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CRI, I CONTI NON TORNANO 29/07/06
Un buco di almeno 45 milioni di euro e la protesta del personale, che rivendica le integrazioni salariali previste dal contratto. Finita l'era Scelli, per la Croce rossa italiana si apre quella della revisione, contabile e organizzativa.
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Gabriele Carchella
Sabato 29 Luglio 2006 Mentre la Croce rossa internazionale è di nuovo in prima linea a causa del conflitto libanese, quella italiana è impegnata, e non poco, a far quadrare i conti. Impresa non facile, perché la Croce rossa italiana (Cri) non se la passa bene a livello finanziario, tanto che qualcuno ha scritto di un buco di 45-55 milioni di euro. Secondo altre fonti, il buco assomiglia più a una voragine che si aggirerebbe intorno ai 65 milioni . La causa? Gli impegni presi senza la necessaria copertura finanziaria, anche se dalla Cri precisano che si tratta di un ammanco di cassa e non di bilancio. In pratica, un problema contingente e non strutturale dovuto al ritardo con cui arrivano gli stanziamenti del governo, mettendo così in difficoltà l’intera macchina della Croce rossa. Una macchina che, secondo molti, paga il dazio di un apparato burocratico elefantiaco e di anni di gestione centralizzata, simboleggiati dal lungo commissariamento terminato solo nel dicembre scorso. Una gestione in cui il comitato centrale italiano l’ha fatta da padrone a scapito del coordinamento internazionale di Ginevra. Alcuni numeri possono far capire l’estensione dell’organizzazione in Italia: 1700 dipendenti civili, circa mille militari, 2500 precari (soprattutto nei settori d’emergenza) e 300mila volontari, che operano in 2mila sedi distribuite su tutto il territorio.
Come se non bastasse, l’ente di aiuto umanitario è scosso da una protesta del personale senza precedenti. La passata gestione aveva infatti promesso ai dipendenti delle “competenze accessorie” (integrazioni in busta paga, ndr), previste peraltro anche dal contratto. Ma, a quanto pare, i soldi non ci sono. I precari, dal canto loro, chiedono maggiori garanzie. Qualcuno forse ha fatto male i conti. Il nuovo presidente della Cri Massimo Barra afferma che i patti vanno rispettati, ma che gli accordi sono stati presi prima del suo arrivo e chiede perciò un mano al governo. La controversia ha acceso l’animo dell’ex commissario della Cri Maurizio Scelli, che ha accusato l’attuale presidente Massimo Barra di “scarsissima competenza personale manageriale”. Scelli rivendica i “positivi risultati” ottenuti dalla sua gestione, contestando la rescissione dei contratti di consulenza con manager esterni decisi durante l’amministrazione Barra. Intanto, si riparla di un possibile commissariamento della Cri, che segnerebbe un clamoroso passo indietro. Ma quant’è grande il buco finanziario e come si è creato? Per ora, non è dato sapere.
Pubblicato oggi anche sul Manifesto
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