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OSCE: DOPO LE ELEZIONI RESTA LA “ANOMALIA ITALIANA” 13/6/06

A due mesi da elezioni che sono state “tra le più tese nella storia del paese”, l'Italia non ha ancora risolto la propria "anomalia" nel settore dei media: la denuncia viene dall'Osce, che ha appena pubblicato l'atteso rapporto sulle elezioni italiane del 9 e 10 aprile.

Lucia Sgueglia

Martedi' 13 Giugno 2006

A due mesi da elezioni che sono state “tra le più tese nella storia del paese”, mentre Berlusconi ancora parla di brogli e spera in nuove elezioni, resta irrisolta la grave anomalia nello scenario dei media italiani. Sono le conclusioni del Rapporto Osce pubblicato venerdi sulle elezioni parlamentari italiane del 9 e 10 aprile. Era la prima volta che una missione multinazionale di osservatori metteva piede in Italia per monitorare il voto, tanto che il Consiglio dei ministri a dicembre ha dovuto emanare un apposito decreto. Proprio quando dalla maggioranza si cominciava a gridare al rischio di brogli. Dopo “democrazie a rischio” come Ucraina e Bielorussia, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa sbarcava nel nostro paese. Con nove uomini, per svolgere un’analisi a tappeto sulla campagna elettorale nei media, e in particolare sulla televisione, “di gran lunga la più importante fonte d’informazione per i cittadini italiani”.
Dal 15 marzo il team guidato dallo statunitense Peter Eicher ha seguito giorno e notte i sei canali tv principali, per valutare l’accesso dei diversi candidati e partiti ai mezzi d’informazione.
“Il panorama mediatico – si legge nel rapporto – resta caratterizzato dalla cosiddetta anomalia italiana, legata alla proprietà di tre importanti canali televisivi privati da parte del sig. Berlusconi che, in virtù della sua posizione ufficiale precedente al voto, è stato in grado di esercitare una certa influenza sulla politica dei tre canali pubblici”. In particolare, si prosegue, due dei canali nazionali hanno favorito la Casa delle Libertà nel tono dell’informazione, mentre il terzo ha favorito l’Unione. I canali Mediaset hanno invece tutti favorito la CdL “sia per quantità che per tono”. Anche se due canali Mediaset sono stati sanzionati per aver violato la par condicio, “le pene non sono bastate a correggere la loro politica editoriale”. Problemi già evidenziati dall’Osce nel giugno 2005, in uno speciale rapporto del Rappresentante per la Libertà dei Media, che denunciava “l’inusuale concentrazione mediatica e del duopolio Rai-Mediaset, che diventa monopolio nel settore pubblicitario”, non risolta dalla legge Gasparri. Preoccupazioni ribadite ad aprile dal Consiglio e dal Parlamento europeo.
Tra gli aspetti più sensibili del voto di aprile c’era l’applicazione della nuova legge elettorale introdotta a dicembre, “adottata senza un largo consenso, a maggioranza semplice e con l’obiezione dei maggiori partiti d’opposizione”. Inoltre, dopo lo scioglimento delle Camere e prima dell’inizio ufficiale della campagna, il “blitz mediatico del premier ha sfidato la par condicio”, generando “un significativo squilibrio tra le due coalizioni”. Circostanze che non hanno giovato al clima della campagna, definita da molti politici e commentatori “tra le più astiose che l’Italia abbia testimoniato”. Con toni talmente “aggressivi e rancorosi” da costringere il presidente Ciampi a intervenire.



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