Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


TRA BUROCRAZIA E DISCRIMINAZIONE 31/12/05

ISOLA NERA AL CAIRO 07/05/05

L'INIZIO DI UN NUOVO RAMADAN AL CAIRO 18/10/04

A TUNISI, IN CERCA DI UNITA'. IN SHA'ALLAH 21/05/04

SOGNANDO I MONDIALI 14/05/04

MUBARAK HA IL RAFFREDDORE. E SI PARLA DEL SUCCESSORE 21/11/03

IO, CRISTIANA IN TERRA ISLAMICA 31/10/03

GLOBALIZZAZIONE NELLA SPAZZATURA

OSCURANTISMI. INFIBULAZIONE, DIVORZI COATTI, CARICHE INTERDETTE 11/10/03

MIRACOLO SUL NILO 4/10/2003

OMAGGIO ALLA MORTE 22/07/2003

YOUSSEF CHAHINE: IL CINEMA E' LA MIA PAZZIA

BUSH FA PACE CON GLI ARABI 4/6/03

PIAZZA MAHFOUZ 27/5/2003

DIMENTICARE MOUSSA

DIMENTICARE MOUSSA

Voci sulla riforma della Lega Araba e attacchi al suo segretario generale

di Paola Caridi

Giovedi' 15 Maggio 2003
E’ diventato il gioco di società più in voga in questo momento nelle capitali arabe. Quanto durerà ancora Amr Moussa. La sua poltrona di segretario generale della Lega Araba non è, infatti, più così solida da quando i tank americani sono entrati a Bagdad. Dal Kuwait, subito dopo, sono partite le prime, pesantissime bordate contro l’ex ministro degli esteri egiziano. Colpevole, secondo le autorità dell’emirato, di non aver avuto un atteggiamento neutro sulla questione irachena. Semmai, di essere stato più vicino alle posizioni siriane e libanesi. E soprattutto di non stare al suo posto, definito quello di “impiegato che percepisce il salario” a fine mese.
I kuwaitiani, insomma, si stanno togliendo più di un sassolino dalla scarpa. E non vanno per il sottile. Né con lui. Né tantomeno con gli editorialisti di alcuni tra i più importanti giornali arabi che hanno tentato di difendere Moussa. C’è addirittura chi sostiene che per cambiare il segretario generale della Lega – designato solo due anni fa - sarebbero disposti a versare all’organizzazione un extra di 20 milioni di dollari.
Amr Moussa, dal canto suo, ha resistito qualche giorno. Poi è partito all’attacco minacciando le dimissioni. Direttamente dagli schermi del secondo canale tv egiziano. Quello più seguito. Niente più attacchi personali, altrimenti lascio il posto, ha detto l’elegante diplomatico egiziano, famoso per il suo charme e i suoi sigari.
Le dimissioni, però, non ci sono state. Anzi. Dopo il duro botta e risposta di fine aprile è scesa una singolare cappa di silenzio sulla questione. Mentre si inseguono progetti di riforma più complessivi della stessa Lega Araba. Perché sostituire Moussa non è la cosa più semplice del mondo. Anzitutto per la sua popolarità tra la gente. Era ancora ministro degli esteri di Mubarak quando Abdel Rehim Shaaban, il re del trash arabo, entrò nella hit parade regionale con una canzone dal titolo eloquente: “Odio Israele e amo Amr Moussa”. Lui ha sempre avuto una relazione tutta speciale con le opinioni pubbliche della regione. Rapporto che è continuato anche durante la guerra all’Iraq, tanto che Moussa è stato uno dei pochi politici non attaccato dalla “strada araba” con l’accusa di lassismo nei confronti degli americani.
A complicare la situazione, poi, la mancanza di un nome appetibile che possa mettere d’accordo tutti e 22 i membri dell’organizzazione. Sin dalla sua nascita, al Cairo nel 1945, il segretario generale della Lega è sempre stato un egiziano. Salvo quando, dopo gli accordi di Camp David, l’Egitto fu radiato e la Lega si trasferì provvisoriamente a Tunisi. Ora, di candidati egiziani alla sostituzione di Amr Moussa non ce ne sono: molti i nomi che circolano, compreso quello di Fathi Sorour, speaker del parlamento e seconda carica dello Stato. Nessuno, però, sembra avere la forza di raggruppare attorno a sé i voti di tutti gli arabi.
Dimissioni o non dimissioni, qualcosa è comunque già successo al Cairo, nel grande palazzo color crema che lambisce il Nilo, a due passi dal Museo Egizio. Almeno nello staff attorno ad Amr Moussa. A fare le valigie, in queste settimane, è stato il capo di gabinetto, Hisham Badr, al fianco di Moussa da oltre dieci anni. Sin da quando era ministro degli esteri. Tutto nella norma, dicono alla Lega Araba. Badr doveva tornare al ministero degli esteri già da un pezzo. Per lui, le voci parlano di un posto da ambasciatore a Tokyo. Certo è che l’avvicendamento è stato rapidissimo.
Come se non bastasse, si è aperto il fronte dell’Africa settentrionale. Durante l’ultima visita di Moussa a Tripoli, la settimana scorsa, i libici gli hanno comunicato che congelano la loro partecipazione alla Lega. Minacciando, per l’ennesima volta, di uscire sbattendo la porta. E dal Marocco, unico paese escluso dal tour di Moussa, è arrivato un altro siluro: un editoriale in cui lo si accusa di assumersi prerogative che vanno oltre il suo ruolo di “alto funzionario”.
La questione di fondo, però, non è il nome di Moussa. Ma la stessa esistenza della Lega Araba, della cui riforma o addirittura dissoluzione si parla in maniera sempre più incalzante nelle ultime settimane. A far le valigie, allora, sarebbero in parecchi.

leggi l'articolo pubblicato dall'espresso nel numero del 15 maggio

www.espressonline.it



Powered by Amisnet.org