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RIPRISTINO FONDI ALL'ONU, ONG SCETTICHE 29/3/06

La nuova delibera avrebbe 3 punti deboli: è un impegno a metà, scarica parte dell'onere sul prossimo governo, ha voci contabili troppo vaghe. Intanto la questione finisce sul tavolo della magistratura

Gaia Vendettuoli

Mercoledi' 29 Marzo 2006

La questione dei fondi alla cooperazione allo sviluppo della Farnesina arriva sul tavolo della magistratura. A portarcela è il coordinamento esteri della Cgil, che ha stilato un dettagliato dossier sull’operato della direzione generale della cooperazione del ministero degli Esteri negli ultimi 5 anni. Per i particolari, però, si dovrà aspettare domani. Saranno resi noti in una conferenza stampa dal titolo eloquente: Cooperazione internazionale: aiuti a chi?
Il fascicolo farà sicuramente discutere. Come lo ha già fatto l'altra notizia che riguarda la Farnesina: il comitato direzionale del ministero degli Esteri, che si è riunito ieri, ha annunciato in una nota la fine dello spinoso affaire dei tagli dei contributi volontari ai maggiori agenzie, fondi e programmi delle Nazioni Unite. A più di un mese della famigerata delibera “rivelata” dal manifesto, la Farnesina ha riassegnato i contributi volontari. E si è impegnata per l'intero 2006 ad erogare la quota restante, fino a raggiungere la stessa somma del 2005: 110 milioni di euro. Un deciso dietro front, dunque. Che però non convince fino in fondo esperti e rappresentanti di ong. Così, Silvia Francescon, portavoce italiana della campagna delle Nazioni Unite per gli obiettivi del Millennio, polemizza con la Farnesina per “il linguaggio troppo vago della nuova disposizione, che fa presagire l'intenzione di arrivare ai livelli del 2005 ma di fatto non dà nessun tipo di rassicurazione”. Se non quella, gli fa eco Raffaele K. Salinari, portavoce del Cini (Coordinamento italiano network internazionali) di “scaricare sul prossimo governo l'onere di mantenere la promessa”. E aggiunge: “continueremo fino in fondo questa battaglia, e già da ora chiediamo a chi ci governerà di portarla avanti senza fare l'ennesimo passo indietro”. Della stessa opinione Gianni Rufini, docente di aiuto umanitario all'università di York, per il quale la nuova delibera è un “atto di riparazione dovuto dopo la gravissima gaffe compiuta con il tentativo di tagliare i fondi. Delibera che - continua - se non fosse stato per le pressioni di ong e società civile sarebbe passata sotto silenzio”. Ma l'analisi dell'esperto va oltre: “quello che abbiamo di fronte è il panorama desolante di una cooperazione italiana sempre più priva di competenze, strategie e risorse. L'unico modo per risollevarci e riacquistare credibilità è ridisegnare il ruolo e le prerogative del nostro paese in questo settore. Occorre farlo al più presto”.
Quello che agita maggiormente i sonni dei cooperanti, comunque, è scritto nelle ultime due righe della nota del ministero: “il trend di crescita dell'impegno finanziario italiano” nell'aiuto pubblico allo sviluppo “conferma la quota dello 0,29% come percentuale del Pil italiano destinata all'Aps nel 2005”. Tutti d'accordo nel chiedere alla Farnesina di esplicitare le suddette voci contabili. “Si tratta di aiuti fantasma - incalza Salinari del Cini - All’interno di quello 0,29 sono probabilmente incluse le rate relative alla cancellazione del debito di Iraq e Nigeria. E questo fa schizzare verso l’alto un dato che invece rimarrebbe al palo se fossero presi in considerazione solo gli aiuti 'reali' destinati allo sviluppo”.

L'articolo è uscito su Il manifesto



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