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RUSSIA, GLI AFFARI ARMATI DELL'ORSO 2/11/06

La Russia ha superato gli Stati Uniti nel volume di esportazioni belliche verso i paesi in via di sviluppo

Enzo Mangini

Giovedi' 2 Novembre 2006

L’Orso è tornato a mostrare le unghie. E ad esportarle. Secondo i dati della relazione annuale sul mercato delle armi, curata dal centro ricerche del Congresso statunitense, la Russia ha superato gli Stati Uniti nel volume di esportazioni belliche verso i paesi in via di sviluppo. La quota di mercato delle armi made in Usa, dice il Congresso, è scesa tra il 2004 e il 2005 dal 35,4 al 20,5 per cento. Un calo drastico dovuto alla ripresa in grande stile dell’export bellico russo e all’aumento altrettanto vertiginoso delle esportazioni europee, guidate dalla Francia, ormai saldamente al terzo posto nella poco invidiabile classifica dei paesi esportatori di armi.
Nel biennio preso in considerazione, le esportazioni russe verso paesi considerati dal Congresso come «in via di sviluppo» sono salite da 5,4 miliardi di dollari a 7 miliardi.
A preoccupare di più i parlamentari statunitensi, però, non è tanto la quantità delle esportazioni belliche, quanto la qualità. Della merce e, soprattutto, dei clienti.
A guidare la classifica dei migliori acquirenti, di armi russe e non solo, c’è l’India che ha speso in armi 5,4 miliardi di dollari, seguita dall’Arabia Saudita [3,4 miliardi] e dalla Cina [2,8]. Il contratto principale tra Mosca e Pechino riguarda le aerocisterne: otto Il-78M per rifornire in volo i caccia in modo da estenderne il raggio d’azione. E costringere – dice lo studio del Congresso – le portaerei statunitensi a operare più lontano dalle coste cinesi, in caso di azione militare per difendere Taiwan.
Al quarto posto della gun parade c’è l’Iran che ha concluso nel 2005 due importanti contratti. Il primo riguarda la fornitura di 29 missili terra-aria Sa-15 Gauntlet, in grado di impensierire i caccia statunitensi. Il secondo, invece, è per l’aggiornamento dei caccia Mig-29 e dei cacciabombardieri Sukhoi Su-24, punte di diamante dell’aviazione militare iraniana nonché vetrina della produzione aeronautica russa. E, per ciò che interessa agli Stati Uniti, spina dorsale della difesa dei cieli iraniani. La Russia si è anche impegnata ad ammodernare i carri armati T-72 in dotazione alle forze corazzate iraniane, che evidentemente non vogliono far credere ai pianificatori militari del Pentagono che un’eventuale invasione terrestre, peraltro improbabile, possa essere una passeggiata.
Le preoccupazioni statunitensi sono alimentate anche da recenti «scoperte». Per esempio, durante la guerra tra Israele ed Hezbollah, nell’estate scorsa, i carri armati israeliani Merkava, considerati tra i migliori del mondo, sono stati messi in seria difficoltà dai sistemi anticarro a spalla russi Rpg-29, che gli Hezbollah avrebbero avuto – secondo il Congresso – attraverso l’Iran o la Siria.
Se l’Iran è la principale preoccupazione a breve termine, il Congresso è però più allarmato per il trend di modernizzazione delle forze armate cinesi, le uniche che, nel lungo periodo, possono essere una vera sfida per il Pentagono. Il divario tecnologico è ancora enorme, soprattutto per quanto riguarda la marina, tuttavia, segnala il rapporto, i segnali sono chiarissimi. Pechino sta puntando a ottenere da Mosca i prodotti più avanzati, come i nuovi cacciabombardieri Su-27, che sono oggetto di una intensa trattativa per cercare di avere oltre al prodotto finito, anche un piano industriale di produzione in loco.
Le conseguenze di questa corsa alle armi sono preoccupanti, nel medio-lungo periodo. Nel breve, però, si limitano a spot, commerciali e politici della Casa Bianca. Washington infatti usa i dati del Centro studi del Congresso per cercare di convincere i paesi alleati dal Golfo al Giappone, a spendere di più. E, naturalmente, a comprare americano.



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