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CPT/LE VIOLAZIONI DI S. FOCA 31/7/06

Nel Cpt di S. Foca si commisero atti di costrizione illecita, determinati “dal solo motivo della violenza, della prevaricazione e dell’umiliazione”. Le motivazioni della sentenza

Emanuele Giordana Tiziana Guerrisi

Lunedi' 31 Luglio 2006


Le motivazioni della sentenza a un anno dalla condanna del direttore del Cpt “Regina Pacis” di San Foca (Lecce), di alcuni operatori del Centro di Permanenza Temporanea e di parte dei carabinieri addetti alla vigilanza, non lascia dubbi: commisero atti di costrizione illecita, determinati “dal solo motivo della violenza, della prevaricazione e dell’umiliazione”. Derisero e malmenarono selvaggiamente alcuni immigrati clandestini, riportati nel Cpt dopo un tentativo di fuga, costringendone inoltre alcuni a ingurgitare pezzi di carne di maiale cruda, “nella piena consapevolezza della fede musulmana di quelle persone e in periodo di Ramadan”.
La struttura, ufficialmente gestita dalla curia di Lecce, contava 185 posti disponibili in cui sono transitati circa 57 mila persone nell’arco dei sette anni di attività. Della struttura iniziò a interessarsi la stampa dopo che alcuni immigrati denunciarono maltrattamenti e percosse. Seguirono poi gli appelli di parlamentari e osservatori internazionali a lamentare le condizioni di vita disastrose e la violazione delle norme sul diritto d’asilo. Il fattaccio risale alla notte tra il 20 e il 21 novembre 2002: dopo aver tentato di scappare, otto maghrebini furono picchiati da responsabili del centro, 18 dei quali vennero portati davanti al giudice. Tra i condannati, anche i due medici del «Regina», riconosciuti colpevoli delle falsificazione dei certificati medici datati tutti 23 novembre 2003 e secondo i quali le lesioni riportate dai feriti erano state la conseguenza…della caduta dalle finestre delle camere durante il tentativo di fuga.
Fino a ieri i Cpt restavano un nebuloso patrimonio in qualche caso delle aule di giustizia, di qualche cronaca giornalistica e delle rare visite di alcuni parlamentari, gli unici ad avere il “privilegio” di visitarli. Ma adesso è disponibile un corposo dossier di circa 300 pagine che ne racconta la storia, invitando al superamento di un’esperienza inefficace e costosa oltre che in costante violazione dei diritti elementari degli immigrati. Nato da un’idea del senatore Francesco Martone e della senatrice Tana de Zulueta, coordinato da Nicoletta Dentico e Maurizio Gressi, il “Libro bianco” sui Cpt italiani è il frutto di un lavoro durato due anni che ha coinvolto oltre una decina di associazioni, diversi parlamentari e una ventina di liberi professionisti.
La prassi della detenzione amministrativa, indagata nel dossier, ha rivelato la sua inadeguatezza su tutti i fronti. Se infatti i Cpt sono lesivi della libertà, si rivelano anche costosi e persino inefficaci se visti come strumento di espulsione. Il rigido linguaggio dei numeri (che si deve a un’indagine dell’associazione Lunaria) rivela che in cinque anni sono costati circa 500 milioni di euro per gestire 100 mila immigrati. Ma tra il 1999 e il 2005 delle oltre 98 mila persone trattenute, solo il 44 % è stato espulso. Infine resta il rischio che i centri diventino luoghi di detenzione prolungata come in molti casi già avviene. Carceri a cielo aperto indegne di un paese civile.
Oltre che un documento di denuncia, il libro bianco è anche lo strumento per individuarne il superamento e, al contempo, un buon esempio dell’alleanza, niente affatto scontata, tra parlamento e società civile.

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