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Segnali incoraggianti nel rapporto annuale di "Nessuno tocchi Caino": nel mondo diminuiscono le esecuzioni capitali. Liberia, Tagikistan e Filippine hanno abolito la pena di morte. Saint Vincent e Grenadine, Santa Lucia e Lesotho da dieci anni non eseguono più le condanne

Tiziana Guerrisi

Venerdi' 21 Luglio 2006

Liberia, Tagikistan e Filippine hanno abolito la pena di morte nel 2005. Si allunga la lista degli abolizionisti, ufficiali o di fatto: Saint Vincent e Grenadine, Santa Lucia e Lesotho hanno superato la soglia di dieci anni senza esecuzioni. I segnali sono incoraggianti. E' quanto emerso oggi a Roma nel corso della presentazione del rapporto annuale di “Nesuno tocchi Caino”, la lega internazionale che dal 1993 lotta per l'abolizione della pena capitale nel mondo.
Presenti in via di Torre Argentina, sede dell'associazione, Elisabetta Zamparutti, curatrice del rapporto, Sergio D'Elia, deputato della Rosa nel pugno e segretario di “Nessuno tocchi Caino” insieme con Marco Pannella, presidente dell'associazione. Hanno partecipato anche Franco Marini, presidente del Senato, Maria del Refugio Gonzales Dominguez, viceministro agli affari esteri del Messico, e Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale.
Negli ultimi dieci anni i traguardi raggiunti sono molti: “Quando abbiamo cominciato la nostra attività ben 97 paesi aderenti all'Onu prevedevano la pena capitale. Oggi siamo scesi a 54”, nota Sergio D'Elia. Il fenomeno si è ridotto in maniera progressiva in tutto il mondo, anche se in termini assoluti i numeri sono ancora spaventosi: l'anno scorso sono state giustiziate 5.494 persone. La quasi totalità delle esecuzioni è avvenuta nel continente asiatico all'interno di regimi dittatoriali o illiberali (nel 98,7% dei casi). La Cina è in testa: almeno 5.000 esecuzioni nel 2005, un numero che potrebbe subire modifiche anche rilevanti, considerando che il governo rifiuta di render note statistiche ufficiali. A seguire l' Iran: benchè le esecuzioni siano calate (113 nel 2005 rispetto a 197 del 2004), in proporzione alla popolazione è il paese con il più alto numero di vittime. Tra l'altro “almeno otto minorenni sono stati giustiziati l'anno scorso” afferma Zamparutti, violando la dichiarazione dei diritti del faniullo che il governo di Teheran aveva ratificato.
Fa sempre discutere il caso degli Stati Uniti: quinto paese per numero di esecuzioni, da solo copre quasi la totalità dei casi fuori dall'Asia, e tra le democrazie detiene il primato. Negli ultimi sei anni, comunque, le esecuzioni sono diminuite del 39 % e secondo un sondaggio del 2005 “solo” il 64 % degli americani é favorevole alla pena capitale, la percentuale più bassa degli ultimi 27 anni.
La situazione, però, sta cambiando in diverse zone del mondo: “In Africa, per esempio, la pena di morte ormai è una pratica in disuso”, ha sottolineato la curatrice del rapporto. “Nel 2005 è stata applicata in soli quattro stati (19 esecuzioni). Il fronte abolizionista nel mondo, ad ogni modo, è cresciuto con l'ingresso di altri sette paesi, fra i quali Liberia e le Filippine”.
L'incontro di ieri ha visto anche la consegna del premio “abolizionista dell'anno”, un riconoscimento che “Nessuno tocchi caino” ha voluto assegnare al presidente messicano Vicente Fox Quesada per il suo impegno contro la pena di morte.
La legislazione messicana aveva già escluso la pena di morte per i reati ordinari, ma la riforma del codice militare e della costituzione voluta dal governo Fox ha cancellato la pena di morte per ogni tipo di crimine.
Nel frattempo prosegue l'impegno italiano a favore della moratoria Onu delle esecuzioni, promossa dodici anni fa da “Nessuno tocchi Caino”. Al governo verrà chiesto di presentare alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite una proposta di risoluzione in questa direzione.



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