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E' IL THRILLER "TERRORIST" L'ULTIMA FATICA LETTERARIA DI JOHN UPDIKE 21/6/06
Come nasce un terrorista negli Stati Uniti? Nella provincia americana un ragazzo di origini egiziane, stanco della realtà deludente che lo circonda, riscopre le sue origini e insieme l'islam. L'incontro con l'imam della comunità stravolgerà la sua vita..
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Gianna Pontecorboli
Mercoledi' 21 Giugno 2006
Come nasce un terrorista islamico nel cuore dell'America di provincia? Nell'America di oggi, la domanda è tutt'altro che lontano dalla realtà. A cercare di rispondere, ogni giorno, sono gli studiosi di terrorismo internazionale e gli agenti che fanno capo al dipartimento della Homeland Security. E, anche, a sorpresa John Updike. Ormai settantaquattrenne, con 60 libri alle spalle, riconosciuto e ultrapremiato come uno dei più prolifici e più brillanti scrittori americani del '900, Updike ha cercato di rispondere con il suo ventiduesimo romanzo. Intitolato “Terrorist” e pubblicato dalla Knopf, il libro è apparentemente un lungo thriller di 320 pagine che aspira a prendere il posto del best seller dell'attuale stagione editoriale. Ma è anche molto di più.
Il suo protagonista è Ahmad Ashmawy Mulloy, un ragazzo diciannovenne che vive a New Prospect, New Jersey, una cittadina manifatturiera in crisi che è un condensato di quell'America di provincia che Updike ha descritto tanto bene nella sua serie “Rabbit” e in “Couples”. Nella cittadina Ahmed è nato, figlio di un egiziano che ha poi abbandonato la famiglia per tornare in Egitto e di una madre di origine irlandese che pensa, con benevola permissività che “la vita di suo figlio non sia una cosa da controllare”. Quando, a soli undici anni e evidentemente alla ricerca del padre il ragazzino decise di convertirsi all'Islam, la madre lo appoggia.
Serio, studioso, intelligente ma anche solitario, Ahmed troverà la sua guida spirituale in Shaikh Rashid, un imam la cui moschea sta stretta tra la bottega di una manicurista e un banco per riscattare assegni, lungo un'anonima Main Street.
Da un giorno all'altro, così, tra il ragazzo e la sua scuola si crea un invalicabile fossato. Con la sua penna precisa e minuziosa, Updike non lesina i dettagli critici sulla società che circonda il giovane, la volgarità delle aule e delle sale comuni della Central High School, la banalità dei compagni “con gli occhi morti” in un ambiente etnicamente misto, le ragazze che espongono “i loro soffici corpi”, perfino i professori che assomigliano a “pallidi granchi” e sono schiavi delle “false immagini di felicità e affluenza”. Con in testa le parole del Corano, il ragazzo osserva tutto e sempre più decisamente lo rifiuta.
Il vero thriller comincia solo dopo, quando l'imam convince Ahmed a rinunciare al college e a diventare un autista di camion. Il religioso, è ovvio, ha un progetto nascosto e a poco a poco rinchiude Ahmed in una sorta di prigione psicologica da cui diventa impossibile fuggire. Carico di esplosivo, il camion si addentra nel traffico punitivo e invalicabile del New Jersey... A osservare il tutto da lontano, però, c'è il sessantenne consigliere della scuola, un uomo deluso dalla vita, dal matrimonio e dal lavoro, che non cessa di chiedersi che cosa abbia allontanato il suo studente da una promettente carriera scolastica. E che, del tutto per caso, ha una parente che lavora per la Homeland Security.
Per John Updike, il nuovo romanzo ha rappresentato soprattutto una sfida. E’ possibile, per un settuagenario Wasp entrare nel mondo e nelle emozioni di un ragazzo tanto lontano per età e cultura? Per molti dei critici americani, la distanza rimane palpabile in molte delle pagine del romanzo. Cresciuto in una famiglia religiosa, suo nonno era un pastore protestante, lo scrittore prende però il Corano e il suo insegnamento sul serio. E sulla bocca di Ahmed, le continue citazioni hanno soprattutto l'effetto di trasformarsi un una pungente critica del mondo che lo circonda. La nascita di un terrorista, insomma, diventa l'occasione per descrivere, una volta di più, i difetti e i limiti drammatici di quel mondo di provincia che ha sempre offerto a Updike la sua forza creativa.
“Penso di aver potuto vedere perché i musulmani odiano l'Occidente e l'America in particolare”, ha raccontato in un'intervista, “perché tanto di quello di cui siamo orgogliosi e in cui abbiamo piacere tende a contrapporsi a una semplice e ardente fede”.
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