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Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

A TRIESTE DIVISI DA UNA DATA, 1 MAGGIO O 12 GIUGNO?

21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

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ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

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MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

DILEMMA AFGANO 20/5/06

Molti maldipancia a sinistra per la missione Isaf-Nato. Il cui finanziamento scade il 30 giugno

E. G.

Sabato 20 Maggio 2006

C’era un convitato di pietra giovedì in senato durante il discorso programmatico di Romano Prodi. Il neo presidente del consiglio ha diffusamente parlato dell’Iraq e del “rientro del contingente italiano nei tempi tecnici necessari”, ma ha glissato sull’Afghanistan. L’argomento è spinoso e benché ieri si sia festeggiato l’arresto di Dadullah, importante sodale di mullah Omar, il clima si fa ogni giorno più rovente e non solo perché avanza l’estate.
In realtà sulla vicenda afgana glissano un po’ tutti in Italia. E, al momento, è stata solo Patrizia Sentinelli a dire chiaramente che la missione va ridiscussa. Al Corsera ha detto che “Rifondazione ha sempre criticato l'invio dei nostri soldati in Afghanistan” e che dunque si tratta di “un aspetto non chiarito del programma” dell’Unione. Ma ora che la situazione si sta aggravando la questione va posta. Al manifesto ha ribadito “meno militari e più civili”. Per l’Unione, impegnata sul primo fronte (la promessa da rispettare più visibile per il governo) Kabul è una brutta gatta da pelare. Sia nel Pdci, nei Verdi che in Rifondazione molti pensano che dall’Afghanistan si debba venir via. Ma c’è anche chi frena. I più risoluti sono i comunisti italiani: “Ritiro immediato dai due fronti – ribadisce il responsabile esteri del partito Jacopo Venier – anche se questo non vuol dire che sulla questione faremmo cadere il governo”. Come che sia dal dibattito non si potrà scappare e tenendo conto che il Pdci non è molto disposto a mediare. Più variegata la posizione di Rifondazione. Se la mozione Ferrando sul ritiro immediato dai due fronti era stata respinta al Comitato centrale, al senato in diversi hanno firmato l’appello di Ciotti, Zanotelli, Strada, Dall’Olio che chiede il ritiro da entrambi i teatri di guerra. Com’è noto le posizioni di Ds, Margherita, Udeur e Rosa nel pugno sono assai diverse. “Atlantiste” si sarebbe detto un tempo. Ma sul fatto che ormai bisognerà sedersi a tavolino concordano un po’ tutti. Il finanziamento della missione (circa 160 milioni di euro per sei mesi) scade al 30 giugno. L’orientamento è aprire comunque la borsa ma non senza discutere i contenuti. E il tempo stringe. Se L’Iraq ruba la scena, l’Afghanistan è ormai qualcosa in più di un semplice problema sotto traccia. Le missioni sono diverse: Enduring Freedom, Active Endeavour, Resolute Behaviour e Isaf, la più importante. Active Endeavour e Resolute Behaviour sono svolte da unità navali con compiti di vigilanza nel Mediterraneo orientale e nel Mare Arabico. La mediazione potrebbe consistere nel ridurre gli effettivi e/o il numero di missioni. Ma il problema è che gli Stati Uniti stanno chiedendo un impegno terrestre maggiore.
Gianni Rufini, esperto di aiuto umanitario, ricorda che c’è una differenzia sostanziale tra la missione Nato Isaf e quella in Iraq. “Nella prima c’è una risoluzione dell’Onu che autorizza la missione per quello che è un nemico riconosciuto della comunità internazionale. Nella seconda siamo forze occupanti. Il problema è che, con l’avanzare delle guerra, nella percezione degli afgani i militari rischiano di diventare forze occupanti anche in Afghanistan”. “Come se non bastasse – aggiunge - a complicare il quadro entra anche un altro elemento: è stato commesso il grave errore di affidare la ricostruzione ai Prt (Provincial reconstruction team), struttura mista militare-civile che rende difficile distinguere le operazioni civili da quelle militari”. Non a caso, secondo l’ex ministro della Difesa Martino, i Prt avrebbero dovuto costituire gli avamposti della ricostruzione anche in Iraq ripetendo lo schema ibrido della “missione di pace” in un teatro di guerra.
Come sta dimostrando la rapida avanzata dell’offensiva dei talebani, l’Afghanistan, che non è ancora l’Iraq, sembra essersi incamminato su quella strada. In un quadro complicato dalle recenti accuse di Karzai al Pakistan di essere il grande manovratore di una nuova riedizione della conquista talebana del paese. Il timore di molti parlamentari della sinistra, che finora hanno visto di buon occhio la nostra missione in Afghanistan, è che dunque stiano cambiando le regole d’ingaggio e il mandato benché formalmente il passaggio non sia avvenuto. Per ora la guerra vera la combattono solo gli americani, ma gli episodi (di guerra) che hanno coinvolto e ucciso i nostri militari parlano chiaro. E aumentano. Un campanello d’allarme che in molti stanno iniziando ad ascoltare benché finora la posizione prevalente rimanga quella di restare. Fino a nuovo ordine.



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