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Filippine, un populista a Palazzo

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COS'E' ABU SAYYAF 23/4/09

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FILIPPINE: OSTAGGI NELLA GIUNGLA DI ABU SAYYAF 1/4/2009

KILLERAGGI MIRATI NELLE FILIPPINE 7/6/06

Nel paese della Arroyo (nella foto) da mesi ormai non si contano più le uccisioni di militanti e dirigenti di sinistra

Claudio Landi

Mercoledi' 7 Giugno 2006

Una ‘stagione di uccisioni’ si è aperta nelle Filippine. Ma le Filippine sono una democrazia amica ed alleata dell’’Occidente’, baluardo di ogni strategia Usa in Asia orientale, quindi la faccenda è quanto mai importante. I fatti: nel paese della Arroyo, da mesi ormai non si contano più le uccisioni di militanti e dirigenti di sinistra. Solamente negli ultimi due mesi, scrive in un lungo pezzo dedicato alla questione, Atimes, 18 attivisti di sinistra sono rimasti ammazzati. Dal 2001 ad oggi, secondo un giornale filippino, il Philippine Daily Inquirer, durante il periodo di governo dell’amministrazione Arroyo insomma, 224 attivisti e militanti di sinistra, ‘leftist’ come dicono gli anglosassoni, sono stati uccisi. Ma secondo alcune organizzazioni dei diritti umani i morti ammazzati sono ben di più, 601. Quasi tutti i casi sono rimasti ‘irrisolti’ senza un colpevole. Bisogna aggiungere, ai morti ammazzati, i 140 attivisti di sinistra, ‘disaparecidos’, ovvero spariti dalla circolazione e di cui non si hanno più notizie.
Come si vede la faccenda è seria: le Filippine sono da anni caratterizzate non solo da vari movimenti separatisti e ‘ìslamisti’ ma anche da forti movimenti di sinistra e di sinistra estrema ancorché armata. Per combattere la sinistra estrema, le forze di sicurezza spesso non hanno guardato in faccia a nessuno, quanto a garanzie di diritti umani. Anche oggi, vertici ed apparati militari filippini continuano a vedere nella sinistra ‘leftista’ una minaccia gravissima alla sicurezza nazionale. Un testo studiato dagli ufficiali delle forze armate, ‘Trinità di guerra, il grande progetto di CPP/NPA/NDF’, si mettono assieme tre organizzazioni di sinistra, il Partito comunista delle Filippine, Il Nuovo esercito del popolo e il Fronte nazionale democratico, identificando questa ‘trinità’ come il nemico da combattere: ‘la più grande singola minaccia allo stato filippino – afferma ad esempio un esperto delle forze armate – viene dal CPP-NPA’. Il fatto che il Partito comunista sia stato legalizzato o che anche la sinistra estremista possa abbandonare la lotta con azioni armate non scompone vertici ed apparati militari filippini. ‘La decisione di legalizzare il partito comunista nel 1994 – dice ad esempio un altissimo ufficiale, molto controverso proprio perché ritenuto dentro l’affaire delle uccisioni dei militanti di sinistra (e guarda caso sistematicamente promosso nell’apparato militare) – è stata una cattiva idea’. Secondo il pezzo ricordato di Atimes, ‘l’amministrazione Arroyo rischia di essere il regime filippino più repressivo fin dai tempi del regime dell’emergenza di Ferdinando Marcos’. Un record non molto attraente.



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