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LA MOSCA DEL NIGER E LA DANZA TOMOU 1/08/2006

LA MOSCA DEL NIGER E LA DANZA TOMOU 1/08/2006

Reportage da Banguineda, villaggio nel sud del Mali dove la vita della comunità si svolge nei campi e intorno a un piccolo studio medico. E dove la festa per il raccolto (nella foto) si trasforma in un rito magico per scacciare la malattia più temuta

Gaia Vendettuoli

Martedi' 1 Agosto 2006

Banguineda (Mali) - Mary Louise arriva trafelata. Dal vestito arancione che le fascia il corpo spunta la testa della piccola Tiéna, di 4 mesi, che ha viaggiato sedici ore accoccolata sulla sua schiena. La ragazza si guarda attorno inquieta, poi vede un capannello di donne con i loro piccoli in braccio sotto una tettoia di legno e si avvicina al gruppo. È arrivata in tempo: la dottoressa Aminata Coulibaly è ancora a lavoro. Mary Louise sorride. Quindi si mette in fila e aspetta pazientemente il suo turno. Ha percorso quasi settanta chilometri (a piedi e in autostop) per raggiungere Baguineda, dove si trova il piccolo presidio medico messo in piedi nel 1992 grazie alla determinazione degli abitanti e ai fondi della World Bank. Il villaggio dista mezz’ora di macchina dalla capitale Bamako ed è al centro di un programma sanitario che ha l’obiettivo di debellare dalla zona la cecità fluviale, un’infezione virale chiamata così perché trasmessa da una mosca che vive lungo il fiume e perché la sua forma più acuta porta alla cecità. Una malattia che nel 1974 colpiva l’80% degli abitanti della zona e nei primi anni Ottanta ha costretto alla fuga centinaia di famiglie di contadini e, di conseguenza, ha messo in ginocchio l’economia della regione. Ci sono voluti anni per far tornare la gente nei villaggi abbandonati. E sono serviti i massicci finanziamenti della World Bank (che lavora insieme al Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, alla Fao e all'Organizzazione mondiale della sanità in tutta l'Africa occidentale) per neutralizzare la micidiale mosca che vive sulle rive del Djolibè, il “grande fiume rosso”, come viene chiamato il Niger da queste parti.
Oggi la cecità fluviale non fa più paura. Per scongiurarla, è sufficiente andare una volta l’anno dalla dottoressa Coulibaly e prendere il vaccino. Che è gratis, come le medicine contro malaria, tifo e colera. Ogni giorno decine di persone fanno la fila davanti al suo ambulatorio, una baracca di legno con un’angusta sala d’aspetto e un piccolo studio, dove una scrivania e un lettino medico si dividono lo stretto spazio. Qui ogni giorno vengono distribuiti opuscoli che informano sulle modalità di vaccinazione, illustrano come prevenire le principali malattie, danno indicazioni sulle norme igienico-sanitarie di base. C’è sempre qualcuno del villaggio nei paraggi che attacca bottone con i pazienti e ribadisce loro l’importanza delle vaccinazioni e della prevenzione. Il più convinto è il vecchio Omar Kontao, 71 anni, reso cieco trenta anni fa dalla puntura della mosca del Niger. Omar, vedovo e senza figli, passa la maggior parte del suo tempo sulla panca che sta fuori lo studio medico e ricorda a tutti quelli che entrano come le malattie possono cambiare la vita di un uomo. “Non è stato facile convincere gli abitanti dei ventidue villaggi della zona a venire qui per le visite mediche periodiche”, spiega la Aminata Coulibaly, un donnone di 45 anni nato a Bamako e cresciuto a Mosca, dove si è laureata con lode in medicina neurologica. Lei è qui da quattro anni e ha dovuto più volte chiedere udienza ai vari capi villaggio e convincerli che i farmaci che usa possono competere con i rimedi medici della magia bianca, sempre molto diffusa in Mali e nell’intera Africa occidentale. Sono stati poi gli anziani e i saggi delle comunità, una volta persuasi dei benefici delle fiale e delle pillole distribuiti a Baguineda, a covincere le mamme a portare i loro piccoli dal dottore oltre che dallo stregone, e a spingere i contadini a tornare nei campi con il vaccino anti-cecità fluviale in corpo. Basta la giusta dose di Mectizan (mezza pillola per i bambini, fino a 4 ogni adulto a seconda del peso corporeo) una volta l’anno per cacciare via per sempre il fantasma della cecità. E con gli altri farmaci e vaccini prescritti dalla Coulibaly si riescono a tenere lontane anche l’inflluenza e la polio.
Nella sala d’aspetto dell’ambulatorio di Banguineda c’è un paziente doc, Mahamadu Traorè, il piu’ giovane capo villaggio della regione. In realtà, il 40enne leader della vicina comunità di Kabalacoura non è qui solo per alleviare il suo malditesta, ma per un’occasione speciale. Oggi è il giorno sacro a Tomou, è la festa del raccolto. Le donne camminano in circolo a ritmo dei tamburi, i bambini battono le mani e al centro del piazzale inizia la frenetica danza dei due Tomou, le maschere propriziatrici di ricchezza, felicità e buona salute. In mano hanno due bastoni colorati con una specie di pennacchio in punta che muovono nell’aria disegnando cerchi e proferendo formule magiche. Alla fine della cerimonia, i Tomou sfilano davanti alla comunità e il tocco dei loro bastoni si trasforma in segno di buon auspicio. Il tocco per alcuni ha però un significato particolare: tiene lontana la terribile mosca del Niger. In cambio dei gesti propiziatori, le maschere ricevono frutta fresca e coca cola. L’area è ricca di mango, banani e limoni. La coca cola arriva invece dalla capitale ed è una delle poche cose, insieme ai tessuti per confezionare i vestiti, che gli abitanti del villaggio si procurano fuori dalla comunità. A Banguineda c’è tutto quello che serve per vivere: acqua, riso, ortaggi, qualche capra. Per gli uomini c’è il lavoro nei campi, per i bambini la scuola. Il maestro del villaggio, Monsieur Sekou Fanè, insegna in una grande aula ai ragazzi dai 6 ai 14 anni e li prepara per gli studi superiori, per cui è obbligatorio recarsi a Bamako. Le donne si dividono tra il raccolto e la casa, si occupano dei bambini e curano gli anziani, tengono pulito il villaggio. A Banguineda non c’è bisogno della macchina e non ci sono strade asfaltate e marciapiedi, niente clacson e rumori che non siano il verso di un uccello o la voce di una persona. Qui si è lontani anni luce dal traffico e dallo smog della vicina Bamako, caotica metropoli africana con quasi due milioni di abitanti, città di mercati, baracche e grandi alberghi. A Banguineda la vita scorre lenta, e per molti giorni, accanto alle discussioni sul raccolto, si parlerà della visita di quei "giornalisti che non hanno mai visto la mosca del Niger".



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