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IRAQ: I SOLDI DELLA COOPERAZIONE PER FINANZIARE LA MISSIONE MILITARE? 13/6/03

Una nota polemica e allarmata delle Ong italiane su un "prelievo" dalle casse della Farnesina di 803 milioni di euro

Emanuele Giordana

Venerdi' 13 Giugno 2003

“L’ultima perla in fatto di cooperazione”, come la chiama con amara ironia Giulio Marcon del Consorzio italiano di solidarietà, doveva diventare oggi in Consiglio dei ministri un decreto. Che autorizzerà il passaggio di 308 milioni di euro, dalle cassa della Cooperazione allo sviluppo, gestita dal ministero degli Esteri, al finanziamento della missione militar-umanitaria in Iraq.
La proposta è del ministro Tremonti e oggi doveva essere sul tavolo dei diversi ministri della maggioranza (prima che Berlusconi decidesse di far saltare l'incontro)che, a diverso titolo, dalla Difesa alla Salute ai Beni culturali, hanno messo gli occhi sugli ultimi trenta denari rimasti nelle già magre casse degli uffici di Via Contarini, sede della Direzione generale per la cooperazione. Dove questi soldi finiranno, esattamente non si sa. Non si sa se finanzieranno l’operazione militare o se, sotto il cappello “ricostruzione”, faranno capolino le imprese cui il governo Berlusconi ha promesso una partecipazione nel post Saddam dove l’Italia ha, per ora, e al modico costo di circa venti miliardi di vecchie lire, impiantato un controverso ospedale da campo della Croce rossa italiana.
La notizia, che circola da qualche giorno, è stata resa nota ieri dall’Associazione delle organizzazioni non governative italiane che ha deciso di rompere gli indugi alla vigilia del Consiglio dei ministri. Sergio Marelli, che parla a nome di 164 Ong, non usa perifrasi su un atto che “segna il definitivo stravolgimento delle finalità della cooperazione sancite dalla legge 49”. Quella, per intendersi, che parla di accesso ai servizi, lotta alla povertà, sostegno alle strutture locali. Marelli è però convinto che la cosa non passerà tanto liscia: “Si stanno muovendo diversi gruppi parlamentari e stanno fioccando interrogazioni e interpellanze per sapere come saranno destinati questi 300 milioni e come poi la Farnesina potrà tenere fede ai suoi impegni con le casse vuote”. Temi che sono infatti già stati ripresi da diversi esponenti politici. Non solo dell’opposizione. Il fatto è che la vicenda indispettisce anche la maggioranza. La prima interpellanza sui finanziamenti della missione è stata per altro depositata da An, Lega e Udc che hanno battuto sul tempo persino Francesco Rutelli che ieri ha diramato alle agenzie le sue perplessità. E ci sarebbe maretta nello stesso ministero degli Esteri, anche perché la cooperazione è in mano a un sottosegretario di An e a un direttore generale indicato da An. Che la mossa di Tremonti non avrebbero gradito. Aria pesante.
Eppure nella Finanziaria 2003 la percentuale del Pil destinata alla Cooperazione era aumentata dallo 0,13 a quasi lo 0,20%. “Un incremento farsa – dice Marelli – ottenuto con artifici contabili. Ad oggi infatti non vi è stata alcuna erogazione e i contributi alle Ong sono stati ridotti di due terzi. Quanto all’aumento si deve alla contabilizzazione della cancellazione del debito ad alcuni Paesi e al contributo straordinario per il Fondo Aids”. Tutte cifre che dovrebbero stare sotto un’altra voce, proprio in ragione della loro straordinarietà.
Cosa resterà nelle casse della Farnesina è poca cosa: “C’erano circa 1000 miliardi di vecchie lire ossia un po’ meno di 500 milioni di euro”, ricorda Marelli e basta fare i conti per capire che il pozzo è prosciugato. Una prospettiva che fa temere a molte Ong lo spettro della bancarotta umanitaria perché, “pur di non interrompere i progetti in corso e mantenere gli impegni con le popolazioni locali, stiamo anticipando ingenti somme”, continua Marelli. Con un’esposizione di oltre 30 milioni di euro.
Ma le Ong non staranno con le mani in mano. E le iniziative si stanno moltiplicando, a partire dalla denuncia pubblica che l’associazionismo intende fare a Roma per il prossimo 19 giugno. Gli fa eco una proposta dell’Ong cattolica Vis, che ha ieri ha lanciato un appello a Ciampi proprio perché sia rispettato lo spirito della legge. Quanto al Tavolo di solidarietà, un consorzio che raccoglie molte associazioni attive in Iraq che vanno da “Un Ponte per” all’Ics a Intersos e altre, il 24 ci sarà un’iniziativa proprio sulla gestione “umanitario/militare” del dopo Saddam. Con la presentazione di un libro bianco sulla ricostruzione in Iraq. Che si preannuncia al vetriolo.



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