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UN COMITATO ETICO PER LA COOPERAZIONE 31/3/06

La Cgil chiede l’introduzione di un “comitato etico” per vigilare sul buon uso delle risorse. E ritiene che, dopo essere stata svuotata, la legge 49 debba essere pienamente attuata. Niente agenzie o ministri ad hoc. La sindrome da grandi riforme ha già prodotto abbastanza danni. Mentre il “libro bianco” della Cgil sulla disinvolta gestione della Cooperazione, infatti, è diventato un esposto giudiziario

Attilio Scarpellini

Venerdi' 31 Marzo 2006


Non è tutto oro quel che riluce nel nuovo direzionale della Farnesina in cui si riassegnano i contribuiti volontari precedentemente cancellati alle agenzie dell’Onu. Letteralmente, non è tutt’oro: come si è appreso ieri alla conferenza stampa del segretario della Cgil Funzione Pubblica Carlo Podda, a mancare sono proprio i soldi. Non ci sarebbe la copertura finanziaria dei 94 milioni di euro previsti dalla prima tranche. I milioni disponibili allo stato attuale sarebbero soltanto 45, cioè meno della metà. Ed è forse per questa ragione che, all’interno della riunione che ha partorito il direzionale del 28 marzo, la rappresentante del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha “timidamente” eccepito sulle pezze d’appoggio presentate dalla Direzione Generale della Cooperazione. Senza ovviamente dar seguito a una discussione che il fervido clima elettoralistico avrebbe reso inopportuna. Il sindacato, invece, non molla la presa. Torna alla carica sugli sperperi (mediatici e personali) della Cooperazione guidata da Giuseppe Deodato e, nel contempo, smantella il nuovo direzionale, confermando dubbi e sospetti già espressi dai rappresentanti delle Ong. Il famoso 0,29% di aiuti allo sviluppo trionfalmente sbandierato dalla Farnesina, ad esempio, sarebbe sempre lo stesso 0,15% del 2004 ritoccato grazie alla cancellazione del debito di alcuni Paesi. Un trucco contabile per dimostrare che l’Italia è in linea con gli impegni internazionali nella lotta contro la povertà, ma che è smascherato anche dai dati Osce-Dac sui volumi di aiuti in rapporti al Pil, dove il nostro paese segue di un decimale gli Stati Uniti di Bush (0,16%), cioè i campioni mondiali della sfiducia verso l’aiuto multilaterale. Per quanto vistosa, inoltre, la marcia indietro della Farnesina sui contributi volontari lascia in piedi le generose donazioni ad enti che di cooperativo e di internazionale, a parte il nome, hanno poco. E’ il caso, ormai di scuola, dell’IMG,, premiato con altri 5 milioni di euro dopo essere già stato beneficiato con 28 milioni destinati sulla carta ad attività di cooperazione “a sostegno del sistema sanitario albanese”, più in concreto “alla costruzione di un ospedale che il governo locale non ha mai richiesto”. Ma è anche il caso di una delibera di “affidamento diretto” alla Società Agriconsulting che, priva di documenti a supporto, non era neanche prevista nell’ordine del giorno della riunione sui nuovi contributi: 1,6 milioni di euro per un programma in Nicaragua stanziati sulla base che è un illecito secondo lo stesso ufficio giuridico della Direzione Generale che, due anni fa, bocciò gli affidamenti senza gara perché violavano “i principi di imparzialità e di buona amministrazione”. Tutti principi, secondo Podda, offuscati da uno spoil-system selvaggio che alla Farnesina ha portato “la sovrapposizione tra la politica e l’amministrazione” a livelli mai toccati prima in una pubblica amministrazione. Risultato: alla generale inefficacia di una gestione della Cooperazione “indegna della quinta potenza mondiale”, si è aggiunto l’indebolimento di quelle caratteristiche di “terzietà, indipendenza e trasparenza” che dovrebbero essere le prerogative di una sana burocrazia. “Dei 660 milioni di euro a disposizione della Cooperazione nel 2004 – ha detto ancora il segretario della Funzione Pubblica Cgil – 336 sono stati impiegati nella cooperazione multilaterale, 264 nella bilaterale e 64 milioni sono stato spesi per il funzionamento della Direzione Generale: il doppio di quello che viene erogato alle Ong.” Ora il sindacato chiede l’introduzione di un “comitato etico” per vigilare sul buon uso delle risorse. E ritiene che, dopo essere stata svuotata, la legge 49 debba essere pienamente attuata. Niente agenzie o ministri ad hoc. La sindrome da grandi riforme ha già prodotto abbastanza danni. Di alcuni dei quali si occupa ormai anche la magistratura: il “libro bianco” della Cgil sulla disinvolta gestione della Cooperazione, infatti, è diventato un esposto giudiziario. E pensare che appena l’altro ieri, Gianfranco Fini, quarto titolare di quel Dicastero interinale che è il nostro Ministero degli Affari Esteri, dichiarava in televisione che il paese non è allo sfascio - “con i libri già in tribunale”.



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