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SVOLTA TALEBANA 6/9/06

Accordo tra Islamabad e le milizie tribali del Waziristan. Con mediazione islamista

Emanuele Giordana

Mercoledi' 6 Settembre 2006

Ufficialmente la cosa era nelle mani di un deputato locale, membro del Consiglio degli anziani e autorizzato a parlare per conto di Islamabad. E’ stato lui, Haji Nek Zaman, ha dare ai giornalisti i dettagli dell’accordo di Miranshah, la capitale tribale del Waziristan del Nord, aree tribali a maggioranza pasthun della Provincia della frontiera del Nord-Ovest, al confine dell’Afghanistan. L’accordo, siglato con le cosiddette milizie talebano-pachistane e con i buoni auspici della fazione del partito islamista Jamiat-i-Ulema-i-Islam (Jui) che fa capo a Fazlur Rehman (e che governa, con altri quattro, in due province del paese) dice poche ma sensibili cose. Che i talebani “locali” smetteranno di infilarsi oltre la frontiera pachistana in Afghanistan e che dovranno dare il benservito agli “ospiti” arabi, ceceni, centroasiatici che vivono nel Waziristan Nord e Sud, la zona più sensibile della Provincia e dove le milizie talebane hanno la loro roccaforte più importante. Gli “stranieri” potranno andarsene o diventare contadini e pastori ma insomma smettere di fare quel che fanno. In cambio il Pakistan si impegna a ritirare parte dei suoi uomini dell’area. Accordi “minori” riguardano prigionieri, amnistia e status della regione. E anche il rapporto che i talebani locali hanno e avranno col partito islamista che, in un certo senso, dovrà sorvegliarli, tenerli a freno o comunque diventarne l’interlocutore dialettico. Accordo importante. Che dice tutto e niente.
Il negoziato riguarda infatti i talebani-pachistani ma non esattamente i fratelli afgani. Il che, nel mondo dei pasthun, un’etnia che, pur con le dovute differenze tribali, ha una forte componente identitario, significa che verrà meno l’appoggio militare ma non certo quello tribale ai cugini di mullah Omar. Si chiuderebbe però il contenzioso con gli “stranieri” di Al Qaeda, ormai nei ranghi dell’eterogenea guerriglia pashtun che mena i suoi attacchi dalle basi oltre frontiera, sin dai tempi della guerra contro i russi.
L’accordo però dice alcune altre cose importanti. Intanto avviene alla vigilia di un viaggio di Musharraf a Kabul. I rapporti tra i due paesi sono tesi e le accuse afgane a Islamabad (aver riarmato i talebani), sono diventate un serio ostacolo. In secondo luogo, l’accordo di Miranshah segue a un negoziato precedente tra i pachistani e americani. La riunione avviene il mese scorso a Kabul dove Islamabad invia il vice capo di stato maggiore dell’esercito generale Ehsan Saleem Hayat, a ridosso dell’incontro della Commissione Tripartita (Afghanistan, Pakistan, forze Usa e della Nato). A sua volta la riunione ha un seguito in Pakistan dove si reca il generale americano John Abizaid del Comando centrale delle forze americane. Per evitare che i soldati stellestrisce spingano sull’acceleratore delle azioni in territorio pachistano, di cui già si sono avuti diversi “avvertimenti” aerei, i pachistani si impegnano a ridefinire il tracciato della porosa frontiera disegnata sulla Durand Line, voluta dall’Impero britannico e da allora divenuto uno dei confini più invisibili e virtuali del pianeta. In sostanza Islamabad si impegna ad evitare le infiltrazioni in Afghanistan dal suo territorio. Ma per farlo ha bisogno di un accordo formale coi capi tribù. Cosa Islamabad abbia di fatto pagato non si sa. Certo è che il primo pegno è politico e si dovrà saldare quando, alle prossime elezioni, Musharraf chiederà l’appoggio degli islamisti cui ha consegnato la tutela e il rapporto con i territori tribali.
Cosa succederà nell’immediato resta tutto da definire. Si prospetta certamente una difficoltà per i talebani afgani, che avranno meno appoggi e si prospetta invece un miglioramento nelle quotazioni del partito di Maulana Fazlur Rehman, reduce dalle difficoltà che il suo Jui incontra nel vicino Belucistan dove è appena stato messo sotto accusa dagli indipendentisti dell’altra turbolenta provincia, anch’essa rifugio per talebani afgani, ma in questi giorni in movimento per tutt’altri motivi che non la guerra d’Afghanistan. Sembra anche di capire che la forza degli “stranieri” al soldo dello sceicco del terrore sia ormai al lumicino. L’accordo segna però solo un passo intermedio in un conflitto, quello in Afghanistan, che si è spaventosamente allargato fino a lambire i territori tribali pachistani per spostarsi poi a Karachi o nella stessa Islamabad. Al momento il Pakistan attraversa uno dei periodi più difficili della sua già difficile storia. Un accordo coi talebani locali è al momento l’unica soluzione che a Musharraf è apparsa possibile. Passando per il gruppo politico che gli ha creato sempre i maggiori

Uscito anche su il riformista



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