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Torna uccel di bosco Fathur Rohman al-Ghozi, indonesiano, considerato uno dei capi della rete islamista Jemaah Islamiyah, indicata come la cupola che ha ordito la bomba al Sari Club di Bali

Emanuele Giordana

Giovedi' 3 Luglio 2003
Chiudono in gabbia un uccellino e gliene scappa un altro. Anzi tre. L’imbarazzante vicenda per l’antiterrosimo filippino, porta il nome di Fathur Rohman al-Ghozi, indonesiano, considerato uno dei capi della rete islamista Jemaah Islamiyah, indicata come la cupola che ha ordito la bomba al Sari Club di Bali (oltre 200 morti nell’autunno 2002). La sua evasione in luglio dal carcere della capitale in compagnia di due compagni, ha guastato i festeggiamenti per la cattura di Mukhlis Yunos, arrestato a fine maggio e considerato uno dei possibili “pontieri” tra la rete di Al Qaida, il controverso gruppo radicale della Jemaah, diffuso in tutto il Sudest asiatico secondo gli inquirenti, e la potente organizzazione armata del Fronte islamico Moro di liberazione (Milf). Con cui Manila sta trattando un complesso negoziato di pace. Mukhlis, tra l’altro, era accusato della medesima strage di dicembre per cui era sotto inchiesta anche al-Ghozi. Un pasticcio davvero antipatico nel fronte asiatico della guerra la terrorismo su cui gli americani, potenti alleati di Manila, sono particolarmente sensibili e sul quale hanno investito soldi e operativi militari.
Rinchiuso nelle carceri della capitale e presunto responsabile dell’esplosione che nel dicembre 2000 uccise 22 persone a Manila, al-Ghozi se l’è data a gambe con due filippini non meno temibili: Abdul Edris e Merang Abate. Entrambi sono accusati di far parte di Abu Sayyaf, una costola impazzita del movimento islamico armato dell’arcipelago. Merang, in particolare, è indicato come uno dei capi del gruppo diventato famoso con una serie di clamorosi sequestri di gruppo culminati, spesso, con la morte degli ostaggi: tra cui spesso figuravano stranieri.
L’arresto di Mukhlis era stato considerato un vero e proprio successo dell’intelligence filippina. Che adesso viene ridimensionato. Esperto in esplosivi, training in Afghanistan nel curriculum, Mukhlis dovrebbe essere l’anello che congiunge la rete di Al Qaeda alla nebulosa della Jemaah, fino all’esercito del Milf. A lui sarebbe imputata la svolta stragista di cui l’organizzazione capeggiata da Salamat Hashim si sarebbe resa colpevole a partire da quest’anno, e in netta antitesi con una decennale tradizione guerrigliera ostile però al terrorismo. Il Milf ha sempre negato: sia i rapporti con Al Qaeda che quelli con Mukhlis, nonché la piega dinamitarda estranea alla sua strategia. Che effettivamente ha suscitato perplessità.
Attualmente Manila e il Milf, un gruppo attivo nell’arcipelago dagli anni Settanta, si trovano in una situazione di stallo negoziale. Né i diversi attentati avvenuti nei mesi recenti nell’isola di Mindanao hanno aiutato le parti a superare l’impasse. La tentazione di pensare che dietro alla “svolta” stragista del Milf ci sia una provocazione studiata a tavolino è forte. Come sembra evidente il fatto che lo stallo del processo di pace può facilmente favorire gruppi e gruppuscoli della galassia radicale in cerca di nuove alleanze dopo la rotta afgana.
Se al-Ghozi non fosse diventato uccel di bosco (e riesce ancora difficile capire come sia potuto evadere tanto facilmente), un confronto con l’amico Mukhlis avrebbe forse fatto parecchia luce. Anche perché Mukhlis conoscerebbe il famigerato Hambali, al secolo Riduan Isamuddin, considerato la vera testa dell’attentato di Bali e quindi in forze alla Jemaah Islamiyah. Ma riparato in tempo in qualche luogo sicuro.



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