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Per i giudici dell’Istituo Federal Electoral del Messico non c'è stata frode nello scrutinio delle elezioni presidenziali: la vittoria va al candidato di destra Felipe Calderon. Ma la sinistra di Lopez Obrador non ci sta, e annuncia che si farà sentire. Nelle piazze (nella foto, Felipe Calderon)

L.S.

Mercoledi' 30 Agosto 2006

Amlo non può essere presidente. La vittoria alle elezioni presidenziali del Messico va a Felipe Calderon, il candidato della destra gradito all’attuale presidente Vicente Fox. Ieri l’Istituo Federal Electoral del Messico ha respinto le contestazioni seguite allo scrutinio delle elezioni presidenziali del 2 luglio scorso dal Prd (Partido de la revolución democrática), che sostiene l’ex sindaco di Città del Messico Andrés Manuel Lopez Obrador. Il 6 luglio, dopo uno scrutinio troppo lungo e ‘sospetto’ secondo il Prd, che aveva visto in un primo tempo un vantaggio della sinistra, la commissione elettorale aveva dichiarato vincitore Calderon, leader del PAN (Partido de Acción Nacional), con uno scarto del 0,57. Il Prd aveva allora gridato alla frode, denunciando la scomparsa di 3 milioni di voti e invocando il riconteggio. Mentre Fox si schierava apertamente con Calderon, tra polemiche infuocate.
Per i giudici la frode non c’è, semmai solo qualche ‘irregolarità’ che tuttavia non altera il risultato. Il giudizio espresso ieri dal tribunale è inappellabile, e il nuovo presidente dovrebbe essere proclamato ufficialmente il prossimo 6 settembre. Il Pan, che ha già conquistato il parlamento (ottenendo per la prima volta la maggioranza relativa in entrambe le camere), festeggia. Anche Washington tira un sospiro di sollievo: la politica neoliberista del Pan, che segue i dettami di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, fa comodo in un Sud America che va sempre più a sinistra.
Ma Amlo non ci sta. E ha giurato che non mollerà. Ieri davanti a migliaia di sostenitori - che ormai da mesi si riuniscono quotidianamente in ‘presidio’ nel centro di Città del Messico - ha denunciato la manipolazione del verdetto, parlando di “presidenza illegittima” che la sinistra “non accetterà mai”. Ha fatto persino balenare l’ipotesi di formare un governo parallelo, e annunciato proteste massicce su scala nazionale. Proteste che del resto sono il ‘pezzo forte’ del Prd. Non va dimenticato che il riconteggio è stato accettato solo in seguito alle massicce manifestazioni organizzate dai sostenitori del Prd, i militanti della coalizione Per il Bene di Tutti, che hanno dato avvio a uno dei più grandi movimenti di resistenza civile degli ultimi decenni di storia messicana. Ed era stato grazie all’appoggio di centinaia di migliaia di sostenitori che Obrador era riuscito ad evitare di essere estromesso dalla corsa alla presidenza per questioni ‘burocratiche’.
Amlo spera in un “effetto arancione”? Di certo sa di poter contare su migliaia di sostenitori dalle classi meno abbienti, come sui piccoli proprietari terrieri danneggiati enormemente dalle politiche di Fox. Del resto, proprio la piazza è sempre più protagonista in Messico negli ultimi tempi: mezzo di espressione per eccellenza dei numerosissimi movimenti popolari e di base che difficilmente trovano voce nei canali ufficiali. Lo dimostra il caso di Oaxaca, dove una semplice protesta locale si sta trasformando in un rovente caso nazionale, che mette a rischio la stabilità del paese. Tutto comincia il 22 maggio, quando alcune migliaia di insegnanti scioperano e sfilano in città per chiedere un aumento di salari e aiuti per i propri studenti, privi dei minimi strumenti di apprendimento. Al rifiuto di lasciare la piazza, il governatore dello Stato Ulises Ruiz invia in strada un migliaio di agenti, che danno sfogo a violenze, maltrattamenti e percosse contro gli “insegnanti ribelli”. La piazza a questo punto si è gonfiata, e organizzata sotto il nome di Appo (Assemblea popolare del popolo di Oaxaca) ha cominciato a invocare a gran voce le dimissioni di Ruiz, accusato di aver falsificato le ultime elezioni e di reprimere il dissenso. In tre mesi la protesta è degenerata in guerriglia urbana: decine di migliaia di persone in piazza, blocchi stradali, sfilate di donne “cacerolere”. Mentre l’occupazione di stazioni radio e televisive locali da parte di Appo “per diffondere messaggi rivoluzionari” è finita qualche giorno fa in tragedia con un misterioso incendio che ha lasciato alcune vittime. A questo punto Ruiz e gli imprenditori locali hanno invocato l’aiuto di Fox. Ma per il presidente uscente Oaxaca è solo un ‘affare locale’. Si può star certi che la piazza messicana si farà sentire ancora.

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