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LA PATATA BOLLENTE DELLA DIPLOMAZIA VATICANA 16/9/06

Le reazioni che dai paesi musulmani stigmatizzano il discorso di Benedetto XVI sull’islam sono una brutta gatta da pelare per i due nuovi nominati ai vertici vaticani: il card. Tarcisio Bertone e il sottosegretario per i rapporti con gli stati (il “ministro degli esteri”), arcivescovo Dominique Mamberti. Il primo ostacolo da superare riguarda il previsto viaggio in Turchia del Papa

M.D.C.

Sabato 16 Settembre 2006

Il viaggio del papa in Turchia è la prima patata bollente nelle mani del nuovo establishment vaticano. Proprio ieri papa Ratzinger ha nominato, infatti, due fra i suoi più stretti collaboratori in ruoli-chiave della Santa sede: nuovo segretario di stato (una sorta di “primo ministro”) è il card. Tarcisio Bertone, mentre sottosegretario per i rapporti con gli stati (il “ministro degli esteri”) è l’arcivescovo Dominique Mamberti. Ma, mentre le porpore e le tonache festeggiavano l’avvicendamento in un sontuoso pranzo nella residenza papale di Castelgandolfo, arrivavano le reazioni che dai paesi musulmani stigmatizzavano il discorso di Benedetto XVI sull’islam. Una bella gatta da pelare per i due nuovi nominati. Non sarà facile per due neofiti: Bertone ha tanta esperienza pastorale ma è un novellino della diplomazia; Mamberti è un ex nunzio molto giovane, (54 anni) da molti ritenuto inesperto.
Si vedrà allora come sapranno gestire questo momento critico, la prima autentica crisi del pontificato ratzingeriano. Soprattutto perché all’orizzonte si profila un viaggio che già si presentava come molto delicato, e che oggi lo diventa ancora di più: la visita del pontefice in Turchia. Sul viaggio già si addensavano nubi oscure: è circolato infatti fra il pubblico turco un romanzo giallo, che ha scalato le classifiche, dal significativo titolo : “Attentato al Papa: Chi assassinerà ad Istanbul Benedetto XVI?”. Il nunzio apostolico e i vescovi erano preoccupati che il testo potesse ispirare il gesto inconsulto di qualche sconsiderato contro il papa. Anche perché, dopo l’uccisione di don Andrea Santoro, preti e religiosi cattolici in Turchia girano accompagnati da una guardia del corpo. Insomma, già si trattava di un milieu non proprio accogliente. Ma Ratzinger intende visitare il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo (ecco il vero scopo del viaggio), per riannodare i fili con la cristianità ortodossa. Dunque si era detto disposto anche a correre qualche rischio personale, confidando nei servizi di sicurezza predisposti dal governo turco.
Ora tutto si fa più difficile. Il discorso di Ratzinger a Ratisbona ha scatenato reazioni che giungono fino chiedere l’annullamento del viaggio. Sul quotidiano turco Milliyet il responsabile governativo degli affari religiosi, Ali Bardakoglu, definisce le parole di Benedetto XVI “provocatorie e ostili” e lo ritiene ospite indesiderato, mentre su altre pagine il papa viene definito “conservatore anti-islamico”. La propaganda anti-cristiana è aumentata e anche le comunità locali sembrano preoccupate. Intanto il programma del viaggio apostolico è ufficiale: il papa dovrebbe trattenersi in Turchia dal 28 novembre al 1° dicembre (un giorno in più del previsto, proprio per organizzare un incontro con i cattolici locali). Sarà a Istanbul, dove incontrerà i leader politici e visiterà il museo storico di Santa Sofia (prima basilica, poi moschea, infine trasformata in museo da Ataturk). Il 30, festa di sant’Andrea, Ratzinger assisterà alla liturgia presieduta dal Patriarca, al termine della quale sarà firmata una dichiarazione congiunta. Poi tappa a Efeso, come i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, per visitare la piccola casa sul mare Egeo dove si dice che la madonna abbia trascorso gli ultimi anni di vita.
La grande attesa dei cristiani potrebbe però essere delusa. Il viaggio di Benedetto XVi è tutt’altro che certo. Nei sacri palazzi i “nuovi governanti” non avranno nemmeno il tempo di ambientarsi. Le urgenze premono e la diplomazia vaticana dovrà fare del suo meglio per cercare di risalire la corrente. Credibilità e fiducia sembrano colate a picco. Perchè Ratzinger, definito “il papa che sa ascoltare” ha continuato ad elaborare i suoi discorsi in perfetta solitudine, bypassando consulenti, e collaboratori. Un’abitudine che sarà dura da eliminare, ma che nei sacri palazzi comincia a essere percepita come inopportuna e pericolosa. Anche per le segnalazioni giunte dalle chiese locali di tutto il mondo. Dove le comunità cristiane non vogliono passare la vita nel terrore di subire ritorsioni. Per questo maggiore attenzione devono averla anche Oltretevere, nella cittadella fortificata dove si vive calmi e tranquilli.












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