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IL FANTASMA DI BIN LADEN 24/9/06

Dopo che il giornale francese L'Est Republicaine ha pubblicato un’indiscrezione secondo cui i servizi francesi avrebbero saputo dai colleghi sauditi che bin Laden è defunto, la caccia alla conferma si è scatenata. Ma per ora il mistero resta

Emanuele Giordana

Domenica 24 Settembre 2006

Se bin Laden è vivo o morto resta come sempre un mistero. Ma dopo che un giornale francese ha pubblicato un’indiscrezione secondo cui i servizi francesi avrebbero saputo dai colleghi sauditi che bin Laden è defunto, la caccia alla conferma si è scatenata. Ma conferme, a parte quella ufficiale francese che non ha smentito il rapporto, per ora non c’è ne sono. Fonti saudite chiariscono che Osama è vivo ma moribondo. Gli americani non tolgono e non aggiungono. Il mistero resta.
Certo è che l’avventura della primula rossa islamica continua ad appassionare. Un’avventura che comincia a Peshawar, la capitale pachistana della Provincia della frontiera del Nordovest, negli anni Ottanta. E’li che nasce l’idea di Al Qaeda, la base. Osama vi arriva che ha poco più di vent’anni e un solido patrimonio alle spalle. Nato in Arabia saudita nel 1957 da padre yemenita e madre siriana, vive un’adolescenza agiata e, durante gli anni di studio, si avvicina alle tesi dei Fratelli musulmani. Con l’invasione dei russi in Afghanistan Osama si trasferisce in Pakistan e diventa l’uomo attraverso cui i servizi pachistani, americani e sauditi fanno arrivare armi e finanziamenti ai mujaheddin, per i quali bin Laden diventa più che un amico. Ma al suo ritorno a Riad le cose sono cambiate.
La monarchia dei Saud teme il suo rigore anche perché a Osama non è piaciuto che i sauditi abbiano concesso a truppe straniere di avere basi nella terra che ospita la Mecca. Da Riad viene espulso nel 1991 e più tardi, mentre ha eletto domicilio nel Sudan islamista, gli congela i beni. Osama è costretto a trasferirsi altrove e sceglie gli amici afgani, ma è entrato ormai in rotta di collisione anche con gli Stati Uniti, considerati la radice di ogni male che colpisce l’islam. E, dopo gli attentati simultanei del 1998 contro le ambasciate Usa in Tanzania e Kenia, entra definitivamente nel mirino.
Gli americani colpiscono con bombardamenti mirati sia l’Afghanistan che il Sudan: nella capitale sudanese distruggono una fabbrica di medicine che si crede essere la sua base logistica. Contemporaneamente il bombardamento delle basi talebane al confine tra Pakistan e Afghanistan è l’avvertimento che lo sceicco di Al Qaeda è ritenuto il responsabile delle stragi. Poi arriva l’11 settembre, con l’attacco alle torri gemelle che bin Laden rivendica con un video, come non aveva fatto con gli attentati alle ambasciate. Essere ospite del regime talebano non lo salva. L’emirato talebano viene attaccato, dopo che è fallito il negoziato per la sua consegna agli americani, e il governo islamico del suo amico mullah Omar viene messo in fuga. Ma sia lui che Osama sfuggono alla caccia e riparano nella cintura tribale pachistana, al di là del confine afgano.
Da allora in poi è buio pressoché totale. Si sa che lo sceicco deve sottoporsi a dialisi e che forse non ha più molto denaro. Mullah Omar continua a proteggerlo, visto che ha sposato anche una delle figlie di Osama, ma forse la sua leadership vacilla. Appare in video l’ultima volta nell'inverno del 2004, poi affiderà a messaggi sonori le sue maledizioni contro il nemico americano, occidentale, sionista. Dove sia davvero non si sa: i servizi segreti lo danno in Waziristan, nell’area tribale pachistana, oppure a Karachi, grande alveare umano e porto nel Sud del Pakistan, da cui sarebbe addirittura fuggito, si dice, facendo rotta per la Somalia. Ma sono solo speculazioni, indiscrezioni, sentito dire. Come quelle di queste ore. Tanto che sono in molti a pensare che Osama sia davvero già morto da diverso tempo e che nessuno abbia interesse, per ora, a farlo sapere.

Articolo uscito su La Sicilia



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