Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


TRA BUROCRAZIA E DISCRIMINAZIONE 31/12/05

ISOLA NERA AL CAIRO 07/05/05

L'INIZIO DI UN NUOVO RAMADAN AL CAIRO 18/10/04

A TUNISI, IN CERCA DI UNITA'. IN SHA'ALLAH 21/05/04

SOGNANDO I MONDIALI 14/05/04

MUBARAK HA IL RAFFREDDORE. E SI PARLA DEL SUCCESSORE 21/11/03

IO, CRISTIANA IN TERRA ISLAMICA 31/10/03

GLOBALIZZAZIONE NELLA SPAZZATURA

OSCURANTISMI. INFIBULAZIONE, DIVORZI COATTI, CARICHE INTERDETTE 11/10/03

MIRACOLO SUL NILO 4/10/2003

OMAGGIO ALLA MORTE 22/07/2003

YOUSSEF CHAHINE: IL CINEMA E' LA MIA PAZZIA

BUSH FA PACE CON GLI ARABI 4/6/03

PIAZZA MAHFOUZ 27/5/2003

DIMENTICARE MOUSSA

PIAZZA MAHFOUZ 27/5/2003

Il Cairo dedica una statua e una piazza al suo scrittore più importante. ancora in vita

di Paola Caridi

Martedi' 27 Maggio 2003
Midan Sphinx non è una piazza nel vero senso della parola. Piuttosto, uno di quegli snodi del traffico cairota, la cui unica funzione è quella di mettere un po’ d’ordine a Mohandesseen, una delle zone più commerciali della capitale egiziana. A due passi dal Nilo. A poca distanza dall’occidentalizzata isola di Zamalek.
Da parecchi mesi, a Midan Sphinx fervono i lavori. Di giorno e di notte. Per trasformare uno dei raccordi inquinati del Cairo in una piazza vera e propria. Con tanto di giardini e di statua. In onore, quest’ultima, di Naguib Mahfouz, il mito della letteratura egiziana nonché premio Nobel edizione 1988. Dopo aver scritto meglio di chiunque altro il diario di una Cairo vivace, minuta e complessa, il grande vecchio si dovrà anche assumere l’onore e l’onere di far cambiare le consolidate abitudini toponomastiche dei cairoti, che si vedranno sfilare dal proprio vocabolario Midan Sphinx e sostituirla con Midan Mahfouz. La piazza di Naguib Mahfouz, che di casa abita a pochissimi chilometri dalla statua di quattro metri di altezza commissionata Sayed Abdu Selim, professore di scultura all’università di Kafr el Sheikh. Chissà come Mahfouz, ormai alla soglia dei novantadue anni, avrà preso l’idea del governatorato di Giza, di omaggiarlo ancora vivo di una piazza importante del Cairo. Così come sta facendo con un altro eroe della letteratura nazionale, il defunto Taha Hussein, a cui sta dedicando – nel vicino quartiere di Dokki - un’altra piazza, stavolta affacciata sul Nilo, dirimpetto alla corniche dei grandi alberghi, patria del turismo di massa dei bei tempi andati.
Al di qua del Mediterraneo non vigono le stesse superstizioni che regolano la convivenza sociale e culturale italiana. Non è raro, insomma, che piazze, strade e statue vengano dedicate a persone e personalità ancora in vita. Soprattutto se, come nel caso di Mahfouz, sono ormai entrate non solo nell’Empireo della letteratura araba. Ma nella memoria di tutti gli egiziani. Grazie alla magia del grande schermo.
Se Naguib Mahfouz rimane, per i critici letterari, il cantore di una Cairo che è passata dai tempi decadenti e affascinanti della monarchia al nazionalismo nasseriano, per tutti gli egiziani – alfabetizzati o meno – è sempre stato anzitutto uno dei protagonisti dell’età d’oro del cinema nazionale. Dapprima come sceneggiatore di testi altrui. Poi come l’autore di novelle e racconti, in gran numero adattati al grande schermo.
Una parte della storia di Mahfouz, questa del suo rapporto continuo e mai abiurato col cinema egiziano, che è spesso stata tralasciata. Soprattutto dai critici fuori dai confini nazionali. Ed è stata recuperata solo in anni recenti. Per usare le parole del critico cinematografico Mustafa Darwish, l’autore di Dream-Makers of the Nile: 75 Years of Egyptian Cinema (American University in Cairo Press 1997), si tratta di “strane omissioni” da parte degli studiosi, che hanno messo da canto almeno un ventennio della vita letteraria di Mahfouz (peraltro la più feconda), a cominciare dalla fine degli anni Quaranta. E che rischiano di lasciare in ombra l’anima più popolare di uno scrittore che ha messo al centro della sua narrazione proprio quella Cairo minuta, delle botteghe e della strada, che è, ancora oggi, intrisa di Mahfouz, un uomo talmente scomodo da esser stato ridotto in fin di vita dai fondamentalisti nell’attentato che subì nel 1994 da parte di due estremisti, dopo una fatwa che l’aveva accusato di apostasia per un suo racconto.
Basta camminare per i suq di quartiere della capitale egiziana, spiare nei negozietti e nei caffè. Soprattutto di mattina. Dagli schermi dei televisori rimbalzano le immagini dei vecchi film, dai capolavori del realismo cinematografico egiziano alle commedie degli anni Settanta. Tutti riproposti dai canali di Stato in una tradizione televisiva che non accenna a finire. Tutti seguiti con tenerezza dai telespettatori, che quei film conoscono ormai a memoria.
Tra la scrittura di Mahfouz e il cinema più importante dell’intero mondo arabo c’è stata, insomma, una osmosi importante. Un’influenza decisiva, quella di Mahfouz sui registi degli anni Quaranta e Cinquanta, segnata dalla sua scrittura sociale e dalle minuziose descrizioni che l’autore della Trilogia del Cairo (trasposta anch’essa sul grande schermo) ha fatto della quotidianità del popolo minuto cairota. Dall’altra parte, la stessa cifra narrativa del Nobel egiziano non è del tutto comprensibile se non alla luce di quella “vitale, precisa e incessante azione” cinematografica, per dirla con Darwish, come se si trattasse di una “similarità quasi fotografica della realtà”.
Naguib Mahfouz ha collaborato con buona parte dei registi di un’era del cinema egiziano considerata irripetibile. Da Youssef Chahine a Salah Abu Seif, il padre del realismo egiziano. Colui, peraltro, che lo introdusse nel mondo del cinema aprendogli una fiorente carriera di sceneggiatore. Paradossalmente, più feconda nell’adattare le novelle scritte da altri, piuttosto che a trasformare le sue novelle in film. Abu Seif, per esempio, non fu tra coloro che capirono la capacità filmica dei racconti di Mahfouz. Eppure, ironia della sorte, sono stati proprio due film di Abu Seif, basati sulle novelle di Mahfouz, a essere considerati tra i capolavori del cinema realistico egiziano: Cairo 30 (Al Qahira 30) e Inizio e Fine (Bidayat wa Nihayat).
Sono altri, comunque, i film della sua carriera di sceneggiatore rimasti nel cuore di Mahfouz. Per sua stessa ammissione. Uno dei due, Raya wa Sakina del 1953, è considerato un’altra delle pietre miliari di Abu Seif. Finita quell’età dell’oro, però, Mahfouz sembra aver perso l’amore per un’arte che non aveva mai considerato minore. “Il cinema arabo di oggi – scriveva due anni fa sul settimanale di Al Ahram in modo severo – è in generale ordinario. Persino la recitazione, che spesso è molto migliore delle sceneggiature o delle regie, è raramente straordinaria come ci si potrebbe aspettare”.

leggi l'articolo pubblicato oggi sulla pagina culturale del Mattino

www.ilmattino.it



Powered by Amisnet.org