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Prediletta da trafficanti di armi e droga, percorsa da auto rubate e affaristi di ogni sorta, nella città paraguayana dei tre confini vive una numerosa comunità libanese. Per gli Usa da qui si finanzia Hezbollah. Per altri osservatori si tratta solo di fantasie. L'esercito statunitense, intanto, ha già messo piede in Paraguay.

Gabriele Carchella

Venerdi' 4 Agosto 2006
Da qualche settimana, la città dei tre confini è tornata sotto i riflettori. Ciudad del Este, in Paraguay, è un centro dove si commercia di tutto, con poco rispetto delle regole e molta attenzione al denaro frusciante. Accade spesso nelle città di frontiera posizionate in punti strategici per il commercio e il contrabbando. Per di più, a Ciudad del Este, a un passo da Argentina e Brasile, i confini sono ben tre. Il che aumenta il flusso di affari più o meno leciti che trova il crocevia in questo posto dove, secondo le guide, non c’è molto da visitare. La città prediletta da trafficanti di armi e droga, percorsa da auto rubate e affaristi di ogni sorta, torna puntualmente alla ribalta. Il fatto è che a Ciudad del Este, 200mila abitanti, ha trovato dimora una comunità di circa 20mila arabi di origine siriana e soprattutto libanese, mentre altri 12mila vivono nel paradiso per turisti di Iguazù, in territorio brasiliano, oltre il cosiddetto “ponte dell’amicizia”. A Washington, in molti sostengono che l’incrocio delle tre frontiere è una delle principali centrali di finanziamento del terrorismo islamico. Dopo l’11 settembre 2001, la questione è tornata a galla e riemerge ora con la guerra all’ultimo sangue tra Israele e Hezbollah. Secondo il generale Brantz Craddock, capo dell’Us Southcom (comando meridionale) delle forze armate Usa, Ciudad del Este è il covo del “terrorismo internazionale, finanziatori e reclutatori islamici radicali”, oltre che di trafficanti e riciclatori di denaro sporco. Secondo alcune stime (si dice corroborate dai calcoli del Mossad, il servizio segreto israeliano), il 20% dei finanziamenti al braccio armato di Hezbollah proverrebbe proprio da questo angolo di mondo. La comunità di origine araba, insomma, si darebbe molto da fare, competendo per intraprendenza con quella cinese, tailandese e coreana presente a Ciudad del Este. I guadagni accumulati, però, andrebbero in gran parte a finanziare il Partito di dio libanese, oltre a formazioni come Hamas e la stessa rete di al Qaeda. Nella confusione di Ciudad del Este è difficile capire chi dice il vero. In un paese che ha ospitato ex criminali nazisti, improbabili avventurieri e colonizzatori in cerca del mitico eldorado, tutto è possibile. Alcuni analisti credono che i link col terrorismo internazionale siano solo un pretesto escogitato dagli strateghi della Casa Bianca per allargare la propria sfera di influenza nell’ex giardino di casa, dove non si sentono più a loro agio come un tempo. Sul sito di analisi geopolitica Asia Times, per esempio, si legge che il “Dipartimento di Stato non ha trovato prove di finanziamento del terrorismo dal Paraguay ed è stato costretto ad ammettere che, tra il 1961 e il 2003, solo l’1,2% del terrorismo mondiale ha svolto attività in Argentina, Brasile, Paraguay, Cile e Uruguay”. Lo stesso Fondo monetario internazionale ha riconosciuto che il triplice confine è un centro di contrabbando di denaro liquido, ma non ci sono prove di finanziamenti al terrorismo.
Se la controversia sulla pericolosità di Ciudad del Este è abbastanza nota, lo è meno il fatto che gli Stati uniti hanno già preso contromisure concrete. Dal 2005, le forze speciali statunitensi hanno messo piede nel Paraguay del presidente Nincanor Duarte Frutos, leader del Partido colorado. L’operazione è stata possibile grazie al benestare del parlamento paraguayano. Si tratta di circa 400 uomini impegnati da luglio a dicembre di quest’anno in diverse attività. Tra queste, c’è anche l’addestramento delle forze di sicurezza paraguayane nel campo dell’anti-terrorismo e della lotta ai sequestri di persona. Ufficialmente, non esiste nessun piano per costituire una base militare Usa sul territorio paraguayano. Ma i vicini del Cono sud sono da tempo in allarme, perché temono che la presenza militare statunitense sia destinata a durare ancora a lungo. Le ipotesi sui legami tra Ciudad del Este e Hezbollah, temono i paesi al confine, potrebbero essere un buon motivo per non levare le tende a fine anno con lo scadere della missione. Con lo spostamento a sinistra dell’America del sud, il Paraguay, in buoni rapporti con Washington, offre agli Usa una base strategica ideale. Chi non crede alla pista del terrorismo fa notare che a poca distanza da Asunción ci sono i giacimenti di gas boliviani e le vastissime riserve d’acqua del cosiddetto “guaraní aquifer”, che scorrono proprio nella pancia del Cono sud. Altre riserve strategiche sono i giacimenti di petrolio venezuelani e quelli di carbone nel Brasile meridionale. Tenere un piede dalla parti di Asunción non sembra insomma un cattivo affare. Anche perché una stretta alleanza con il Paraguay significa poter esercitare una certa influenza all’interno Mercosur, il mercato comune sudamericano.

Pubblicato oggi sul Riformista



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