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CRISI FINANZIARIA E AMBIENTE 17/4/09

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E LI CHIAMANO ROM, UN'INCHIESTA DEL MENSILE "GEO" 16/5/08

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LO SCANDALO DEL CALCIO VISTO DA MICROMEGA 8/6/2006

Interamente dedicato a Calciopoli il numero di giugno

T.G.

Giovedi' 8 Giugno 2006

"Tutto quello che so della vita l'ho imparato dal calcio". E così, complice una frase di Albert Camus (premio Nobel ma anche ex portiere della squadra della sua scuola in Algeria) anche Micromega sbarca a Calciopoli per discutere di ciò che veramente (altro che buco al bilancio e crisi dei valori) dilania il belpaese. Tra gli autori del numero in edicola, interamente dedicato alle storture dello sport nazionale, ex giocatori, comici, qualche scrittore (persino un filosofo doc come Sergio Givone) e, naturalmente, parecchi giornalisti.
Diversi interventi ( e molti duetti piccanti, si segnala quello tra Marco Travaglio e Giuliano Ferrara) per cercare di riflettere su tutto ciò che ha fatto infuriare migliaia di persone, e non solo quelle, in Italia numerosissime, che da anni seguono il calcio, che tifano, si sgolano allo stadio e spendono soldi per condividere gioie e sconfitte della squadra del cuore. È pesante dover accettare l’esistenza di un sistema corrotto così ben costruito e consolidato nel tempo, e di relazioni, tutt’altro che cristalline, tra alcuni dirigenti sportivi che si comportano come una “cupola” mafiosa e il mondo politico.
Gli autori raccontano di come hanno visto cambiare il mondo del calcio negli ultimi anni. Tra altri interventi, la “chiacchierata” tra Oliviero Beha e l’ex calciatore Gianni Rivera, ripercorre le tappe degli ultimi 25 anni del calcio italiano. Dall’ingresso prepotente della pubblicità e il conseguente aumento degli ingaggi dei giocatori, all’inizio di quel cambiamento, non solo economico ma più pesantemente sociale, che avrebbe portato i calciatori degli anni Novanta a guadagnare cifre incredibili, in barba agli stipendi del resto degli altri sportivi, e a diventare delle star. Nella conversazione tra Beha e l’ex milanista, c’è anche spazio per l’ingresso di Berlusconi nel mondo del pallone, con l’acquisizione del Milan, poi con la crescita di influenza attraverso le reti Fininvest, fino all’approdo alla Juve della “triade” Moggi Giraudo e Bettega che, secondo i due, rappresenta la logica conseguenza di un escalation di potere che ha fatto saltare le regole del calcio. E per il futuro? Paolo Rossi parla di un virus culturale, che non si sconfigge solo procedendo a un ricambio della classe dirigente. Il problema non sono (solo) i pochi che hanno fatto del calcio un lucroso business, quanto i molti che, negli ultimi anni, si sono abituati a pensare che la corruzione del “gioco più bello del mondo” sia una cosa normale. Non solo la politica, insomma, ma anche il calcio ha bisogno di essere al più presto normalizzato.



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