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GRAZIE A DAMASCO 13/6/06

Un commando terrorista ha tentato un attacco suicida all’ambasciata americana, nel quartiere “diplomatico” di Rawda, a pochi metri dalla nostra rappresentanza nella capitale siriana. Fallito. Gli Usa ringraziano il "nemico"

Lettera22

Mercoledi' 13 Settembre 2006


Damasco – Almeno due macchine, una delle quali bloccata prima che potesse esplodere, e un arsenale di tutto rispetto: bombe a mano, mitragliatori, granate, esplosivo. Così ieri mattina a Damasco un commando terrorista ha tentato un attacco suicida all’ambasciata americana, nel quartiere “diplomatico” di Rawda, a pochi metri dalla nostra rappresentanza nella capitale siriana. Il bilancio è di almeno tre morti nel commando e uno tra le forze di sicurezza. Che hanno agito con rapidità e che adesso, dopo aver sigillato la zona, presidiano il quartiere dove nel pomeriggio era già tornata la calma. Un attentatore è stato ferito e si trova agli arresti. Tra il personale dell’ambasciata Usa (dove non risiede un ambasciatore) vi sarebbe un solo contuso mentre sarebbero oltre una decina le persone ferite, tra cui due agenti della sicurezza e funzionari della vicina ambasciata cinese e irachena. Non si segnalano invece feriti gravi tra i passanti anche se la vicenda si poteva trasformare in una strage: di fronte alla zona dell’attacco si trova infatti una scuola elementare della Damasco benestante e si potevano vedere ancora le auto dei genitori venuti a portar via i bambini mentre la scuola veniva presidiata dalla polizia in assetto di guerra.
La dinamica dell’attacco alla sede americana è ancora incerto e del resto, alle 13, la polizia aveva già ordinato di ripulire tutta la strada antistante l’ambasciata col getto degli idranti, eliminando così le prove dell’attentato. I marciapiedi circostanti erano pieni di bossoli e i muri di cinta restano segnati dai colpi delle pallottole mentre polizia, servizi segreti ed esercito pattugliano l’intera area non lasciando avvicinare nemmeno la stampa accreditata siriana. L’attacco sembra essere avvenuto su un lato dell’ambasciata, e precisamente su quello che dà sulla sede diplomatica irachena e cinese. La strada mostra ancora i segni delle bruciature dei veicoli esplosi mentre sulla cinta esterna del muro e su di una piccola porta che dà sulla via si leggono i segni evidenti della sparatoria che si sarebbe protratta con un inseguimento di almeno due jihadisti fuggiti in un edificio vicino.
Il personale che lavora all’ambasciata italiana, che si trova giusto sulla strada posteriore a quella dell’ambasciata Usa e dove la gente in attesa del visto si mette in coda, riferisce di aver sentito una forte esplosione e poi gli spari. In tutto una mezz’ora di battaglia. Poi sono intervenuti i carabinieri che hanno portato tutto il nostro personale al sicuro. Testimonianze oculari, come del resto alcune fotografie, raccontano di molto sangue per terra in corrispondenza della guardiola della polizia siriana a protezione dell’ambasciata degli Stati Uniti. Protezione che ha funzionato e per la quale lo stesso segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha avuto parole di elogio, mentre il portavoce della Casa Bianca Tony Snow si è spinto ad augurarsi che la Siria diventi un “alleato” degli Usa. Altra musica dall’ambasciata siriana a Washington, che ha accusato gli Usa di incoraggiare estremismo e terrorismo in Medio oriente. Non è la prima volta che un’ambasciata entra nel mirino degli integralisti islamici (il commando è stato udito lanciare slogan religiosi) e in passato era toccata a quella canadese.
La paternità dell’attentato è incerta. Fonti di stampa accreditano la tesi di Al Qaeda ma altre voci puntano l’indice su Jund as sham (esercito di Damasco) che ha un passato turbolento. E’ un gruppo palestinese sunnita radicale che questa estate attaccò la sede della televisione siriana senza successo. C’è anche chi riferisce un altro particolare che riguarda invece l’attività dell’ambasciata e il party che, le sera prima, sarebbe stato organizzato dal nuovo chargé d’affaire americano a Damasco. Non vi avrebbe partecipato alcun responsabile ufficiale siriano. Al contrario, si dice, vi sarebbero stati, tra gli invitati, membri dell’opposizione, o supposti tali.



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