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PRANZO DI FAMIGLIA IN CASA FARKAS 22/3/06


Alessandra Farkas

Pranzo di famiglia

€ 16,00

245 pp

Sperling & Kupfer 2006

Collana Mi racconto

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 22 Marzo 2006

Della sua odissea di ragazzo adolescente solo nella Budapest invasa dai nazisti, Paolo Farkas non parlava volentieri. ‘’Adesso sono stanco, un’altra volta’’si scherniva in un tono che non ammetteva repliche durante i suoi viaggi a New York per mostrare i suoi spettacolosi disegni per tessuti.
A dargli voce, adesso, e’ stata pero’ la figlia Alessandra, corrispondente dagli Stati Uniti del Corriere della Sera. Nel suo libro ‘’Pranzo di Famiglia’’, pubblicato dalla Sperling & Kupfer e appena uscito nelle librerie, Alessandra Farkas ha messo tutto il suo talento di cronista al servizio di una storia tanto personale e quanto straordinaria, che spazia dagli ultimi anni dell’impero austro-ungarico alla morte del padre, nel 2001. E che racconta, racchiuso e simbolizzato nella vicenda di una singola famiglia, il dramma della distruzione dell’intero ebraismo mitteleuropeo. Il tutto ha inizio quando Alessandra e tre dei suoi quattro fratelli si riuniscono al capezzale del padre morente, nella villa al sud della Francia dove abita insieme alla seconda moglie. La straordinaria riunione, a cui partecipa per pochi giorni anche la madre della giornalista, e’ l’occasione per ripensare al passato e descrivere, a larghe pennellate arricchite di pungenti osservazioni psicologiche, a un mondo che non esiste piu’ ma che ha lasciato in tutti la sua impronta.
Gia’ dall’inizio, quella di Alessandra non e’ una famiglia normale. Un bisnonno, Adolf Kohner e’ un latifondista, banchiere, editore e collezionista d’arte. Nella sua villa sul lago Balaton accogli i nipotini, ma anche Puccini e Listz, e quando Bela Bartok ha bisogno di soldi per girare le campagne alla ricerca di musiche popolari glieli offre con generosita’. Ma Kohner e’ anche freddo e arrogante, il suo titolo di barone, comprato dall’imperatore Francesco Giuseppe a caro prezzo, non gli garantisce in fondo l’accesso a nessuno dei due mondi di cui fa parte, ne’ quello della nobilta’, ne’ quello ebraico meno fortunato e ricco, anche se e’ presidente delle Comunita’ Ebraiche Ungheresi. L’altro bisnonno Joszef Wolfner, che cambiera’ poi il suo nome nell’ungherese Farkas, non gli e’ da meno, altrettanto ricco e altrettanto imperioso, totalmente incomprensivo nei confronti del talento artistico del figlio Istvan. Quando Istvan sposa Ida Kohner, sono due mondi di previlegio che si incontrano. Istvan e Ida hanno tutto il meglio, soldi, talento, amicizie al piu’ alto livello. Quando si trasferiscono a Parigi, per Farkas non e’ difficile affermarsi come pittore e fare amicizia con Modigliani, Picasso, Soutine. Al suo ritorno in patria, alla morte del padre, Farkas prende il controllo della casa editrice e diventa l’editore e l’amico personale dei maggiori scrittori ungheresi, da Sandor Marai a Jozsi. Alla fine, e’ l’irrequietezza a una punta di arroganza a condannarli. Il matrimonio si spacca perche’ Istvan lascia figli e figlie naturali da tutte le parti e quando arrivano i nazisti si rifiuta di mettersi in salvo, convinto che basti il suo nome a metterlo al sicuro. Finira’, dopo la spiata di un collaboratore, a Auschwitz. E anche per Ida, che sara’ uccisa dalla polizia filonazista ungherese, tutte le porte si chiudono, perfino quella della madre e di una figlia naturale di Istvan accolta in casa nel passato come una figlia.
A sopravvivere alla tragedia che ha travolto l’Europa sono i figli. Paolo e Charles arrivano in Italia nel 1948, poco prima dell’avvento dei comunisti, ricchi solo delle memorie, del talento e dell’irrequietezza di famiglia. Del passato parlano poco e malvolentieri, la stessa Alessandra sapra’ solo molti anni dopo di essere di origine ebraica. Paolo, come a Istvan, non e’ un marito fedele, e’ un padre imperioso e spesso assente, divorato dalla febbre di fare e di cambiare. Il suo laboratorio, ormai noto in tutto il mondo, si sposta da Como al Chianti, dalla Cina all’America. Nel libro, la Farkas lo descrive con affetto e con ammirazione, ma senza dimenticarne le lacune che l’hanno fatta soffrire. Alla fine, come in tante altre storie di famiglia, sara’ solo il momento finale a dare un senso alla vicenda di una dinastia per molti versi straordinaria.



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