi mesi, sembrano aver riacquistato nuovo vigore.
In agenda di notizie buone, in questi giorni, ce n'è solo una: la ripresa dei colloqui di pace tra Islamabad e Delhi ricominciati ieri. Anche se, a fronte di molte speranze, le illusioni di una rapida soluzione appaiono lontane.



Powered by Amisnet.org